Archivio bozze

VERSO L'EXPO

Piazza della Pace? Sarà coltivata a cereali

31 gennaio 2015, 06:00

Chiara Cacciani

Piazza della Pace? Sarà (anche) coltivata. Per i sei mesi di Expo; in cassoni di legno all'interno dei trottatoi; dai germogli al raccolto. Fino a estate inoltrata si passeggerà tra otto varietà di grani antichi che hanno fatto la storia cerealicola dell'Emilia: dal farro monococco, il frumento più antico coltivato dall'uomo, al grano dei miracoli, probabile origine egiziana, già noto ai romani, portato a fine '800 in Europa Occidentale dagli archeologi che lavoravano ai grandi scavi egizi. E ancora: il farro della Garfagnana, il Mentana, il gentilrosso. Tutti di grande qualità ma sacrificati a partire dal Dopoguerra in nome della produttività.

Oggi sono gli «agricoltori custodi» ad averli recuperati dall'oblio, e sarà l'«alleanza» tra Comune e Podere Stuard a portarli nel cuore della città sotto la bandiera della biodiversità.

«La sua valorizzazione è un tema su cui hanno lavorato molto Camera di Commercio, Provincia, Università, Podere Stuard. Noi - spiega l'assessore al turismo e alle attività produttive Cristiano Casa - ci siamo messi a disposizione per farla conoscere meglio. Il mercato di Natale in piazza Garibaldi con le biodiversità animali ha riscosso grande interesse. E ora ci riproviamo con le biodiversità vegetali».

Il tema, legato anche alla salute, è molto caro anche a Expo. «In piazza della Pace ci sarà il punto centrale di accoglienza dei visitatori che arriveranno a Parma: dove, se non lì? - continua Casa -. Tra l'altro nei sei mesi della manifestazione il piazzale ospiterà anche uno spazio, in gestione attraverso un bando, per l'assaggio dei prodotti tipici e per momenti di confronto e dibattito. E si sta valutando con le realtà del territorio l'idea di destinare parte dei Voltoni del Guazzatoio per l'accoglienza con prodotti di Parma».

Tornando ai cereali, la semina è già avvenuta e ieri è iniziata la posa negli otto cassoni recintati.

«I germogli si vedranno fra un mese - racconta l'agronoma Cristina Piazza, che proprio sui grani antichi sta facendo un grosso lavoro - e poi si potrà seguire tutta la crescita fino al raccolto, a luglio. Si tratta di frumenti particolari, dal gusto molto buono e alti anche un metro e mezzo».

«Tra l'altro sono molto meno ricchi di glutine di quelli moderni, per cui più digeribili - continua Mauro Carboni, che nell'azienda sperimentale Stuard si occupa proprio di biodiversità -. La filosofia del progetto è quella di valorizzare un patrimonio che Parma ha rischiato e rischia di perdere». Saranno coinvolte le scuole, e ci saranno pannelli che racconteranno le caratteristiche di ogni grano e l'evoluzione dei cereali nei secoli. E fin qui la poesia. Ma di primo acchito, e considerati i tempi «moderni», la domanda è: i grani antichi oltre all'oblio resisteranno anche ai vandali? «Se dovessimo pensare sempre ai possibili vandalismi, non dovremmo fare praticamente nulla. Invece questo progetto è importante e contiamo sulla civiltà della gente: invece che stracciare piantine, forse è meglio apprezzare l'idea e approfondire la conoscenza».

Su piazza della Pace, Casa fa un discorso più ampio: «Dobbiamo utilizzarla il più possibile, bisogna riempirla con attività in modo che ci sia vita: è emerso anche confrontandoci con le forze dell'ordine. Il garden food estivo ha permesso di spostare da lì certe problematiche, prima di Natale sono state fatte operazioni di bonifica piuttosto importanti. E ora c'è da decidere cosa fare». Il primo passo saranno lavori di ripristino al prato, e poi «capire quanto possiamo investirci. Aver tolto le casette e riportando il mercato le ha fatto acquistare valore. A piccoli passi vorremmo una piazza come dovrebbe essere da progetto: il salotto centrale della città. Oggettivamente ci sono problemi, anche sociali, che vanno affrontati. Intanto non rinunciamo assolutamente a un progetto a misura di famiglie: il parco per i bambini era una bella idea. E dopo Expo va ripensata».?