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Compagne di branco: Mondo gatto

di Lia Begani e Valentina Tridente Chiara Copelli

25 Ottobre 2021,10:23

 
Questa settimana parliamo di gatti, con il preziosissimo aiuto della consulente di relazioni feline Chiara Copelli, lasciamo a  lei la parola. La scelta 
di accogliere un ninja 
baffuto nella nostra vita porta con sé un bagaglio di aspettative spesso ben lontane dalla realtà. Queste fuorvianti aspettative originano da informazioni errate e scorrette convinzioni di cui la cultura «gattara» è ricca. Se si parla poi di piccole palle di pelo baffute questi stereotipi e false credenze si moltiplicano. Andiamo quindi ad analizzarne alcune. 
Questa è la frase tipo che chi, a diverso titolo, si occupa di gatti e adozioni si è sentito ripetere migliaia di volte. 
Crescere un micio
«Voglio un gattino piccolo per addestrarlo/crescerlo/educarlo come dico io!». In questa affermazione i concetti di crescita ed educazione vengono utilizzati come sinonimo di addestramento. Nel pensiero comune infatti «educare un gattino» ha come obiettivo «insegnare» comportamenti che favoriscano la convivenza con i bipedi spelacchiati e inibire quelli che risultano a noi indesiderati. Abbiamo già visto però come i «dogmi canini» di branco, ruoli e collaborazione non rientrino nel vocabolario felino; di conseguenza sottostare a regole e imposizioni non è contemplato dalla mente del nostro anarchico amico baffuto. Quindi se già per il piccolo «cagnetto» è  riduttivo parlare di educazione come semplice condizionamento all'apprendimento di comportamenti graditi a noi bipedi, per il gattino insistere su questa strada rischia di divenire fonte di grande frustrazione nel proprietario oltre ad andare minare sul nascere la relazione e la fiducia con la piccola pantera di casa. Se ciò che vogliamo raggiungere è una felice ed equilibrata convivenza con il piccolo inquilino peloso, è necessario perciò cambiare prospettiva. Non possiamo opporci al percorso che mamma gatta con sapienza felina ha disegnato: trasformare delle piccole palle di pelo in predatori solitari autonomi e competenti. Risulta quindi inutile cercare di impedire al gattino di sperimentare e allenare le sue potenzialità acrobatiche e i suoi sensi da 007. Ciò che dovremmo fare quindi non è tentare di bloccare questi comportamenti ma mettergli a disposizione un ambiente e degli stimoli (gioco e interazioni) che gli permettano di scoprire e sviluppare la sua felinità canalizzando su oggetti, persone e situazioni adeguate (ad esempio, mettendo a sua disposizione una bella parete attrezzata e un alto tiragraffi... per evitare che si arrampichi sulle tende ricamate della nonna). 
I primi due mesi di vita
La credenza popolare sopra citata è solitamente seguita da questo inciso: «... Il gattino che adotteremo dovrà avere meno di due mesi... se poi allattato al biberon ancora meglio, sarà più coccoloso e amante del contatto». 
Nel nostro ultimo articolo prima della pausa estiva abbiamo visto come l’ambiente e le esperienze vissute durante i primi due mesi di vita del cucciolo siano condizionanti rispetto ad un corretto sviluppo che lo porterà a diventare un adulto equilibrato e sereno. In queste fasi giocano un ruolo determinante ed insostituibile la presenza costante e il lavoro di cura ed educazione di mamma gatta oltre al rapporto con i fratellini. Se uno di questi elementi viene a mancare o i tempi non vengono rispettati ciò comprometterà in maniera irreversibile il percorso di crescita del piccolo. Ecco perché la convinzione che sostituirci a mamma gatta nel suo difficile ruolo, possa trasformare una potenziale belva selvaggia in una specie di peluche obbediente e coccoloso è fuorviante ed illusorio. Ciò che invece potrebbe accadere, nella peggiore delle ipotesi, e che il pofficioso batuffolo alla perenne ricerca di carezze si trasformi intorno ai 2-3 anni d'età in un Mr. Hyde che pianifica la nostra fine. Questo perché senza la presenza di mamma e fratellini il gatto non svilupperà una chiara identità di specie ed essendo stato cresciuto da mani umane potrebbe arrivare a considerarci come competitor sociali che invadono il suo territorio o addirittura potenziali partner sessuali, arrivando a manifestare comportamenti di allontanamento e intolleranza al contatto importanti o anche vere e proprie aggressioni. Vi consigliamo quindi di lasciare il vostro futuro compagno di vita con la sua famiglia d’origine fino almeno ai 70-80 giorni dalla nascita e di non considerare quella di gattini allattati artificialmente «un’adozione facile». 
«Il gattino si adatta meglio alla vita casalinga e si affeziona alla famiglia, il gatto adulto no». 
Circa questa credenza ci sono alcuni importanti «dipende» da valutare. Il primo è informarsi sul contesto ambientale in cui è cresciuto il cucciolo e quali sono le abitudini di vita della madre. Un gattino nato e cresciuto in campagna libero, avrà sicuramente molte più difficoltà ad adattarsi ad una vita esclusivamente casalinga di un gatto adulto vissuto in appartamento e rinunciato dai proprietari precedenti per X motivi. Questo perché il contesto e gli stimoli con i quali è venuto a contatto il piccolo nei periodi sensibili della sua crescita saranno profondamente diversi da quelli che incontrerà nella sua nuova dimora. Il secondo è considerare il livello di socializzazione con l’uomo della madre e quanti e quali contatti positivi con i bipedi ha avuto il cucciolo nei primi due mesi di vita. Gattini cresciuti in ambiente rurale da mamma «selvatica» con scarsa o assente presenza di interazioni con l’uomo, sarà molto difficile che riescano a superare la diffidenza verso l’essere umano. Il rischio è ritrovarsi con un micio terrorizzato da noi che passerà la sua vita a nascondersi sotto letti e divani o su armadi e frigoriferi. Mentre un gattone magari un po' avanti con l'età ma ben socializzato con l’uomo probabilmente non sogna altro che passare la sua vecchiaia accoccolato sul divano a farsi coccolare o stravaccato al sole in balcone a fare l’umarel che controlla il passaggio sotto casa.
Maria Montessori 
Infine vi invitiamo a leggere questa citazione del premio nobel Maria Montessori. Lei si riferisce ai cuccioli d’uomo ma le sue parole hanno valore universale per tutti i cuccioli, anche i piccoli ninja baffuti. 
«Un bambino non è un adulto in miniatura, né un contenitore vuoto da riempire a nostro piacimento, ma un universo misterioso pieno di forza. Diventa ciò che ama e assorbe l’ambiente intorno a sé, per dare forma armonicamente al suo futuro».  
Lia Begani
Valentina Tridente
Chiara Copelli


e-mail: compagnedibranco@gmail.com 
IG:@compagnedibranco
FB: compagnedibranco

Volete che la foto del vostro beniamino venga pubblicata nel prossimo appuntamento della nostra rubrica?  Niente di più semplice: immortalate i vostri amici mettendo bene a fuoco il loro muso, scattate e inviate la foto a compagnedibranco@gmail.com 
Il nuovo tema delle foto è primavera/estate. Come sempre tutti gli animali sono i benvenuti! 

Macchia di Silvia Avanzini

Thor di Roberta Greci

Diamante di Sabrina Besseghini

Oliver di Angela Morini

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