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TESTIMONIANZE

I dannati della nevicata senza luce, acqua e gas

08 febbraio 2015, 06:00

I dannati della nevicata senza luce, acqua e gas

Monica Tiezzi

Chiara Pozzati

Tre giorni senza luce. Molte ore dopo la fine della grande nevicata, è ancora questa la situazione di tante famiglie a Parma e provincia. Straniante - e sicuramente disagevole - ripiombare d'improvviso nell'era pre-elettrica, in case cablate e strabordanti di tecnologia. Ci si arrangia, riscoprendo che il cibo può essere seppellito nella neve, se il congelatore fa acqua; che il focolare o la stufetta a petrolio possono momentaneamente supplire al termo; che si può vivere (fra i mugugni dei figli adolescenti) anche senza pc. I disagi maggiori sono per gli anziani, un'emergenza alla quale i Comuni ieri hanno cercato di attrezzarsi. Ecco le segnalazioni di alcuni lettori.

VIGATTO

«Guardi, non è tanto il disagio di essere senza luce, ma sentirsi così abbandonati», si lamenta una lettrice da Vigatto, senza elettricità dalle 6,30 di venerdì. «Visto che non riuscivo a mettermi in contatto con nessun numero verde, sono andata alla sede Iren di strada Santa Margherita. Non c'era nessuno, solo un custode. Ho minacciato di rivolgermi alla Gazzetta. La risposta? «Chiami pure chi vuole».

«È una situazione incredibile. Mio figlio è senza corrente da 36 ore» rincara il signor Bonanni. Il figlio abita in strada Cava, a Vigatto, e se la sta cavando perchè in casa ha il camino. «Possibile che non si riesca a risolvere problemi di elettricità non in sperdute frazioni di montagna, ma a due passi dalla città?», si domanda.

TIZZANO

Elisa Mozzani chiama da località Boschetto: «Siamo una decina di famiglie, la luce se ne è andata venerdì mattina alle 6,30. Potete aiutarci? Sapete quando si risolverà il danno?».

MONTICELLI

È furiosa Silvana Isetti, da Monticelli Terme. L'elettricità se ne è andata all'alba di venerdì ed è tornata solo ieri mattina alle 8. Nel frattempo, dopo 15 ore al buio, tutte le derrate alimentari stipate nel congelatore se ne sono andate. «Per alcuni potrà sembrare un piccolo danno ma per me, pensionata con la minima, è un disastro: c'erano polli e verdure congelate del mio orto. Uno spreco enorme». Così furiosa che preannuncia un esposto all'Unione consumatori: «Stavolta non mollo, voglio essere risarcita. Io sono sempre puntuale a pagare bollette salate, ora siano gli altri puntuali a pagare i danni».

SORBOLO

Sta facendo i salti mortali, la signora Maria (nome di fantasia), per gestire la famiglia in una situazione così difficile, con mezzo paese in blackout. «Mia figlia con i bambini piccoli si è trasferita da me, che ho il camino. Così stanno al caldo. Il problema maggiore è per mia mamma di 88 anni, allettata nel suo appartamento. Ha un letto elettrico e da quando è andata via la luce, la rete è ferma in una posizione per lei scomoda. Inoltre nella sua casa comincia a fare freddo», dice. Dopo aver tentato inutilmente di capire i tempi previsti per il ripristino della corrente («nessuno risponde ai numeri verdi») ha chiamato il Comune: «L'assistente sociale ha spiegato che è stata allestita in Comune una stanza riscaldata, nella quale poter anche ricaricare i cellulari. Ha proposto per mia mamma il ricovero nella casa protetta di Sorbolo o Coenzo. Non so proprio cosa fare: organizzare il trasloco non è semplice. E se poi torna la luce?».

TABIANO CASTELLO

«Siamo come nel Medioevo. Mio figlio di 12 anni sta impazzendo senza tv, videogiochi e pc». Cerca di sorridere, nonostante i disagi, Fabrizio, da Sicomonte. Ieri sera contava 40 ore senza corrente (eccetto un flusso «monofase» buono solo per una lampadina) e si preparava alla terza notte all'addiaccio. «In casa abbiamo anche una ottantenne, siamo in aperta campagna, non è facile. Abbiamo comprato in fretta una stufa a petrolio per tenere una temperatura accettabile. Non riesco a credere che nel 2015 una nevicata possa causare danni così difficili da riparare».

