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Divorzio breve

Quei 16 euro «raddoppiati»

01 febbraio 2015, 06:00

Quei 16 euro «raddoppiati»

Laura Frugoni

Il titolo sulla «Gazzetta» del 17 gennaio era di quelli che vanno dritti al punto. Facili da ricordare. «Divorziare in Comune? Costa 16 euro». E lui - al secolo Enrico Zammarchi, 61 anni, fabbro originario di Mezzani, il fatidico sì l'aveva pronunciato a Parma - quel titolo (e relativo articolo) non l'aveva certo letto distrattamente, essendo un aspirante «divorziando», ben felice di sperimentare la versione lampo e, soprattutto, «very cheap». «Sono separato da quattro anni e mezzo. Al posto dei 2.800 euro che mi chiedeva l'avvocato... mi è sembrata una buona occasione come a tanti altri, del resto». Eccome: l'articolo diceva chiaramente che c'è già la fila. Tornando a bomba. «Guardi: non è per i 16 euro che all'improvviso sono raddoppiati. E' che non mi piace passare da fesso e se non mi fossi impuntato io a quanta gente avrebbero fatto lo stesso scherzo?». Zammarchi racconta com'è andata l'altro giorno, quando insieme alla non-ancora-ex-moglie si è presentato in Comune. «Ci eravamo portati tutti gli incartamenti richiesti. Loro verificano tutto quanto e poi ti mandano giù a pagare in un altro ufficio. Una signorina mi dice: “sono 16 euro” e io chiedo: “dobbiamo fare due ricevute diverse?”, “No, ne basta una sola”. Paghiamo e torniamo di sopra: “guardi che non bastano 16 euro, deve pagarne altri 16 anche la signora”. A quel punto ho fatto notare che sulla Gazzetta c'era scritto che erano 16 euro in tutto, e mi è stato risposto: “Ah, i giornali ne scrivono di cose...”.»

Zammarchi e consorte vengono rispediti nell'ufficio di prima a pagare la somma restante. Ma l'artigiano è sempre meno convinto: «Ho iniziato a chiedere in giro: “scusate, ma com'è questa storia: gli euro da pagare sono 16 o 32? e ho coinvolto quattro o cinque impiegate». Qualcuno si è informato meglio ed è arrivato il verdetto che dava ragione a Zammarchi: sono 16 euro a coppia. «Sono tornato ancora su nell'ufficio di prima e la signorina ha cominciato a scusarsi, era molto dispiaciuta. “e adesso come facciamo?” Mi ha ridato i soldi di tasca sua, le ho lasciato la ricevuta così almeno glieli rimborsano. Insomma un bel pasticcio. Mi chiedo: fino a quando sono arrivato io, la gente quanto pagava? E quante altre volte si saranno sbagliati?».

Una lunga mattinata: almeno dal Comune è uscito un uomo libero? «No, guardi non funziona così e anche questa mi sembra un'assurdità. In sostanza dopo che hai fatto tutta la trafila e hai pagato i sedici euro fissano un altro appuntamento alla coppia; la legge dice che ci vuole un altro mese di “riflessione”. Ma non sono bastati tre anni che nel mio caso sono quattro e mezzo?. Noi abbiamo l'appuntamento per il 19 marzo. E sa qual è la fregatura? Se per caso uno non ci va perché gli è successo un imprevisto, decade tutto quanto. Niente divorzio: è tutto da rifare».

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