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Il Parma smantella la squadra

03 febbraio 2015, 06:00

Il Parma smantella la squadra

Paolo Emilio Pacciani

«Vi faremo divertire. Faremo di tutto per conquistare la salvezza». Certo, come no. Magari svendendo mezza squadra e lasciando l'altra mezza senza stipendi.

Squadra smembrata

Il sipario sul calcio mercato è calato ieri sera e per il Parma le ultime operazioni sono state il ritorno di Feddal dal Palermo per fine prestito e le partenze di Pozzi al Chievo (prestito con diritto di riscatto fissato in mille euro), Lucas Souza (in prestito alla Moreirense), Rispoli (in prestito al Palermo), Acquah (alla Sampdoria), Felipe (rescissione consensuale). Oltre all'ufficializzazione della cessione di Paletta al Milan (si parla di 2,5 milioni) già annunciata domenica sera. All'ìultimo secondo è poi saltata la cessione di Pedro Mendes al Cagliari, che sembrava essere cosa fatta una mezzora prima delle fatidiche 23. Dell'attaccante promesso per risollevare le sorti della squadra nemmeno l'ombra. Persino l'arrivo di Livaja, che sembrava già preso, è sfumato sul più bello. Evidentemente lui ha saputo cosa sta succedendo a Parma, non come Cristian Rodriguez che ieri ha confessato a Kaiser Magazine: «Pensavo che il Parma avesso solo dei problemi in campo ma ce ne sono molti di più. Non sapevo che alcuni giocatori non vengono pagati da sei mesi - ha confessato il Cebolla, che però ha aggiunto - non sono pentito di essere venuto qui, darò il massimo. Se ci salviamo, ci salviamo tutti, se moriamo, moriamo tutti». L’uruguaiano, del resto, non trovava spazio con Simeone e il Parma può essere una chance importante. «Il mio obiettivo era mettermi in mostra. Ero molto contento all’Atletico Madrid, ho vinto tanto ma rimanere ad allenarmi non mi bastava, volevo giocare e almeno qui lo sto facendo». A questo punto è chiarissimo che Taci non ha nessuna intenzione di tenere il Parma in serie A, ma nemmeno cominciare a seminare per il prossimo anno, visto che i vari Lila, Rodriguez, Varela e Nocerino sono arrivati tutti in prestito. Non è affatto chiaro, invece, perché mai abbia deciso di subentrare a Ghirardi nella gestione della società. Lo ha fatto tramite interposta persona (prima Doca, poi Giordano, infine Kodra) e non si è mai esposto ufficialmente e questo aveva già fatto intuire che ci fosse qualcosa di strano in tutta l'operazione. Ora quei sospetti trovano conferma.

Il 16 l'ultima scadenza

L'ultima parola verrà detta lunedì 16: se entro quella data il patron albanese non avrà saldato tutte le pendenze dei tesserati arriveranno altri punti di penalizzazione (oltre ai due o tre già sicuri) che saranno maggiorati dalla recidiva. Ma questo è il meno: quello che succederà in questo sciaguratissimo caso è che a quel punto i giocatori chiederanno molto probabilmente il fallimento della società. E in questo caso si aprirebbero due scenari.

E se il Parma fallisse?

La prima ipotesi, quella più ottimistica, è che si arrivi al fallimento in tempi brevi e che subentri un nuovo proprietario (già, ma chi?) in grado di saldare almeno i debiti nei confronti dei tesserati (non necessariamente quelli verso gli altri creditori). In questo caso (come è successo per il Bari, per esempio) il diritto sportivo sarebbe salvo e il Parma si potrebbe iscrivere al campionato di competenza. La serie A se si dovesse salvare sul campo (nonostante i punti di penalizzazione), la serie B se dovesse retrocedere. La seconda ipotesi, quella peggiore, è che il fallimento arrivi troppo tardi, cioè quando i termini per l'iscrizione al campionato 2015-16 sono già scaduti. In questo caso il Parma non potrebbe partecipare a nessun campionato professionistico e dovrebbe ripartire da quelli dilettantistici. In teoria dalla Terza Categoria, in pratica molto più probabilmente dalla serie D se gli verranno riconosciuti meriti sportivi e ci sarà almeno un posto libero. Come è successo a Padova, Piacenza e Siena.