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Manenti dietro Alborghetti?

08 febbraio 2015, 06:00

Paolo Emilio Pacciani

Il nuovo proprietario del Parma ha un nome: si tratta di Giampietro Manenti, che ieri pomeriggio ha incontrato la squadra negli spogliatoi di Collecchio insieme a Fiorenzo Alborghetti. Ai giocatori ha promesso che salderà tutti gli stipendi arretrati entro lunedì prossimo e ha profuso ottimismo. Domani incontrerà i soci di minoranza e gli altri dipendenti. del Parma.

Dall'ex presidente Kodra era arrivato un indizio: «Il Parma è stato ceduto a una società italo-slovena».

Slovena? Si fa per dire, ovviamente. La Mapi Group è italianissima ma è stata costituita in Slovenia, a Nova Gorica (già, proprio la città della squadra satellite del Parma che fino allo scorso anno era allenata da Luigi Apoloni) nell'aprile 2013 con un capitale sociale di, udite udite, ben 7.500 euro. Che sono sempre più dei circa 1.000 della Dastraso che Taci ha costituito a Cipro per prendere il Parma da Ghirardi.

La storia della Mapi non brilla certo per iniziative di successo. L'amministratore della società, Giampietro Manenti, un milanese con residenza a Montecatini, aveva cercato di comprare prima la cartiere Pigna (sì, proprio l'azienda nella quale lavora, con il ruolo di direttore del personale, Fiorenzo Alborghetti), poi la Pro Vercelli e infine il Brescia calcio da Corioni.

Per prendere la Pigna Manenti aveva formulato un'offerta di 19 milioni con un investimento previsto di 100 milioni. Peccato che Giorgio Jannone, amministratore delegato della Pigna, affermò che di quei soldi non ci fosse traccia e definì l'operazione «infondata».

Fallito l'assalto ai quaderni, Manenti ci prova con il calcio. Nel marzo 2013 si presenta nell'ufficio dell'amministratore delegato della Pro Vercelli, Fabrizio Rizzi, con l'intenzione di rilevare la società. «Si qualificò come rappresentante di alcune società, fra le quali alcune russe - ha ricordato al Corriere della Sera il dirigente -, chiese di guardare i registri contabili e si disse interessato all'acquisto. Parlò di progetti e obiettivi. Seguirono due o tre incontri fra marzo e maggio, quindi il silenzio».

Passato l'entusiasmo per la Pro Vercelli si accende quello per il Brescia. Il 19 ottobre dello stesso anno infatti si presenta da Corioni con un'offerta di circa 40 milioni di euro per rilevare la società, 25 dei quali destinati a coprire il debito primario (quello con gli istituti di credito), il restio serviva a pagare gli altri debiti più il saldo per l'ex presidente. Anche in questa circostanza Manenti preannuncia che i soldi arriveranno dall'estero e che i tempi saranno brevi. In realtà il teatrino va avanti per un paio di mesi a suon di rinvii (stessa tattica di Taci) e si conclude con un bel nulla di fatto.

Contattato dal Corriere della Sera Manenti risponde così: «Io dietro l'acquisto del Parma? Ma le pare... Siete stati voi giornalisti a scrivere che io non concludo mai niente, che non ho i soldi per comprare un fico secco. Adesso staremo a vedere. Lunedì Alborghetti dirà tutto ad Alzano».

Già, staremo proprio a vedere, ma i parmigiani, non solo i tifosi del Parma, ne hanno le tasche piene di promesse non mantenute, di presidenti che cambiano al ritmo di un valzer, di personaggi in cerca di una passerella televisiva o di una foto sui giornali per uscire dall'anonimato. Perfino Donadoni, solitamente così compassato ed equilibrato, è sbottato.

Da parte sua Alborghetti, intervistato da Parmalive, sembra avere le idee abbastanza confuse sull'aspetto sportivo del Parma, indicando solamente nella mancanza di stimoli il pessimo andamento in campionato, dicendo che la squadra è la stessa dell'anno scorso e indicando nella rimonta del Sassuolo lo scorso anno l'esempio da seguire. Peccato che il Sassuolo un anno fa cambiò praticamente l'intera squadra mentre il Parma a gennaio ha smantellato invece di rinforzarsi.

Dopo aver vissuto le telenovele di Valenza, Sanz e Taci, Parma non ha nessuna intenzione di assistere a nuovi squallidi episodi. Al nuovo proprietario non si concedono nè tempo nè fiducia in bianco. Prima di parlare, di fare promesse, Manenti stacchi gli assegni per pagare gli stipendi arretrati dei tesserati. Dopo, e soltanto dopo, la città sarà disposta ad ascoltarlo ed, eventualmente, sarà incline a credere a quello che dirà.