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Ecco come Mauro Coruzzi è arrivato a Sanremo

03 febbraio 2015, 06:00

Ecco come Mauro Coruzzi è arrivato a Sanremo

Vanni Buttasi

Sanremo val bene un cambio. Di personaggio. Platinette lascia, arriva Mauro Coruzzi. Un pezzo da novanta per un Festival, quello di Carlo Conti, che si annuncia ricco di sorprese. Così, tra una prova e l'altra, siamo riusciti a parlare con lui, che ci ha raccontato i «suoi» Festival del passato e quello che è in arrivo.

Come è nata l'idea di andare a Sanremo con Grazia Di Michele?

«Non è un fatto di idee. La storia è ben più complessa. L'incontro è avvenuto un paio di anni fa, da Riccione stavo tornando a Milano quando ho visto su una locandina che Grazia (Di Michele ndr) teneva un concerto a Pecorara, in provincia di Piacenza. Così sono uscito dall'autostrada e sono andato a salutarla. Poi siamo andati a mangiare insieme e, nel frattempo, lei ha iniziato a scrivere su un pezzo di carta frasi della futura canzone. E' vero: eravamo insieme ad “Amici” ma senza parlarci un granché. Una cosa, però, mi colpiva: spesso eravamo in sintonia sui giudizi. E questa è stata, forse, una prima affinità. Passano quindici giorni e lei si fa sentire, proponendomi quella canzone. Faccio un provino ma da solo non mi convinceva. Cerco una partner ma nessuna risponde, secondo me, a quell'esigenza: così non se ne fa nulla».

Finché non si arriva alla selezione per Sanremo?

«Grazia, dopo un anno, mi richiama e mi propone di cantare con lei quella canzone. Così “Io sono una finestra” finisce alla selezione per il Festival. E, posso dire con un po' di sorpresa, viene inserita tra le partecipanti alla gara canora. Il brano parla di una persona che guarda il proprio corpo, specchiandosi, grazie al vapore, in una finestra. Non c'è un uomo o una donna ma solo un essere umano. In sostanza, parla di identità sessuale. Un argomento forte, soprattutto se si pensa al fatto che la canzone andrà in prima serata su Raiuno. E bravo è stato Carlo Conti, direttore artistico del Festival, che si è reso conto del forte valore di questa canzone. Un gesto importante, un atto di coraggio».

Come si trova con Grazia Di Michele?

«Mi dà molta sicurezza. Mi ha cucito addosso la canzone».

Ma Platinette come ha preso la decisione di Mauro Coruzzi di cantare a Sanremo?

«Penso che sia contenta visto che sarà lei a cantare nella serata delle cover quando con Grazia Di Michele interpreterà “Alghero” di Giuni Russo, riarrangiata da Lucio Fabbri. Una cover molto latina, divertente. Per adesso posso soltanto dire che Mauro sarà sul palco dell'Ariston la prima sera, poi per le successive si vedrà».

E' già stata decisa la scaletta delle serate?

«Per ora si prova tanto. Soltanto prove, molto blindate. Una decisione sulla prima serata verrà presa soltanto lunedì, il giorno antecedente al debutto».

Ma lei era già stato sul palco dell'Ariston?

«Fui ospite, nel 2012, dei Matia Bazar: un'esperienza bellissima ma anche una grande responsabilità. Con loro, ma soprattutto con Silvia Mezzanotte, interpretai “Sei tu”. Naturalmente niente di paragonabile a quello che sto vivendo in questi giorni e vivrò a partire dal 10 febbraio».

Il suo sogno, naturalmente, è di andare in finale?

«Non faccio assolutamente dei pronostici. Con Grazia abbiamo già prenotato un ristorantino a Nizza per ingozzarci di moscardini...».

Nella sua carriera di artista, ha dei ricordi particolari legati a Sanremo?

«Il primo è datato 1976 quando, come inviato di Radio Parma, raccontai quell'edizione. Sfogliando l'album dei ricordi, vedo il 1984 quando Patty Pravo partecipò al Festival con “Per una bambola”: penso alle sette ore di vestizione di Patty. Era bellissima. E, successivamente, nel 1992, con Mia Martini e la struggente “Gli uomini non cambiano”. Altra forte esperienza. Ora tocca a Mauro, che in 40 anni di lavoro, ha saputo dimostrare quanto vale».

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