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Per avere il resto ci vuole un modulo

07 febbraio 2015, 06:00

Per avere il resto ci vuole un modulo

Gabriele Grasselli

Il lettore telefona furente alla «Gazzetta»: «Non è accettabile che Trenitalia tratti i suoi clienti in questo modo». E spiega i motivi della sua protesta: la moglie, giovedì pomeriggio, alla stazione di Fidenza ha fatto il biglietto con la macchina automatica per tornare a Parma ma non ha avuto il resto (di 44 euro). Alla cassa normale, l'addetta l'ha informata che lei non avrebbe potuto darglielo: le ha fatto compilare un modulo e l'ha invitata a ripresentarsi la settimana successiva. Possibile? «Possibile».

Ecco com'è andata secondo le parole del lettore che ci ha telefonato per segnalare l'episodio. «Mia moglie, che doveva prendere il treno per Parma, ha inserito una banconota da 50 euro nella biglietteria self service della stazione di Fidenza. Il biglietto costa 5,90, avrebbe dovuto avere 44,10 euro di resto. Ma è uscito solo uno scontrino con la dicitura "mancato resto". Allora si è spostata alla biglietteria vera e propria. C'era una cassiera in carne e ossa. Le ha mostrato lo scontrino, convinta di ottenere da lei i soldi che le venivano...».

Invece no. «L'addetta alla biglietteria ha risposto che la prassi in questi casi non prevede l'immediata riscossione del resto. “Di queste cose si occupa un ufficio apposito a Bologna”, ha detto. E le ha sottoposto un modulo: “Lo compili. Serve la fotocopia del documento d'identità e la sua firma. Poi venga martedì e le daremo il suo resto”». A nulla è valso mostrare lo scontrino con la scritta «mancato resto» che effettivamente documentava l'avvenuto pagamento con l'inserimento della banconota da 50 euro e la non correponsione della cifra dovuta in cambio.

La signora ha insistito, visto che le venivano 44 euro e che in più c'era l'ulteriore scocciatura di dover tornare a Fidenza per riaverli. L'addetta alla biglietteria le ha ripetuto cosa prevede la prassi, la signora le ha replicato che non era ammissibile non potere avere un resto come succede dappertutto e perciò a un certo punto le voci si sono alzate e la tensione alla biglietteria è un po' salita. Ma la situazione non si è smossa. La viaggiatrice poi ha preso il suo treno, ma una volta a Parma, con il marito che la stava aspettando, ha voluto chiedere spiegazioni alla biglietteria della stazione. E la risposta è stata la stessa: «La procedura è questa».

Di qui la telefonata inferocita alla «Gazzetta»: «Ma è possibile un disservizio del genere? E se mia moglie avesse avuto bisogno di quei 44 euro? Ma può capitare a chiunque: credi di poter disporre di una somma e invece te la trattiene una macchina. E in più devi tornare a riprenderti i soldi dopo una settimana nel luogo da dove sei partito. E se mia moglie fosse stato un passeggero diretto a Palermo perché abita a Palermo, per 44 euro deve tornare a Fidenza?». Poi la considerazione: «Se mi pescano sul treno senza biglietto posso rispondere al controllore “torno a pagarglielo martedì”?». Quindi la conclusione: «Quello che dà fastidio anche è che tu non sai a chi rivolgerti per fare un reclamo. Ci sono solo numeri da fare e a pagamento. E' un'indecenza».

L'ufficio stampa di Trenitalia, interpellato sull'episodio, conferma: «La biglietteria di Fidenza ha dato un'informazione corretta». Cioè per avere il resto ci vuole un modulo? «Sì. Se la macchina self service come quella esistente a Fidenza non eroga il resto - o perché ha finito il contante oppure perché si è inceppata o perché comunque non funzionante per qualche motivo - la procedura prevede che il rimborso sia ottenuto a fronte della compilazione di un modulo».

Non è una serie di passaggi un po' troppo complessa e inutile per un'operazione così semplice? «La sala operativa che gestisce le macchine self service deve compiere tutte le verifiche necessarie per poi stornare la cifra dovuta, deve leggere una specie di “scatola nera”. Questo per evitare abusi. Va precisato però che non è assolutamente necessario tornare a riprendersi il resto nella stazione da cui si è partiti: si può chiedere che il rimborso venga accreditato sul proprio conto oppure che venga erogato in contanti in qualsiasi biglietteria». Infine: «Chiediamo scusa se non siamo stati chiari nell'informazione e per la macchinosità del sistema».

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