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«Spumino», eroe della Resistenza

09 febbraio 2015, 06:00

«Spumino», eroe della Resistenza

Margherita Portelli

C'è chi ha detto, di lui, che «fu uno dei più valorosi partigiani della nostra Resistenza». «Spumino», classe 1921, nativo di Sorbolo, aveva poco più di vent'anni quando fu catturato e torturato per interminabili giorni dai tedeschi: resistette senza piegarsi alla crudeltà del nemico e morì nel cuore della sua giovinezza, barbaramente assassinato da chi, dopo averlo ucciso a Villa Cadè, nel Reggiano, gettò il suo corpo lungo la via Emilia.

Alle 18 di oggi, a settant'anni dal barbaro assassinio per mano nazista che lo strappò da questo mondo a soli 23 anni (era il 9 febbraio del 1945), Mirko Andreoli «Spumen» verrà ricordato nel Municipio di Sorbolo con un consiglio comunale straordinario, che vedrà la partecipazione di rappresentanti delle più alte istituzioni locali e regionali. Nel corso della cerimonia si renderà omaggio alla figura di un vero e proprio eroe della Patria, esponendo una immagine commemorativa in ricordo di «Spumino», con la fotografia e la motivazione della Medaglia d'oro al valor militare con cui, nel 1995, l'allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, volle onorarne la memoria. Ad omaggiare la figura del valoroso partigiano saranno presenti, insieme al consiglio e al sindaco di Sorbolo, Nicola Cesari, Luigi Rastelli, partigiano «Annibale», il consigliere regionale Massimo Iotti, un rappresentante del comando provinciale dei Carabinieri e Gianni Cugini, ex vicesindaco di Parma, che tanto si è speso per riuscire a organizzare la manifestazione. Nato a Coenzo di Sorbolo nell'ottobre del ‘21, Mirko Andreoli da bambino si trasferì a Parma con la famiglia. Dopo il servizio militare nei Carabinieri, nel maggio del 1944, spinto dall'urgenza di libertà e dallo spirito di rivolta nei confronti degli oppressori, prese la decisione di andare sui monti della Val d'Enza e di unirsi alle formazioni partigiane parmensi.

Da subito, con una decina di altri giovanissimi, fece parte del primo gruppo «Artoni», formatosi a Campora, che poi, a fine luglio, sarebbe andato a confluire nella 47esima Brigata Garibaldi. Proprio con quei dieci ragazzi, «Spumen» fu in grado, durante i rastrellamenti del primo luglio, di fermare una autoblindo tedesca: un'impresa passata alla storia che da subito rese evidente il valore e il coraggio di questo giovane dallo sguardo fiero e dal fisico atletico (Andreoli era uno sportivo, un campione tra i giovani della sua epoca). Dopo la battaglia di Langhirano del 25 agosto, venne istituito il distaccamento «Buraldi», di cui «Spumino» fu nominato dapprima vice comandante e poi comandante. Nel novembre del ‘44, con i suoi compagni scese indenne dai monti passando i rastrellamenti tedeschi e sfuggendo, così, a migliaia di nemici. All'inizio del 1945 fu incaricato di andare a raccogliere informazioni sul presidio nazista di Ciano d'Enza, insieme ai partigiani Saetta e Marco. Era pieno inverno e nevicava quando arrivarono a Bazzano.

Una notte, nel cuore del sonno, lui e altri partigiani furono catturati da gruppi di tedeschi che, a colpo sicuro, si erano diretti verso le case nelle quali erano nascosti: dopo l'imboscata, frutto della delazione di una spia, fu portato a Ciano d'Enza, dove, per giorni, fu sottoposto a torture indescrivibili e poi trucidato, il 9 febbraio del ‘45. Non disse mai una parola. Fermo e ardito fino all'ultimo respiro, fu ucciso insieme ad altri venti partigiani nell'eccidio di Villa Cadè. Una figura nobile, la sua, esaltata dai protagonisti della lotta partigiana che lo ebbero al loro fianco, come Ubaldo Bertoli «Gino» e Massimiliano Villa «William». Un combattente a cui oggi Sorbolo, suo paese natale, renderà il giusto omaggio.

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