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Le pagelle dei vini di Parma

15 gennaio 2015, 06:00

Andrea Grignaffini

Il criterio dello specchietto riassuntivo, come abbiamo sempre messo in pratica, si basa sulla prassi consolidata degli schemi “guide delle guide” che considera primario la presenza dell’azienda nel maggior numero di guide al di là dei punteggi stessi. Quello che sembrava già un panorama editoriale molto affollato (5 guide generaliste con criteri valutativi e altre più settoriali o non militanti) quest’anno, in barba alla crisi, si moltiplica di oltre un terzo. Nuove entrate: la Guida Vit’ae (a cura dell’AIS scisso da Bibenda) e quella di un grande nome storico del vino Italiano, Daniele Cernilli. In questo contesto allargato Parma non mette la marcia del sorpasso e fa intravedere qualche segnale in riserva: calano le presenze dei produttori e scendono le presenze dei vini premiati. In questa situazione non certo in gran spolvero, dopo anni di belle performance che sembravano senza soluzione di continuità, si fanno onore due aziende: Monte delle Vigne e Ariola. La prima, da anni leader, dimostra una costanza produttiva davvero meritevole. Quest’anno pur senza mettere in campo la sempre premiatissima Callas (per motivi tecnici), dimostra di godere ottima salute con tutti i suoi prodotti. Se il Nabucco è come di prassi al top, lo stesso si può dire di quel Lambrusco (I Salici) che alla sua prima uscita (ne scrivemmo con entusiasmo sulle pagine della nostra rubrica) ha folgorato la stampa di settore. Questo senza dimenticare il resto della produzione in bella mostra: dal Sauvignon che sfiora i tre bicchieri del Gambero Rosso alla grande prova di forza di Argille 2011 (un’altra entrata recente col botto). Ottimo exploit anche per Ariola che, pur con meno vini, riesce nell’impresa di essere citata da tutte e 7 le guide. Un grande risultato per un’azienda con una storia molto recente. E anche questo non è merito solo del pluripremiato Marcello (miglior vino d’Italia per Luca Maroni) ma di tutta una produzione che si vuole emancipare dai successi del lambrusco che rappresenta idealmente l’azienda di Marcello Ceci. E a proposito di questo vino non si può dimenticare Ceci di Torrile che pur scomparendo da molte guide per Bibenda e Vit’ae rappresenta il top in fatto di lambruschi nel panorama emiliano con l’inossidabile Otello: gli ormai consueti 5 grappoli della Guida a capo di Ricci e le nuovissime 4 viti associato a quel testevin che premia i 25 top italiani. sono sempre un risultato di ottimo livello. Presente in quattro guide poi Lamoretti senza punte di particolare rilievo (se escludiamo il 95 di Maroni al Vino del Campo) dimostra tutta la costanza di un passista. Detto di queste quattro aziende vanno segnalate le affermazioni dei “naturali” Donati e Crocizia (ormai di rigore), le prova costante di Carra e i risultati “maroniani” di un terzetto composto da Costamezzana Vigne, Dall’Asta e Corte Pallavicina a chiudere il lotto, che speriamo in un futuro torni a essere più affollato.

 

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