CASALE DI MEZZANI

«Sono trenta ore abbondanti che siamo senza elettricità. Ho due bambini di 4 e 7 anni e per fortuna fra vicini di casa c'è un buon rapporto. Ci aiutiamo. Qualcuno ha anche seppellito nella neve il cibo tolto dal freezer, ci siamo fatti due risate per questo». Monica Saccani cerca di affrontare l'emergenza con senso dell'umorismo, ma non sempre ci riesce. «Il gas c'è e per mangiare non ci sono problemi. Anzi stiamo facendo fuori tutto il cibo che si sta scongelando. Per i cellulari, li abbiamo ricaricati in auto. Servono a poco, perchè non c'è campo, ma insomma....». Il problema maggiore è che la casa comincia ad essere fredda. «In Comune mi hanno informato che ci sono due stanzette riscaldate a Sorbolo e Coenzo, se voglio andare lì. Ma le batterie del sistema di allarme della casa si sono scaricate e non ce la sentiamo di lasciare l'appartamento incustodito».

MEZZANO RONDANI

«Siamo al buio da giovedì sera. Sono riuscito a parlare con il sindaco di Mezzani: mi ha detto che i tecnici Enel verranno domani (oggi per chi legge, ndr) a Mezzani per riparare la linea. Un po' tardi, mi sembra. Nel frattempo non abbiamo visto nessuno della Protezione civile. Non mi sembra una situazione normale», denuncia il signor Roberto.

COLTARO DI SISSA

«La luce è appena tornata - dice Luciano Giuffrida verso le 17 - Siamo stati senza corrente per 37 ore e in casa abbiamo 14 gradi. Chiederemo i danni per questo disagio».

BASILICANOVA

«In casa, al freddo, e illuminati solo da una candela. Mia moglie ed io siamo senza corrente dalle tre di notte di venerdì. Qui in via Maestà 36 siamo circondati da aziende agricole, ma abbastanza isolati. Ci siamo attrezzati da soli grazie ai mezzi dei contadini e abbiamo sgombrato la neve dalla strada autonomamente. Ma la mancanza di elettricità non è sopportabile e siamo impotenti. L'acqua calda è un miraggio, i telefonini si stanno scaricando e avrò fatto un migliaio di chiamate a Enel senza ottenere la benché minima risposta». Rino ha 66 anni, ex capocantiere e sposato con la moglie di 64, teme anche per gli imprevisti: «Sa com'è, qualche acciacco legato all'età comincia a farsi sentire – si schermisce poi aggiunge con garbo -. Già le batterie dei nuovi cellulari hanno una tenuta discutibile, figuriamoci se non riusciamo a ricaricarli». Ma la rabbia monta «non tanto per il fatto in sé, quanto per la completa disorganizzazione – chiarisce ancora l'uomo -. Io capisco che la gran quantità di neve abbia provocato disagi fuori dall'ordinario, ma bastava che ci avvertissero e ci saremmo attrezzati autonomamente. Invece la disinformazione è totale, ti trovi a fare i conti con una segreteria (fa riferimento al numero dell'Enel) che fa saltare i nervi e, come un disco rotto, dice sempre le stesse medesime cose». Intanto Rino e consorte stanno anche per finire la scorta di candele, «a saperlo avremmo fatto incetta di lumini stile sagra di paese», non perde l'ironia buona. Intanto però le ore d'attesa si accumulano.

