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Alluvione

Premiati gli "angiolèn" del Romagnosi

24 dicembre 2014, 06:00

Premiati gli

Margherita Portelli

Sono più di trecento gli studenti del liceo classico «Romagnosi» che ieri, nell’auditorium di «Parma Lirica», hanno idealmente ricevuto dalle mani del preside un diploma di merito. Ma in questo caso la virtù riconosciuta ha poco a che vedere con numeri e voti: ad essere degni di una menzione speciale, infatti, sono stati tutti i ragazzi che, nei giorni dell’alluvione che lo scorso ottobre ha messo in ginocchio il quartiere Montanara, si sono letteralmente tirati su le maniche per spalare fango e aiutare la popolazione tragicamente colpita dalla piena del torrente Baganza. I giovani «angeli» del classico di viale Maria Luigia hanno dai quattordici ai diciotto anni. Praticamente ogni classe della scuola ha una piccola rappresentanza di volontari: ragazzi che, nei delicati momenti successivi all’esondazione, non si sono tirati indietro e - del tutto liberamente - hanno deciso di saltare ore di lezione o «rubare» un po’ di tempo allo studio o ad altri impegni per fare qualcosa di grande.

«Un’autentica azione di aiuto collettiva, a cui i ragazzi hanno partecipato spontaneamente - ha commentato il dirigente scolastico, Guido Campanini, poco prima di consegnare gli attestati ai premiati -. Ricordo che in quei giorni difficili la cosa che più mi ha colpito è stata la volontà di partecipare dei ragazzi, nata non da una sollecitazione degli insegnanti, ma da un bisogno vero di sentirsi utili». Introdotti dai canti natalizi del coro della scuola (diretto dal maestro Leonardo Morini), alcuni delegati delle tantissime classi coinvolte hanno ritirato i diplomi a nome di tutti i volontari. Occhi bassi e sorrisini: un po’ di imbarazzo è normale, come normale è stato darsi da fare al momento del bisogno.

A raccontarcelo sono due «angeli del fango» pescati a caso nella platea di studenti speciali.

«Io ho partecipato spinta dalla volontà di fare qualcosa di utile - ha spiegato Martina Meggi, di sedici anni -. Arrivata sul posto, poi, mi sono resa conto di quanto veramente la situazione fosse complicata e di quanto bisogno di aiuto ci fosse. Sono tornata, quindi, per un totale di una mattinata e due pomeriggi».

Paolo Anghinetti, coetaneo, usa le stesse parole per esprimere il ricordo di quell’esperienza. «Mi è rimasta impressa soprattutto la sensazione di felicità provata nel vedere tutti darsi da fare e lavorare sodo per un unico scopo - ha detto -. Questo piccolo attestato è solo un simbolo, ma il suo valore è enorme».