Gazzetta di Parma

Sport contro barriere e pregiudizi

26 ottobre 2015, 12:50

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“Cambiare si può. E il segreto non è lamentarsi, ma partecipare”. Questo "segreto" lanciato dai Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio è diventato il grido di gioia di un sabato mattina nel campo da calcio del Centro Pastorale Diocesano.

Game4pace. Una mattina di incontro, per abbattere gli stereotipi e i pregiudizi, grazie ad un desiderio che va oltre le barriere linguistiche e culturali: la voglia di mettersi in gioco.
Ingredienti: le classi IV A e IV B del Liceo Scientifico Sportivo e Musicale Attilio Bertolucci, coordinate dalla prof.ssa Giovanna Azzoni e dal Prof. Mauro Bernardi, i rifugiati ospitati in Seminario Maggiore accompagnati da Cecilia Scaffardi, responsabile della Caritas Diocesana, un campo da calcio e un pallone.Ma soprattutto uno slogan #changeyourcity: cambiare la propria città partendo da chi è più solo e in difficoltà. 

Risultato: una mattina che ha stupito tutti i ragazzi, i professori e i profughi.
I ragazzi hanno scoperto il desiderio di conoscere chi è lontano e senza volto, i rifugiati spesso presentati dai mass media come un tutto indistinto e senza storia. Ecco allora le conversazioni in inglese nel tentativo di andare oltre le barriere linguistiche, un rinfresco preparato con il cuore dagli studenti e una partita di pallone giocata fino all’ultimo secondo.
I professori hanno visto emergere tutte le energie positive di cambiamento che non sempre trovano il canale giusto per esprimersi.

La parola ai ragazzi che hanno in questo modo salutato i migranti in tre lingue diverse:
“Siamo molto felici di essere qui oggi. In questi giorni continuamente ci giungono notizie di migliaia di persone che fuggono da guerre e situazioni politiche e sociali estremamente dure in Africa e nel Medio Oriente, situazioni che rendono la vita impossibile. La ragione per cui fuggono è la speranza, speranza nel futuro. Oggi abbiamo deciso di venire qui per un motivo preciso: rompere ogni confine sociale e trascorrere una mattinata nel nome dell’amicizia. Lo faremo attraverso lo sport: lo sport ha sempre ridotto la distanza tra le persone.”
I rifugiati hanno lanciato un invito: ritrovarsi, per continuare a conoscersi.
Alla fine un segreto, che non è più un segreto: partecipare, mettersi in gioco per cambiare il mondo in cui viviamo.