QUARTIERE MONTANARA

L'emergenza è il suo pane quotidiano ed è abituato a soppesare le parole, «ma il sindaco che davanti alle telecamere assicura che il piano neve ha funzionato mi lascia parecchio perplesso». E se lo dice Corrado Morini, vigile del fuoco di 48anni di cui gli ultimi 40 in quartiere Montanara, un motivo c'è. Al centro della bufera c'è via Tomasi, placida laterale chiusa di via Raffaello, dove il “day after” non è mai arrivato. «Dopo l'alluvione ci mancava anche questa. Non è passato uno spargisale nella notte tra giovedì e venerdì e non uno spazzaneve nel giorno della grande neve. In altre parole la strada è rimasta impraticabile – chiarisce Morini, uno di quelli in prima linea per liberare marciapiedi e auto parcheggiate sommerse dalla neve-. Ce la siamo dovuti cavare da soli, con tutto che la maggior parte dei residenti della via (parliamo di una quarantina di famiglie) sono anziani». In altre parole è toccato (solo e unicamente) a chi abita nella laterale di quartiere Montanara impugnare le pale e occuparsi delle macchine ridotte a un cumulo di neve dopo l'arrivo di Big snow. Ma la preoccupazione era anche per lo stato del marciapiede «anche quello diventato “offlimits” per tutti, figuriamoci per gli anziani». Lungi dalle polemiche, il pompiere mette i puntini sulle “i”: «forse il piano neve avrà funzionato sulle arterie principali – scandisce bene le parole – ma non altrove. Considerando che tutti pagano le stesse tasse hanno i medesimi diritti. E allora mi deve spiegare perché in numerosi quartieri gli spazzaneve non si sono neppure visti».

SAN LAZZARO

«Si sono dimenticati sotto la neve le viuzze interne tra via Malaspina, via Zarotto e via Emilia Est. Non si sono mai visti spazzaneve in azione in via Catalani e via Callani e stamattina alle otto (ieri per chi legge, ndr) era ancora così. In compenso il Comune snocciola un numero verde che fa riferimento a un ufficio che chiude alle 17. Imperdonabile.». Parola di Antonella Perri che, pur non abitando lì, è approdata nella zona est della città per far visita ai parenti anziani e per alcune commissioni. La donna racconta che «semplicemente la pulizia di carreggiate e marciapiedi non ha mai preso il via, con rischi e disagi pesantissimi». E le conseguenze? «gli abitanti sono rimasti barricati in casa, specialmente gli anziani, con buona pace delle esigenze di tutti. I pochi coraggiosi che hanno messo il naso fuori dal portone hanno rischiato grosso sia sul marciapiede che nel tentativo di liberare le auto dalla “massicciata bianca” di neve intonsa». L'aspetto più grave? «Non c'è un numero telefonico a cui far capo – chiarisce Antonella senza se e senza ma –. Quando sono andata al Duc mi hanno fornito un numero verde che fa riferimento alla società che gestisce la manutenzione delle strade. Quella che bisogna contattare nel caso si voglia segnalare una buca, tanto per intenderci. Ho anche pensato quanto fosse risolutiva la nostra macchina amministrativa, ma mi ero illusa. Gli uffici che rispondono a quel numero di centralino chiudono alle cinque del pomeriggio. Neve o non neve».

CANNETOLO
DI FONTANELLATO

«Siamo gente di campagna dalla scorza dura e purtroppo con i blackout dobbiamo fare i conti spesso e volentieri, ma una cosa del genere non era mai capitata». Da cinque, dieci ore al massimo di “salto” si è passati a quasi due giorni di stop (forzato) della luce. E allora Fontanellato e dintorni cominciano a preoccuparsi sul serio. Daniele Antoniazzi chiama da Cannetolo di Fontanellato, poco meno di duecento anime sparse ma molto unite, «spesso ci aiutiamo tra noi – chiarisce Antoniazzi -, il fatto è che il blackout paralizza tutto». Niente riscaldamento, doccia calda o accesso all'acqua potabile. In compenso congelatori nel caos, col rischio di gettare nei rifiuti tutto ciò che è stato conservato: «ovviamente nelle frazioni di provincia è diverso rispetto alla città, anche nelle abitudini. Nessuno pretende favoritismi, ma il rispetto questo sì. Purtroppo attualmente nessuno è stato ancora in grado di darci informazioni sulle tempistiche dei disagi. Qui non si tratta di semplici lamentele, ma di organizzarsi per affrontare i giorni che verranno». Al buio anche diversi abitanti delle frazioni di Toccalmatto e Casalbarbato, che con Cannetolo «condividono la rete di erogazione della corrente». Impensabile riuscire a scambiare anche solo quattro frasi con un operatore di Enel: «Risponde solo e unicamente la segreteria telefonica, ma non hai la possibilità di segnalare alcunché». E mentre il dialogo a senso unico alimenta amarezza e preoccupazioni, la neve si trasforma in ghiaccio.

