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Coda, orecchie e baffi e non solo miagolii: così ci parlano i gatti

26 Ottobre 2020,11:11

Rubrica‌ ‌settimanale‌ ‌a‌ ‌cura‌ ‌dell’educatrice‌ ‌cinofila‌ ‌Lia‌ ‌Begani‌ ‌e‌ ‌della‌ ‌speaker‌ ‌radiofonica‌ ‌Valentina ‌Tridente.‌ ‌

Bentornati‌ ‌cari‌ ‌compagni‌ ‌e‌ ‌compagne‌ ‌di‌ ‌branco!‌ 

Questa settimana tocca nuovamente ai nostri amici felini e con l’aiuto di Chiara Copelli cercheremo di capire meglio come essi comunicano con noi.
«Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di vedere le cose anche dal suo punto di vista. Devi cercare di metterti nei suoi panni e andarci a spasso». (da “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee)
Questa citazione mette in luce quanto per noi bipedi spelacchiati sia già estremamente difficile riuscire a comprendere un altro soggetto della nostra stessa specie. Quando poi ci confrontiamo con i nostri amici pelosi o pennuti questa difficoltà aumenta in modo esponenziale perché essi vivono la realtà con altri occhi, andando quindi ad attribuire valori e significati profondamente diversi alle cose, agli altri individui e alle relazioni, agli ambienti e ai suoi elementi, allo spazio e alla sua gestione. 
Il vocabolario di Mr Gatto è un vero e proprio Zingarelli 3.0 ricco di sfumature lessicali e la grammatica felina mostra un ventaglio di combinazioni assai complesso presentando mille eccezioni (soprattutto in virtù del ricco assortimento di personalità feline)...  Proprio come una lingua straniera alla quale ci approcciamo per la prima volta. Per questo può succedere che per il 99% dei gatti il movimento della coda significhi «mi sto innervosendo» ma che allo stesso tempo ci sia un baffuto che, contravvenendo alla regola, scodinzola di felicità  proprio come farebbe un amico cane al rientro in casa del suo umano. Per questo è importante cercare di mantenere un sano livello di elasticità mentale quando cerchiamo di capire la comunicazione felina.
Ci teniamo inoltre a sottolineare che i nostri predatori solitari non utilizzano lingue diverse a seconda del destinatario del messaggio bensì essi esibiscono con noi bipedi di casa la stessa comunicazione sociale che usano in natura con gli altri gatti.

PAROLE... PAROLE... PAROLE...

Come è normale che sia, noi bipedi ci approcciamo ai nostri compagni di vita pelosi con quello che è il nostro primario metodo di comunicazione, ovvero le parole. E mentre noi ci esibiamo nei nostri «bla bla bla» i nostri gatti stanno già captando tutte le nostre vere intenzioni interpretando il nostro linguaggio non verbale. Il nostro corpo parla molto prima della bocca ma noi, immersi in fiumi di parole, ne abbiamo perso coscienza.
Questo è quello che accade quando, per esempio,  dobbiamo mettere la famigerata fialetta di antiparassitario al dolce felix il quale, magicamente, si trasforma in Nostradamus, prevedendo le nostre intenzioni prima ancora che appoggiamo la mano sulla maniglia dell’armadietto in cui teniamo la scorta di fialette… il nostro corpo ha già fatto la soffiata.
Forse non tutti sanno che: i vocabolari di Mr.G e di Mr.C non sono fatti di parole ma di posture, distanze, movimento, mimiche facciali, contatto, segnali chimici (odori e feromoni), vocalizzazioni e marcature. 
Le «parole non parole» dei nostri pelosi assumono spesso significati diversi nel linguaggio felino rispetto a quello canino, facciamo qualche esempio:

DISTANZE E PROSSIMITÀ FISICA
 

Prendiamo per esempio una situazione di conflitto con un conspecifico - gatto vs gatto, cane vs cane: in questo frangente il cane tende a vivere la vicinanza del proprietario come un sostegno sociale, come se il proprietario stesse dicendo al cane «ci sono, sono con te nell’affrontare questo problema». Il gatto invece vive l’avvicinamento del proprietario, come di un qualsiasi altro soggetto, come un ulteriore problema, un altro elemento da dover gestire. Mentre il cane vive questa vicinanza come sostegno e rassicurazione, per il gatto ciò rappresenta un ulteriore fonte di stress, poiché il predatore solitario regola i conflitti individualmente, non esiste un'esplicita logica di gruppo come nella società canina, né come in quella umana. 

