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Salute

Influenza, è picco. Pronto soccorso preso d'assalto

05 febbraio 2015, 06:00

Influenza, è picco. Pronto soccorso preso d'assalto

Patrizia Celi

In costante crescita, l'influenza non accenna a diminuire la sua aggressività nella nostra città. Dall'inizio del nuovo anno, dopo l'arrivo del freddo, la diffusione del contagio è in costante ascesa, con picchi epidemici raggiunti solo altre due volte negli ultimi 15 anni: durante l'inverno 2004-2005 e nel 2009, in occasione della pandemia da H1N1.

Attualmente si stima che nel parmense siano colpite da virus oltre 6.500 persone. I dati statistici regionali collocano l'epidemia in un momento di picco, anche se è difficile ipotizzare quanto ancora durerà questa emergenza. «La curva risulta ancora in salita, con oltre 15 casi ogni mille abitanti» spiega Bianca Borrini, medico del dipartimento di Sanità pubblica dell'Azienda Usl di Parma.

In Emilia Romagna si registrano per ora 25 casi gravi con 5 decessi, riferibili a persone con patologie croniche affette per l'80 per cento dal famigerato virus H1N1, ancora circolante senza mutazioni. A Parma sono finiti per alcuni giorni in terapia intensiva, con esito positivo, cinque adulti e due bambini.

Aggressiva e lunga da smaltire, quest'anno l'influenza, a qualsiasi ceppo virale faccia riferimento, costringe al riposo forzato per oltre una settimana, con qualche giorno di febbre che può superare anche i 39 gradi e una stanchezza latente, che non abbandona in breve tempo. Una condizione particolarmente delicata per i bambini, soprattutto per i più piccoli, che possono in alcuni casi incorrere in complicanze come polmoniti e convulsioni.

«È importante che i genitori facciano sempre riferimento al proprio pediatra di libera scelta, soprattutto se il bambino non risponde al trattamento con tachipirina o è poco reattivo - spiega Marco Manfredi, pediatra della struttura di Pediatria generale e d'urgenza dell'Ospedale dei bambini -. In questo caso, se il medico non è reperibile o è un giorno festivo, è bene portarlo in ospedale».

E nonostante le indicazioni a rivolgersi dapprima al pediatra curante per riservare l'accesso in ospedale ai casi più gravi, da oltre un mese anche l'Accettazione in urgenza dell'Ospedale dei bambini è presa d'assalto, come il Pronto soccorso cittadino, sotto costante pressione per il continuo crescere del numero di accessi dovuti a difficoltà respiratorie acute e scompenso metabolico in persone con malattie croniche, come le cardiopatie e il diabete. Casi non riconducibili scientificamente all'influenza (in Pronto soccorso non viene eseguito il test specifico del virus), ma straordinariamente frequenti in questo periodo, al punto da fare registrare nella struttura d'emergenza un carico di assistiti al giorno mai riscontrato negli ultimi 15 anni.

In gran parte si tratta di persone fragili, inserite tra le categorie a rischio complicanze, per le quali il vaccino antinfluenzale è fortemente indicato. «Questo stagionale incremento di accessi in ospedale è diffuso in tutta la regione, con valori percentuali che si assestano tra il 10 e il 20 per cento - spiega il direttore del pronto soccorso Gianfranco Cervellin -. Nel nostro ospedale si registra un più 16 per cento, con tanti giovani ed anziani, soprattutto con polmonite».

E se i primi vengono trattati e rimandati a casa all'attenzione del medico curante, i secondi sono spesso ricoverati. Per far fronte alla straordinaria richiesta l'Azienda ospedaliero universitaria ha previsto fino a sessanta nuovi posti letto, flessibili in base alle esigenze degli utenti, e istituito all'inizio di gennaio un tavolo tecnico per il monitoraggio dell'andamento influenzale.

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