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Inchiesta

Aumentano i suicidi negli anni di crisi

05 novembre 2014, 06:00

Aumentano i suicidi negli anni di crisi

Qual è la relazione tra la crisi economica e il suicidio? Difficile esprimersi in termini assoluti, quel che è certo è che i numeri parlano di un aumento dei suicidi negli anni di crisi più pesante. Anche guardando ai dati regionali e provinciali, le percentuali parlano chiaro, registrando un picco di casi nel 2010 e, per fortuna, lasciando intravedere la tendenza a un ritorno ai dati precrisi nel 2013. Di recessione economica e suicidio si è discusso ieri alla Casa della salute Parma Centro, nel corso del seminario organizzato dall'Auslper indagare i legami tra questi due fenomeni.Secondo l'Oms ogni anno nel mondo 800 mila persone si tolgono la vita: in media ogni 40 secondi qualcuno decide di farla finita. L'Italia è uno dei paesi europei con il più basso tasso di suicidi (in media 7,1 casi ogni 100 mila abitanti), ma negli anni di crisi si è riscontrato un sensibile aumento (+12%). «Non si può affermare che la crisi abbia un rapporto di causalità diretta con il rischio suicidio, ma di certo contribuisce notevolmente» ha affermato Franco Marzullo, direttore del servizio psichiatrico di Diagnosi e cura dell'Ausl. In Emilia Romagna nel 2006 i suicidi sono stati 363, cresciuti a 404 nel 2010. Anche a Parma e provincia il picco è stato raggiunto nel 2010, con 45 casi di suicidio(a fronte dei 30 del 2006). Nel 2013, per fortuna, il numero di episodi è ritornato a calare, con 28 suicidi a livello provinciale. «Le fasce più a rischio sono i giovani e gli anziani – continua Marzullo -: nella popolazione giovanile si trattadella seconda causa di morte». «Dal 2010 abbiamo cercato seguire l'andamento della crisi nella nostra realtà provinciale – ha specificato Pietro Pellegrini, direttore del dipartimento assistenziale integrato di Salute mentale e Dipendenze patologiche -. Abbiamo voluto verificare se vi fosse un aumento delle diagnosi di disturbi di adattamento e una maggiore incidenza dei tentati suicidi. Dal metodo d'indagine di tipo qualitativo, è emerso che l'80% degli specialisti coinvolti ha avuto la percezione di un incremento nelle diagnosi di disturbo di adattamento e nevrosi, maggiormente in soggetti di sesso maschile, attribuendone i motivi alla perdita o al deterioramento della condizione lavorativa. Gli operatori collocavano le difficoltà nella fascia di età 35-55 anni. Si è verificata, inoltre, una maggiore percezione del legame tra incremento degli atti autolesivi (di circa il 10%) e crisi economica».Non è difficile pensare che questi numeri abbiano a che fare con i dati della disoccupazione: «Pensiamo che nella nostra provincia, fino al 2007, la disoccupazione oscillava tra il 2 e il 3%: il 2013 si è chiuso al 7% e nel 2014 si presume un ulteriore perdita di 900 unità di posti di lavoro» ha sottolineato Massimo Bussandri, segretario generale della Cgil di Parma. Oltre ai saluti del direttore generale dell'Ausl di Parma, Massimo Fabi, a completare il pomeriggio di lavori sono stati gli interventi del medico di medicina generale Maurizio Vescovi, e di Marco Trevia, Gianni Rastelli e Cristina Di Vittorio, che hanno approfondito l'argomento da una prospettiva di emergenza-urgenza e di consulenza psichiatrica al pronto soccorso.

Margherita Portelli

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