Gazzetta di Parma

Apre primo ristorante in un carcere (aperto a tutti)

26 ottobre 2015, 18:24

Chiudi
PrevNext
1 di 3

Per la prima volta in Italia un ristorante in un carcere, con cuochi e camerieri detenuti, accoglierà i clienti esterni: inaugura lunedì 26 ottobre inGalera, il primo ristorante nato all’interno di un carcere, la II Casa di Reclusione di Milano-Bollate.
L’idea è nata dall’incontro di più voci: PwC Italia, parte del network professionale leader nei servizi alle imprese, che ha ideato il progetto e ha messo le proprie competenze economiche e finanziarie a sostegno del «ristorante sociale», ABC La sapienza in tavola, cooperativa sociale nata all’interno della Casa di Reclusione di Bollate, che si occupa di catering solidale e la Direzione della Casa di Reclusione, che concede in comodato d’uso nella propria struttura gli spazi per la realizzazione del ristorante.

Arredo di design, 52 posti a sedere, apertura a pranzo e cena sei giorni su sette, nove persone impiegate, cinque in cucina e quattro in sala: a descriverlo così è un locale come tanti, ma i lavoratori - a eccezione dello chef e del maitre - sono tutti detenuti e il ristorante è all’interno di un carcere. Non a caso si chiama inGalera, sorge all’interno della II Casa di Reclusione di Milano Bollate ed è un progetto unico in Italia.
A dare forma all’idea di creare un ponte tra esterno e interno del carcere la cooperativa sociale ABC, nata nel 2004 dentro il carcere stesso. «Il ristorante InGalera, frutto di preziosa sinergia tra il pubblico e il privato, non si pone il solo obiettivo, già di per sè rilevante, di fornire ai detenuti competenze formative e lavorative utili al loro reinserimento sociale - spiega Massimo Parisi, Direttore della II Casa di Reclusione di Milano Bollate - Con la sua costante apertura al pubblico vuole costituire per chiunque un’opportunità d’interfacciarsi con l’universo carcerario e di riflettere sul senso della pena. In tal modo il ristorante può farsi portatore di un messaggio culturale che intende incidere sul senso comune della pena e rafforzare così le basi per un’effettiva inclusione sociale dei detenuti». L’ambizione di Silvia Polleri, Presidente della Cooperativa Sociale ABC La Sapienza in Tavola, è che "InGalera diventi un marchio forte e credibile e possa costituire un importante elemento nel curriculum di ogni detenuto che vi transiterà; non dimentichiamo che chi imprime il "fine pena mai» a chi è stato in prigione è la società. Voglio contribuire a togliere questo stigma». (Foto Ansa)