RONCO CAMPO CANNETO

Isolati in mezzo alla campagna della bassa. Senza telefono da sei mesi, senza luce e acqua calda da quasi due giorni. La preoccupazione di Mario Leccisi va alla salute del suocero, alle soglie dei 90 anni, che abita con lui. «Questo mio parente ha seri problemi a camminare – spiega con un velo di preoccupazione nella sua casa in Strada vecchia di Sissa – non è ammissibile fargli provare tutto questo. Già, perché in campagna, sa com'è, è tutto collegato. Senza corrente elettrica non funziona il pozzo e di conseguenza nemmeno l'acqua calda». Anche il signor Leccisi ha dovuto combattere con centralini telefonici e risposte fin troppo vaghe, «tanto che alla fine mi sono rivolto ai carabinieri – assicura -. Sono stati loro a mettermi in contatto col Comune. L'amministrazione ha offerto un eventuale posto in una casa protetta per l'assistenza di mio suocero, ma è ancora in fase di valutazione». Ma i guai (e la stizza) di Leccisi sono iniziati parecchio tempo fa: «quando un dipendente della Bonfica, impegnato a tagliare l'erba del mio condominio, ha danneggiato una centralina di Telecom. Sicuramente si trattava di un dispositivo obsoleto, resto il fatto che da allora non sono più riuscito a utilizzare il telefono. Telecom da parte sua, continua ad assicurarmi che la messa a posto non è di loro competenza. Diciamo che sono abituato alle grane ma quest'ultimo allarme gelo proprio non ci voleva».

PILASTRO

«Va ancora bene che posso contare sul caminetto, altrimenti»… altrimenti avrebbe passato 36 ore sottozero e oltre all'amarezza si sarebbe buscata un raffreddore. A raccontare il calvario della zona di via Stalingrado a Pilastro, quella ancora in tilt, è Marisa Sorba Toti. La signora chiama la Gazzetta con garbata fermezza: «Stando alle informazioni snocciolate dalla segreteria telefonica di Enel saremmo dovuti uscire dal blackout venerdì pomeriggio alle 14, dopo quasi dieci ore di stop alla corrente. Poi non abbiamo saputo più nulla per parecchie ore». Già, perché il messaggio registrato era stato modificato, eliminando l'ipotetica data di termine dei lavori. «Tutto questo fino a stamattina (ieri per chi legge) quando abbiamo sperato per la seconda volta. In questo caso, stando sempre alla segreteria telefonica del numero verde di Enel, la corrente sarebbe dovuta tornare entro le 13. Peccato che fossero solo vane promesse». Già, per l'ennesima volta. E peccato davvero perché l'assenza del riscaldamento pesa su questo spicchio di quartiere Pilastro come spada di Damocle. «I miei ragazzi sono grandi fortunatamente ma non per tutti è così, anzi». La Sorba Toti pensa alle famiglie con bimbi piccoli e anziani nelle vicinanze. «Quello che fa rabbia è che nessuno sia in grado di darci delle risposte concrete, anzi è praticamente impossibile anche solo riuscire a parlare con gli operatori». Intanto però le ore di caotica incertezza si accumulano e «l'unico messaggio che ha ripreso a farsi sentire è “Stiamo lavorando per la riattivazione del servizio”». Tanto per cambiare.

COLTARO

«Io sono riuscita a parlare con Enel, peccato che a loro il blackout non “risultasse”». Maria Luisa Miniaci abita in una delle “case buie” di Coltaro e, come tanti, ha un diavolo per capello. La donna ha seguito alla lettera le indicazioni dell'operatore della società che fornisce energia: «per tre volte mi hanno spedito fuori a controllare il contatore, assicurandomi che doveva esserci un errore perché non riscontravano questa mancanza. Poi mi hanno confermato che avrebbero mandato qualcuno in mattinata, peccato che non si sia visto nessuno». La donna, insieme al resto della famiglia, si è dovuta occupare della neve impugnando la pala per tutta la giornata di venerdì. «Sono rimasta però sempre in attesa di qualcuno, perché mi sono fidata. Addirittura pensavamo che la situazione si risolvesse e non abbiamo nemmeno dormito bene perché temevamo un sovraccarico di corrente nel momento della riattivazione». Alla fine oltre al danno la beffa: il figlio 20enne ha preso la febbre e «ho dovuto accompagnarlo a Parma da un parente perché in casa c'era troppo freddo». La Miniaci alle polemiche sterili proprio non ci sta: «Capisco che ci siano stati disagi diffusi, ma non ammetto di essere stata presa in giro. Non potevano dirmi semplicemente la verità? D'accordo, non è morto nessuno ma almeno mi facevo prestare un generatore prima». Attualmente carica il dispositivo dal benzinaio, «ma potrò tenerlo finché non servirà alla persona che gentilmente me l'ha prestato. Bastava solo un po' di chiarezza fin dalle prime fasi concitate dell'emergenza, così mi sarei attrezzata».

