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IL SONDAGGIO

I tifosi e la crisi del Parma

04 febbraio 2015, 06:00

I tifosi e la crisi del Parma

Il Parma, in difficoltà societarie, economiche e sportive, ha toccato il fondo. Addirittura ha anche iniziato a scavare. Un tunnel di cui non si vede l'uscita. I tifosi sono arrabbiati, confusi, increduli.

«La prima cosa che viene naturale chiedersi – spiega l'ingegner Gianpaolo Dallara – è con quale logica è stato acquisito il Parma, vista la crisi di cui si parla. Di chi sono le responsabilità? Alla base mi sembra ci sia un modello che ormai non funziona più: acquistare tanti giocatori sperando di creare plusvalenze è un metodo che non dà risultati economici. Per intenderci assomiglia un po' alla crisi immobiliare: una volta si acquistavano le case sulla carta, dai progetti; oggi nemmeno quando sono costruite. Ed è così anche con i giocatori: il modello Udinese non funziona più, c'è una congiuntura di mercato molto forte».

E, nella peggiore delle ipotesi, ovvero il fallimento e la possibile iscrizione alla serie D, l'ingegner Dallara si dice pronto «a fare la mia parte, naturalmente se ci sarà un progetto condiviso dalle forze più rappresentative della città».

Giorgio Orlandini (che a fine anni Sessanta aveva già salvato il Parma dal fallimento), sul tema serie D, è più scettico: «La città in tema sportivo non ha mai fatto scelte basate sulla parmigianità. Parma, in questi casi così complicati, sembra non voler fare, forse non sa fare». Prima di immaginare scenari così negativi (ma ahinoi probabili), giusto chiedersi di chi sono le responsabilità. «Io credo alla regola – continua Orlandini – secondo la quale il capo risponde per primo della sua azienda. Quindi, per me, il primo responsabile è Tommaso Ghirardi».

Anche per Ruggero Cornini «le responsabilità di questa situazione sono della società». Cornini è cauto «nell'identificare le persone, perché in questi casi è sempre difficile. Servirebbero prove certe. Per il futuro – chiosa Cornini – non ci resta che aspettare: se la nuova proprietà reggerà all'urto di questa situazione difficile, allora si può pensare di ripartire dalla serie B, dopo una retrocessione comunque disastrosa per come sta maturando».

Un altro storico tifoso come Corrado Cavazzini si sente «incredulo, deluso e sconcertato. Il vero problema di questa situazione è che non si sa nulla; mai avrei pensato che si potesse arrivare a questa situazione; le voci c'erano... E poi per quale motivo la nuova proprietà ha preso la squadra se non investe nulla?». Domande lecite, le domande e i dubbi che si pongono tutti i tifosi. «Le reponsabilità? Credo che il vecchio presidente (Tommaso Ghirardi ndr) dovesse informarsi prima di cedere la squadra. E forse c'è anche la corresponsabilità di Pietro Leonardi, che spesso ha fatto da materasso a molte situazioni, cercando di risolverle, magari anche a fin di bene. In ogni caso c'è questa sensazione amara che manchino prospettive: un clima difficile per tutti». Lo conferma Angelo Manfredini. Che con il suo centro di Coordinamento Parma Club ed i Boys, è stato uno dei pochi che ha incontrato il neopresidente Kodra. «Ci ha detto che il Parma è come un malato in coma – ha spiegato Manfredini – e che loro faranno di tutto per salvarlo. E quello che noi chiediamo è trasparenza». Come molti tifosi, Manfredini preferisce guardare avanti, «perché in fondo sono ancora fiducioso anche se c'è lo spettro di giocare in D o addirittura in Eccellenza. E la responsabilità credo sia della vecchia gestione, per primo il presidente Tommaso Ghirardi anche se credo sia stato “aiutato” da qualcun altro»: conclude Manfredini. Con Giovanni Bia che di mestiere fa il procuratore, si può affrontare il tema “mercato”. «In queste condizioni è difficile far arrivare giocatori al Parma. L'Udinese per esempio ha preferito mandare Faraoni al Perugia anche se il Parma era molto interessato. Ho vissuto questa situazione al Napoli, per 9 mesi non ho preso lo stipendio: chi resta è perché vuole restare. E la professionalità dei giocatori non è in dubbio: faranno di tutto per onorare la maglia». Poi si vedrà.

red.sp.

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