POSTURE, GESTUALITÀ DI CODA ORECCHIE BAFFI E ZAMPE, MIMICA FACCIALE, COREOGRAFIE E TRAIETTORIE DI MOVIMENTO: L’ALFABETO FELINO

Perdonateci la lunghezza del titolo, stiamo cercando di veicolare la molteplicità di combinazioni di segnali comunicativi che l'espressività di ciascuna parte del corpo del gatto può creare. È importante sottolineare che nell’analisi della comunicazione felina, proprio per questo ventaglio colorato di possibilità espressive, è fondamentale non concentrarsi su di un solo elemento (es. il movimento della coda, la dilatazione della pupilla o la posizione delle orecchie) ma valutare la totalità dei segnali e valutare sempre anche il contesto ambientale in cui si sviluppano i segnali comunicativi senza dimenticarci mai della storia individuale di ogni gatto.
Tornando ad esempi di comunicazione della nostra tigre domestica e del suo amico cane possiamo vedere come questi due soggetti usino segnali del corpo molto diversi per comunicare la stessa cosa: per esempio la felicita al momento del nostro rientro a casa. Il cane ci verrà incontro scodinzolando con la coda a mezz’aria, abbassando leggermente la testa e tirando un po’ le orecchie indietro in segno di saluto; Mr. G lo farà tenendo la coda alta e perpendicolare alla linea della colonna vertebrale, e spesso con la puntina leggermente curvata tipo  «punto interrogativo», le orecchie dritte e ben aperte, i baffi leggermente sporgenti e in alcuni casi potrà anche regalarvi qualche vocalizzazione.

COMUNICAZIONE OLFATTIVA E FEROMONALE

Abbiamo già visto nelle puntate precedenti quanto sia ricca e sofisticata la mappatura che il gatto opera sul territorio attraverso le marcature, che si potrebbero paragonare a dei dettagliati post-it più o meno cortesi per segnalare la sua presenza in quel luogo. Vi abbiamo inoltre già accennato che invece le insistenti e ripetute marcature facciali su di noi e sugli altri conviventi pelosi amici veicolino un messaggio di familiarità e amicizia e servano proprio per confermare i legami.

LE VOCALIZZAZIONI

Fusa, mugolii di richiamo, miagolii di richiesta, di protesta o di saluto (prr..), urlo di sofferenza e dolore, cicaleggio o cinguettio con vibrazione della mandibola, brontolii, grugniti, ringhio, soffio e sputo sono i principali segnali del ricco repertorio vocale felino, che dopo quello di pennuti e bipedi rappresenta uno dei più variegati in circolazione. Ricordiamoci però che quella vocale è solo una delle 5 componenti del linguaggio felino. Le vocalizzazioni rappresentano la punteggiatura del vocabolario gattiano, servono a sottolineare e definire in modo più incisivo determinati messaggi. L’uso delle vocalizzazioni nella comunicazione del gatto prevede inoltre una enorme variabilità soggettiva data dalle predisposizioni caratteriali, dalle abitudini comunicative con il compagno bipede (se siamo dei chiacchieroni allora anche il nostro micio tenderà a vocalizzare di più), dagli apprendimenti acquisiti da mamma gatta e una grossa rilevanza ha anche, in questo caso, la selezione di razza. Siamesi e Thai sono i re delle chiacchiere! 

