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Editoriale

Renzi si gode la vittoria

01 febbraio 2015, 06:00

Renzi si gode la vittoria

Giuliano Molossi

Fino a ieri la stragrande maggioranza degli italiani non conosceva il nuovo presidente della Repubblica. Non sapeva neppure che faccia avesse. Sergio Mattarella ha sette anni di tempo per farsi apprezzare. Uomo mite, schivo, riservato, non farà cose eclatanti (ma lo dicevano anche di Cossiga che poi impugnò il piccone...). Ex moroteo, è stato esponente di quella sinistra Dc che tentò di ostacolare l'ascesa di Berlusconi, visto come il fumo negli occhi. Chi lo stima dice che è un galantuomo, serio, equilibrato, imparziale, uomo dalla schiena dritta, un fine giurista che sarà custode rigoroso e inflessibile della Costituzione. Chi lo detesta lo descrive, al contrario, come uomo di parte (si batté prima contro la legge Mammì e poi contro la legge Gasparri e cercò invano di opporsi all'ingresso di Forza Italia nel Ppe), un cattolico integralista, grigio, scialbo, sbiadito, poco empatico, scelto apposta per non mettere in ombra il premier.

Ieri, insieme a Mattarella, ha vinto, anzi ha stravinto, Renzi. Per molte ragioni. Il premier ha riscattato il disastro di Bersani che due anni fa mandò allo sbaraglio Marini e Prodi, prima di supplicare Napolitano di tornare. Ha ricompattato il Pd, che si stava pericolosamente sfilacciando, mettendo a tacere dissidenti e malpancisti. Scegliendo Mattarella, ha evitato candidature molto più scomode e ingombranti, come quelle di Prodi o Veltroni, ad esempio, o come quella di Amato che sarebbe stata troppo gradita al centrodestra per esserlo anche alla sinistra del Pd. Ha poi mantenuto l'impegno di far eleggere il presidente alla quarta votazione, la prima con la maggioranza semplice. E lo ha fatto senza patemi, ma in tutta tranquillità, assicurando al presidente addirittura 160 voti in più rispetto al quorum grazie ai voti del Pd più Sel più transfughi grillini più parlamentari siciliani del centrodestra.

Renzi ha condotto in maniera spregiudicata le trattative per il Quirinale, prendendosi gioco di Berlusconi e umiliando Forza Italia. Aveva detto e ripetuto che la scelta del nuovo capo dello Stato sarebbe stata condivisa, impegnandosi a scegliere il nome giusto insieme all'alleato del Nazareno. Invece quel nome Renzi non lo ha condiviso ma lo ha imposto. Ha detto: il nome è questo, prendere o lasciare. Berlusconi, a quel punto, ha reagito nella maniera peggiore: giurando vendetta (che non ci sarà perché conviene anche a lui proseguire nel cammino delle riforme) e minacciando l'Aventino, l'uscita dall'aula. Sarebbe stato un gesto inopportuno e irrispettoso. Il Cavaliere ci ha ripensato e ha fatto un passo indietro, invitando i suoi a votare scheda bianca.

Gli resta la rabbia per il tradimento di Renzi e la delusione per la scelta di Alfano che all'ultimo momento è salito sul carro del vincitore.

Renzi è più forte. Ha vinto, e alla grande, su tutti i fronti, una battaglia importante: fino a pochi giorni fa l'esito era tutt'altro che scontato. Ma da oggi in poi dovrà dimostrare di essere ancora più abile perché è difficile dire come riuscirà a destreggiarsi con tre diverse maggioranze. Quella con Alfano per il governo del Paese, quella con Berlusconi per le riforme, quella con Vendola (che ha debuttato ieri nel voto per il Quirinale). E giocare su tre tavoli non sarà facile nemmeno per un diabolico pokerista come lui.

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