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Malasanità

Contagiati da Epatite C: causa milionaria

03 febbraio 2015, 06:00

Contagiati da Epatite C: causa milionaria

Georgia Azzali

Tre vite appese a un filo. Tre storie legate dalla stessa drammatica casualità: una trasfusione con sangue infetto. La cura che diventa «veleno» e ti segna per sempre l'esistenza. Tanto da andare in causa chiedendo complessivamente 2 milioni e 400mila euro. Tutti anziani, tra i 70 e gli 85 anni, hanno contratto l'epatite C quando i controlli sul sangue erano solo sulla carta. Ora potrebbero curarsi con una pillola assolutamente innovativa, che nel giro di tre mesi annienta il virus in quasi il 100% dei pazienti. Basterebbe assumere compresse di sofosbuvir, il farmaco prodotto dall'americana Gilead, ma bisognerebbe essere malati milionari, perché il prezzo si aggira sugli 80.000 euro, più o meno 1.000 euro a pillola. Un accordo tra l'Agenzia italiana del farmaco e l'azienda statunitense ha fatto scendere il costo a 37.000 euro a paziente, con ulteriori sconti previsti in proporzione alle dosi vendute. Un prezzo, però, pur sempre vertiginoso.

E' così che i tre pazienti parmigiani, assistiti dagli avvocati Claudio Defilippi e Lorenza Squeri, hanno presentato un ricorso urgente ex art. 700 al tribunale di Roma affinché il giudice ordini al ministero della Salute, e in solido alla Gilead, di fornire la cura a spese del Servizio sanitario. Allo stesso tempo sia il dicastero che il colosso farmaceutico sono stati citati in giudizio per danni biologici, morali e patrimoniali: 500.000 euro al ministero, più altri 300.000 all'azienda farmaceutica chiesti da ogni paziente.

«Ciò che preme di più a queste persone, però, è curarsi e farlo il prima possibile, visto che si tratta di situazioni particolarmente critiche. In un caso, poi, la persona è molto anziana e affetta da un tumore al fegato - spiega l'avvocato Defilippi -. Per questo abbiamo presentato il ricorso ex articolo 700: chiediamo un provvedimento cautelare da parte del giudice. Non si capisce, poi, come lo stesso farmaco che in Italia costa quasi 80.000 euro, in altri Paesi, come l'Egitto, sia venduto a 700 euro».

Da parte sua, il governo si è mosso stanziando un finanziamento ad hoc: 1 miliardo di euro per due anni. Una somma che però servirà a curare solo il primo scaglione di pazienti: circa 50mila persone in condizioni gravi. Per esempio, malati con carcinoma epatico, cirrosi avanzata, in attesa di trapianto. Ma in Italia i casi critici sono almeno 400mila. L'obiettivo del ministero è quello di aumentare il Fondo, tuttavia i tempi sono tutt'altro che certi. E molti malati non possono essere pazienti. «Oltre ai tre parmigiani, ce ne sono altri cinque che si sono rivolti al nostro studio. Ma la situazione per gli infettatati italiani è drammatica - sottolinea Defilippi -, se si pensa che solo il 27 aprile prossimo a Napoli si aprirà il processo contro Poggiolini per omicidio colposo».

Dopo venticinque anni da quando è cominciata la strage del sangue infetto. E non va dimenticato che nel settembre 2013 la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia per il mancato pagamento ai malati della rivalutazione di indennità. Quella rivalutazione, la parte più corposa dell'indennizzo, che non è mai arrivata nelle tasche di chi si è ammalato.

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