RIVAROLO DI TORRILE

Siamo a cento metri dal centro abitato di Rivarolo di Torrile. Nella nostra viuzza spiccano tre case per un totale di quattro nuclei familiari con bimbi e anziani. Basti pesare che persino i carabinieri non sono riusciti a entrare nell'appartamento di una signora ottantenne che noi non vediamo da quasi due giorni». Laura Cenci non snocciola dati nudi e crudi, ma la difficoltà di persone che da oltre 36 ore fanno i conti col buio. Anche in questo caso gli abitanti di Rivarolo sono rimasti senza corrente elettrica dall'alba di venerdì: «e il menù non varia: non abbiamo riscaldamento, acqua calda e ovviamente nessuna certezza». Già, dopo che hanno dovuto sgomberare le strade da soli («di spargisale o spazzaneve nemmeno l'ombra») ,si sono attaccati al telefono per parlare con Enel. «Secondo le prime indicazioni ricevute dalla società, saremmo dovuti tornare alla normalità alle 23 di venerdì – prosegue Laura – ma niente. La seconda data “buona” doveva essere oggi (ieri per chi legge) alle 14. In realtà siamo ancora come prima». E aggiunge: «Non credo sia proprio ammissibile nel 2015 rimanere 36 ore o più al buio e al freddo. Io mi ritengo fortunata: ho una stufa a legna, ma penso a chi non ha nemmeno questa». E la preoccupazione della donna va soprattutto ai vicini di casa anziani: «sono bloccati in casa senza riscaldamento e senza la possibilità di muoversi». Ma c'è un altro problema non indifferente: «Noi abbiamo dei cavi elettrici a terra che sono pericolosi e per non danneggiarli un auto è addirittura finita nel fosso, ci chiediamo se i nostri disagi non siano provocati anche da questo». Difficile rispondere.

BOGOLESE

C'è una parte di Bogolese che è ancora al buio. Quella in cui abita Patrizia, che chiama la Gazzetta ma preferisce glissare sul cognome e anche sulle polemiche. «Non voglio esagerare ma penso agli anziani e al bimbo di quattro anni che abita con me e non credo che 36 ore di blackout siano sostenibili» va dritta al sodo. Quello che fa rabbia (e lascia perplessi) è che in gran parte del paese «la luce è tornata verso le sei di venerdì, quindi non capiamo perché la nostra zona sia ancora isolata». Anche qui non è mancato lo tsunami di chiamate a Enel, «che prima ci aveva garantito il ripristino per le 10 di mattina, quindi per le 17 poi più nulla». Positivo però il bilancio sulla situazione delle strade: «Devo ammettere che la via principale già ieri (venerdì per chi legge) era percorribile – conferma Patrizia – il problema è legato soprattutto alla mancanza della corrente». Ovviamente fuori gioco anche il riscaldamento, l'acqua calda ed elettrodomestici vari. Ecco l'ennesima storia da blackout, dove più che la rabbia vige un'amarezza diffusa e nient'affatto rassegnata. «Basta dire le cose come stanno – chiarisce un pensionato sempre di Bogolese – perché le persone hanno tutto il diritto di attrezzarsi e non di farsi prendere per il naso, fidandosi di promesse che cambiano di ora in ora». Altri poi si dicono pronti a «lasciare la casa e andare dai parenti, o addirittura in hotel piuttosto che dormire un'altra notte al freddo». Ma la speranza è sempre la stessa: «speriamo che tutto torni alla normalità il prima possibile».

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