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Nuoto

La «fuga» vincente da Alcatraz di una parmigiana

Silvia Marchesini protagonista a San Francisco della gara con partenza dalla celebre «The Rock»

di Marco Masetti -

30 luglio 2014, 19:25

La «fuga» vincente da Alcatraz  di una parmigiana

Da un lato la ridente San Francisco, dall’altro il tetro profilo dell’isola col carcere di Alcatraz, denominata «The Rock». Tra loro uno specchio di mare gelido da attraversare a nuoto, cercando di riuscirvi e, magari, di piazzarsi tra i primi. Questi gli obiettivi da raggiungere partecipando alla Escape From The Rock Swim Only e Silvia Marchesini vi è riuscita completamente, chiudendo, lei categoria 40-44 anni, 8ª assoluta tra maschi e femmine, su più di 150 atleti, 3ª tra le donne, 1ª della propria categoria, col tempo di 38 minuti e 54 secondi. A precederla solo atleti più giovani. Positiva anche la prestazione del pari categoria Stefano, suo fratello, riuscito a concludere la gara in 46 minuti e 55 secondi, toccando al 2º posto nella propria categoria.
Due atleti che dividono le loro vite tra la nostra provincia e la California. Silvia Marchesini è nata a S. Francisco, ma vive in Italia. Il fratello Stefano, al contrario, è nato a Parma ma vive a San Francisco, scientist per l’Università di Berkeley. Entrambi condividono la passione per il nuoto e questo li ha portati a ricongiungersi per disputare una gara che, come il titolo dichiara, vuol simulare la fuga dal carcere, improvvisata in passato da qualche galeotto, soprattutto, John Paul Scott, che ha ispirato la gara.
Silvia, tuttavia, l’attraversata non l’ha improvvisata, oggi, pur direttrice e coordinatrice pedagogica del Nido Cornocchio; psicologa psicoterapeuta dello studio Psicoform e madre di due ragazzi, il nuoto continua a praticarlo con passione, inserita tra gli atleti della Mastenuoto Fidenza.
«Ho nuotato come agonista da ragazzina, fino all’età di dodici anni – spega infatti – e recentemente ho ripreso dedicandomi alle gare in mare, fondo e mezzo-fondo. Ne ho disputare tre».
Ma quali sono le emozioni provate prime e dopo quella mezz’ora di gara a S. Francisco?
«Come primo fatto è che ne siamo usciti vivi e possiamo dichiararci soddisfatti – premette anche a nome del fratello – perché l’aproccio alla gara non è stato dei più semplici». Si coglie lo stato d’animo di chi ha vissuto un’avventura. «Il giorno prima della gara io e Stefano abbiamo provato ad immergerci nell’acqua scura della baia. C’era la nebbia, freddo, vento. Avevo una paura incredibile - confessa candidamente Silvia - il freddo mi mozzava il fiato, ho nuotato rasente la riva, ero terrorizzata... Quante volte mi sono detta: «cosa stai facendo Silvia!».
Ma Stefano le dava coraggio. «Sì, lui era a suo agio, aveva quasi pensato di fare la gara senza muta». E poi? «Poi è arrivato anche il giorno della gara. Il tempo era orribile, ma il clima più allegro, nuotatori dai 12 ai 68 anni insieme...».
E la gara? «Ci portano all’isoletta, la barca si ferma, gli atleti si tuffano, si allineano, si parte. - Marchesini è un fiume di ricordie e sensazioni - Inizio a nuotare velocemente, che follia essere lì.., ho freddo, l’acqua torbida mi inquieta. Intorno pochi nuotatori. Vedo un palloncino rosso, è quello della barca, della direzione, va veloce, lo inseguo, non posso perderlo. Infine l’accesso alla spiaggia, intravedo l’arrivo, spingo ancora... Arrivo».
Superate paura e difficoltà quale riflessione rimane? «Pensavo peggio, alla fine mi sono divertita». Allora pensa di ritentare? «Quasi quasi – conclude Silvia Marchesini riferendosi all’anno prossimo - perché non provare il Crossing Goldengate, di 1,6 miglia?!».