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Alluvione

A Santa Maria 70 metri di frana

21 novembre 2014, 06:00

A Santa Maria 70 metri di frana

Giorgio Camisa

Le venti famiglie che abitano nelle frazioni di Pianazzo e di Grondana da ieri mattina non sono più isolate e possono raggiungere Santa Maria del Taro attraverso una strada secondaria. Grazie al lavoro di somma urgenza commissionato dall’amministrazione comunale ad un’impresa specializzata è stata riaperta la strada di Campeggi, una carraia che da Pianazzo sale verso le cave di ghiaia del Penna e poi scende fino al bivio dei Casoni.

By pass tortuoso

Un bay pass tortuoso, un passaggio stretto ed in alcuni punti sterrato che però è l’unico che permette di arrivare con dei mezzi a Santa Maria del Taro.

Un tragitto impegnativo che allunga i tempi ed il percorso: una buona mezzora e cinque chilometri in più ma come ha affermato il responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Tornolo Giovanni Bruschi, «era l’unica possibilità da sfruttare in tempi brevi e l’unica traccia per creare un passaggio viario che potesse togliere dall’isolamento le persone che abitano in quella fetta di montagna». Anche ieri si è lavorato a Lago Scuro con alcuni escavatori: la gigantesca frana è ancora in movimento e lentamente trascina a valle altro materiale e sta anche sgretolando un’altra parte della cunetta in cemento dove scorre l’acqua che alimentava la centrale idroelettrica dei Simonini.

Fronte di 70 metri

Il disastro si è verificato mercoledì all’alba a circa un chilometro dal centro abitato di Santa Maria, piante, massi di pietra e detriti hanno prima ostruito la carreggiata e poi anche un tratto del letto del Taro che scorre al di sotto della carreggiata. La frana con un fronte che ormai supera i 70 metri e con un’altezza di oltre 25 ha coperto un tratto di via in località Lago Scuro per oltre cento metri, poco prima del bivio Pianazzo-Grondana.

Tempi lunghi

Un’ordinanza del sindaco ha disposto fin da subito il divieto di transito nei due sensi di marcia a tempo indeterminato, la via è transennata a valle e a monte della frana: dal bivio del ponte Simonini a quello di Pianazzo. I tempi per un possibile ripristino saranno lunghi: «Con alcuni escavatori tentiamo di creare una pista accanto al letto del fiume Taro per aprire un varco a mezzi di soccorso» ha spiegato l’assessore del comune Paolo Delucchi.

Centrale in panne

«Lavoriamo anche per scaricare il materiale pericoloso che continua a staccarsi dalla montagna e trascina anche parte della condotta in cemento che portavano l’acqua che alimenta la centrale idroelettrica di Simonini». L’azienda che gestisce e produce energia naturale ha da mercoledì mattina dovuto forzatamente sospendere la produzione dell’elettricità che fornisce all’Enel e alcuni tecnici stanno valutando come ripristinare l’importante danno subito.

 

 

 

 

Cristian Calestani

Una settimana di apprensione. Prima per l’ondata di piena, poi per il pericolo fontanazzi. Ma la vigilanza sull’argine non è mai venuta meno e, grazie alla solidarietà di una quarantina di persone, la golena chiusa di Mezzano Rondani si è potuta salvare. Questione di pochi centimetri. Forse sarebbe bastato qualche sacchetto in meno dei 2500 piazzati con cura a fianco dell’argine della Parma, rigonfia di acqua rigurgitata dal Po, per perdere la battaglia e vedere allagate le abitazioni di 35 persone e decine di aziende agricole. Ma le ore trascorse sull’argine, tra apprensione e paura di non farcela, non sono state spese invano ed ora la golena di Mezzano Rondani e di conseguenza quella adiacente di Sacca, protette da 6,5 km di arginatura, possono tirare un sospiro di sollievo. Al momento attuale resta solo un occhio d’attenzione ai quattro fontanazzi spuntanti e subito «limitati» con le coronelle di sacchi di sabbia.

«C’è stato un impegno notevole – racconta il presidente del consorzio golenale di Mezzano Rondani Giancarlo Sarzi-Sartori: Fin da giovedì della scorsa settimana abbiamo iniziato a monitorare la situazione e provveduto allo sgombero delle case e delle decine di aziende che si trovano nell’area golenale. Ci sono stati momenti, come sabato notte sotto una pioggia incessante, in cui ha prevalso lo sconforto e durante i quali abbiamo temuto di non farcela. E’ stata una dura battaglia sia sul piano fisico che morale. Abbiamo come riferimento l’idrometro di Casalmaggiore che ha fatto registrare un livello delle acque a 7,01 metri. A 7,10 saremmo andati sotto». Ora, con il pericolo ormai scampato, è giunto il momento dei ringraziamenti. «Dobbiamo ringraziare i sindaci e le protezioni civili di Colorno e Mezzani per l’impegno profuso in termini di uomini e di sacchetti di sabbia. Un grazie speciale va poi al geometra Corazza che, grazie alla sua competenza, ha saputo fornirci indicazioni utili per il contenimento dei fontanazzi. Un grazie di cuore va infine a quelle persone che, pur non avendo interessi personali o economici in golena, hanno fornito un grande contributo spinte da un notevole senso di solidarietà impegnandosi in maniera lodevole arrivando persino a prendersi dei permessi dal lavoro per essere al nostro fianco».