IL CONTATTO

Forse non tutti sanno che: anche il contatto corporeo è comunicazione, anzi è una delle forme più intime di comunicazione che  segnala grande familiarità tra due soggetti.
Teniamo presente che per il gatto già la semplice vicinanza nel condividere lo spazio in un momento di relax o di riposo è già un segnale di grandissima intimità, prima ancora di arrivare al contatto vero e proprio che alcuni soggetti poco avvezzi alle smancerie è l'equivalente umano di un bacio alla francese. Il corrispettivo di un abbraccio di saluto in gattese sono invece le strofinate e le musate reciproche dopo un po che non ci si vede. Mentre le carezze, le coccole e i baci si trasformano in uno scambio di leccate (grooming) e fusa di gruppo fino ad addormentarsi vicini vicini. Ma il contatto non comunica solo amicizia, abbiamo anche la sua espressione opposta: zampate, unghiate, assalti e morsi che rappresentano l’escalation delle manifestazioni di aggressività. In questo caso, prima di arrivare al conflitto fisico aperto, i gatti in questione esprimeranno una serie articolata e fantasiosa di comportamenti di mobbing che spesso risultano difficilmente visibili anche ai proprietari più attenti ma che provocano grande stress nei soggetti che li subiscono. 
Con questi esempi ci auguriamo di avervi fornito qualche nuovo spunto di osservazione sul comportamento delle vostre pantere di casa per migliorare la relazione e quindi il dialogo con loro, tenendo in considerazione che affinché si instauri un buon livello di comunicazione tra voi e il vostro peloso è necessario che entrambe i soggetti si mettano in ascolto l’uno dell’altro. I nostri amici baffuti vedono e sentono tutto, si sintonizzano sui  nostri «bla bla bla» imparando, a volte,  a leggerci meglio di noi stessi, per questo vogliamo salutarvi con una piccola sfida-esperimento da provare a casa per stupire il vostro gatto: quando rientrerete stasera dopo una giornata di lavoro, pieni di mille parole e con la testa carica di pensieri, chiudete la porta e cercate di lasciare tutto il resto fuori:  toglietevi borse borsoni giacca e cappello, sedetevi per terra  in silenzio assoluto e provate a lasciare che il vostro tigrotto venga a salutarvi, a questo punto osservatelo e ascoltatelo senza intervenire, lasciate che vi annusi per investigare tutti i luoghi, le persone e gli altri animali che avete incontrato durante la giornata, che scopra tutte le emozioni che avete provato e infine che si strofini su di voi per ristabilire l’odore familiare che conosce. Forse il vostro baffuto vi chiederà una carezza o semplicemente si metterà seduto  accanto a voi e socchiuderà pigramente gli occhi. Ecco il nostro consiglio è di stare li qualche minuto a godervi questo momento di pace (molto raro di questi tempi).  Se avrete voglia di provare saremmo molto curiose di conoscere l’esito di questo piccolo esperimento, quindi vi invitiamo a scriverci le vostre impressioni via mail o sui nostri social. 
Per questa settimana è tutto, vi lasciamo con una citazione di Samuel Butler: «Tutti gli animali, eccetto l’uomo, sanno che lo scopo principale della vita è godersela».

Per ulteriori informazioni vi consigliamo di seguire l’appuntamento settimanale di “Compagne di Branco” in podcast su Spotify e in diretta su Radio Parma tutti i mercoledì dalle 15.00 alle 16.00
 

LIA BEGANI
VALENTINA TRIDENTE

CHIARA COPELLI
e-mail: compagnedibranco@gmail.com 
IG: @compagnedibranco
FB: compagnedibranco

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INIZIATIVA INVIATECI : LE VOSTRE FOTOGRAFIE

 

Ecco Paco, un gagliardo tifoso del Parma mentre fa la guardia alla pagina dello sport. La passione per il calcio la condivide col suo umano Riccardo Retini ma la sciarpa del Parma se la tiene tutta per sé... 

Volete che la foto del vostro beniamino venga pubblicata nel prossimo appuntamento della nostra rubrica?  Niente di più semplice: immortalate i vostri amici mentre leggono la Gazzetta  e inviate la foto a compagnedibranco@gmail.com  aggiungendo tre aggettivi che li descrivano. Tutti gli animali sono i benvenuti!
 

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