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Tabiano

«Troppe tasse: costretti a regalare l'albergo allo Stato»

22 gennaio 2015, 06:00

Pierluigi Dallapina

Negli «anni d’oro», quando attorno alle terme giravano soldi e clienti, era un albergo frequentato da personalità come il padre, generale anche lui, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Negli anni della crisi economica, invece, quello stesso albergo si è trasformato in una zavorra talmente tanto pesante e costosa da costringere i proprietari a donarlo allo Stato, dato che quello che fino a 20 anni fa valeva 900 milioni delle vecchie lire, ora non fa gola a nessuno. Nemmeno mettendolo in vendita, o meglio, in svendita, a 150 mila euro.

«Per questo avevamo pensato di donarlo, ma nessun ente, nessuna diocesi e nessuna onlus, lo ha voluto, perché la donazione è condizionata dalla eventuale revoca da parte del donante e dei suoi eredi, per un arco di temporale di 20 anni. Dopo innumerevoli tentativi, abbiamo scoperto la possibilità di rinunciare alla proprietà dell’immobile, donandolo allo Stato», spiega Luciano Carbognani, raccontando la travagliata storia della «Pensione Pineta», l’albergo costruito a Tabiano, proprio di fianco alle terme, e posseduto dalla sua famiglia fino a pochi mesi fa, prima che l’effetto combinato della crisi e del peso della burocrazia hanno costretto i proprietari a disfarsene.

«Il termalismo iniziò a deteriorarsi nel momento in cui lo Stato non concesse più i permessi straordinari retribuiti, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, per le cure termali».

«Quello che è successo al nostro immobile potrebbe essere definito un esproprio di Stato», commenta Carbognani, prima di ripercorrere le vicende che hanno portato a questa conclusione insolita. «Insolita fino a pochi anni fa – avverte – quando nessuno avrebbe rinunciato ad una proprietà. Mentre ora, le tasse e la crisi ti costringono a disfarti di un bene per evitare di continuare a pagare le imposte».

L’albergo venne costruito alla fine degli anni Cinquanta, e a parte il periodo iniziale, venne sempre dato in gestione a degli affittuari, che riuscivano a pagare il canone grazie ai profitti dati dal continuo arrivo di clienti. Il meccanismo però si inceppa improvvisamente qualche anno fa, a causa della crisi del termalismo. «Gli ultimi gestori, per problemi di mercato, non sono più riusciti a pagare, e noi proprietari abbiamo perso due anni di affitto, nonostante avessimo vinto la causa di sfratto».

Fin qui, una storia come tante, mentre sono gli sviluppi ad essere singolari. I proprietari della «Pensione Pineta» decidono di vendere l’albergo – una struttura di mille metri quadrati coperti, 27 stanze, bar e sala da pranzo – peccato che il mercato immobiliare della zona fosse crollato. L’agenzia di Salsomaggiore che cercava di venderlo, non riuscì a trovare un acquirente nemmeno abbassando il prezzo a 150 mila euro. «Noi intanto pagavamo circa 10 mila euro all’anno fra tasse e spese di manutenzione».

Come ultima ipotesi, i proprietari pensano alla donazione. «Nessuno si è dimostrato interessato. Ad una onlus abbiamo offerto anche 50 mila euro, ma non c’è stato niente da fare. Ad un certo punto, scopro che si può rinunciare alla proprietà, donando il bene allo Stato». A fine 2014, davanti ad un notaio, viene firmato l’atto che pone fine alla vicenda, lasciando i proprietari con l’amaro in bocca. «Abbiamo perso un capitale, siamo stati costretti a disfarci di un patrimonio, ci sentiamo espropriati».

 

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