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il caso

Zibello, Roccabianca, Polesine: prove di fusione?

05 febbraio 2015, 06:00

Zibello, Roccabianca, Polesine: prove di fusione?

Paolo Panni

«Prove» di dialogo tra i comuni rivieraschi di Polesine, Zibello e Roccabianca. All'orizzonte una fusione a tre? Questo è ciò che sembra delinearsi sulle rive del Grande fiume. Ormai prossima è infatti l'adozione, da parte dei sindaci di Polesine, Zibello e Roccabianca, di un documento d'intenti che sarà comunicato, in forma ufficiale anche ai comuni limitrofi.

Possibile potrebbe dunque essere l'ampliamento della «cordata» ad altre realtà pronte a dar vita ad una nuova forma di sinergia e collaborazione fra i vomuni perfino ipotizzando la creazione di unico popoloso comune. Questo lo scenario emerso in coda all'ultima seduta del consiglio dell'Unione civica Terre del Po, che coinvolge i comuni di Polesine e Zibello. Unione che si appresta a ridefinire la sua natura in quanto, da un semplice raffronto fra costi e benefici, come spiegato dal vicepresidente Andrea Censi, non ha più convenienza nel proseguire il suo cammino. La legge regionale del 2012 sul riordino territoriale parla chiaro. Le unioni sotto i 5mila abitanti (Polesine e Zibello insieme non arrivano a 3500) non ottengono finanziamenti, e quindi non hanno senso di esistere. Numerosi servizi devono essere conferiti a Unioni più grandi. Così, se da più parti veniva dato per probabile un rientro di Polesine e Zibello in Terre verdiane (ipotesi comunque percorribile anche per l'eventuale nuovo Ente), ecco ora nascere l'idea di una fusione fra Polesine, Zibello e Roccabianca (che insieme raggiungerebbero i 7mila e 500 abitanti), che potrebbe anche interessare altri Comuni. Censi, che anche da consigliere provinciale segue quotidianamente le dinamiche legate al riordino territoriale, nel suo lungo intervento, a fine seduta ha parlato delle recenti vicende di Terre verdiane, «l'Ente più vicino a noi – ha detto – col quale chiaramente ci sono stati incontri», si è soffermato sul recente rinnovamento della «governance» presieduta da Andrea Massari ed ha sottolineato che tante riflessioni sono in corso. La prima di queste ha portato a considerare non più attuale, a fronte della legge vigente, l'Unione Terre del Po. «Siamo in un momento politico – ha spiegato Censi – in cui vediamo chiaramente come, anche a livello nazionale oltre che regionale, si sta ridisegnando il modo di stare insieme. Leggendo quindi questi mutamenti e le opportunità che ci sono, qual è l'orizzonte? Prima che ci arrivino obblighi o prescrizioni da parte di chi governa – ha fatto notare – dobbiamo appunto decidere in che direzione muoverci». Gli effetti della Legge 21, che riguarda Unioni e fusioni di Comuni, in Emilia Romagna sta sempre più vedendo casi che «non sono né avanzati né sporadici – ha detto Censi – ma anzi diventano un riferimento quotidiano col quale confrontarsi». Ecco quindi che, come «opportunità» (così l'ha definita Censi) è stata individuata una possibile fusione tra i tre Comuni. «Si sta scrivendo un documento d'intenti – ha rivelato – che ci impegnerà in questa riflessione, in una temporalità molto stretta. L'occasione è propizia; da una parte abbiamo l'Unione Terre del Po che non ci dà più benefici e dall'altra, invece, una opportunità, sostenuta, tra gli altri, da numerose dichiarazioni dell'Anci. Ritengo che certe occasioni vadano colte quando passano individuando le migliori strategie, al fine di migliorare l'economia e i servizi dei nostri territori». Censi ha garantito il pieno coinvolgimento dei consiglieri di tutti i Comuni interessati annunciando che il documento d'intenti, una volta condiviso, sarà presentato anche agli amministratori dei Comuni limitrofi, con «porte aperte» a coloro che intendono aderire al progetto. A Brunella Mainardi, consigliere di minoranza a Polesine, che ha sollecitato a dare la priorità ad una fusione con Busseto «su cui gravitano le nostre comunità e con cui condividiamo da tempo numerosi servizi, mentre con Roccabianca non abbiamo praticamente nulla», Andrea Censi ha replicato osservando che il motivo è di fatto tecnico. La fusione, infatti, passa obbligatoriamente per un referendum, che non può avvenire nei 6 mesi che anticipano o posticipano una tornata elettorale. Ed ecco che se a Polesine, Zibello e Roccabianca, le amministrative si terranno solo nel 2019, a Busseto e San Secondo saranno invece nel 2016, a Soragna addirittura quest'anno. «E proprio per questo – ha spiegato Censi – ci diamo tempi stretti. Preparando al più presto il documento da sottoporre quindi anche agli altri Comuni confinanti. Certamente auspichiamo che vi sia un interesse anche da parte di Busseto. A questo punto, dando di fatto vita ad un laboratorio politico, è giusto stimolare un dibattito interno». Elia Vighi, consigliere di minoranza a Zibello, ha parlato di «passaggio epocale» invitando quindi tutti a tener conto solo degli interessi dei cittadini, al di là delle «bandiere», valutando i benefici e si è detto anche lui apertamente a favore di un coinvolgimento di Busseto. Censi ha risposto sottolineando che il percorso sarà il più possibile partecipato, anche col coinvolgimento della cittadinanza. Ma con una tempistica veloce perché, per usare un eufemismo utilizzato anche da Censi stesso, più si aspetta e più la «torta» (cioè i finanziamenti) si restringe.

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