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Di Chiara: Servono persone serie

09 febbraio 2015, 06:00

Di Chiara: Servono persone serie

Paolo Emilio Pacciani

C'era un tempo in cui la Nord cantava: «Benarrivo-Di Chiara olè» e il Parma vinceva Coppe in Italia e in Europa. Oggi Benarrivo ha preso il patentino da allenatore, Alberto Di Chiara ha scelto la strada del dirigente sportivo e il Parma non si sa che fine farà. Proprio Di Chiara, probabilmente il miglior terzino di fascia che abbia mai indossato la maglia gialloblù, assistendo a quando sta succedendo in seno alla società, ha voglia di dire la sua. «Sto assistendo con grande tristezza a quello che succede a Parma, e più in generale nel mondo del calcio italiano. E' incredibile come una società gloriosa come quella crociata e una piazza splendida come quella di Parma possano dover vivere questa situazione».

Lei era stato chiamato da Ghirardi per lanciare Parma Channel, la tv tematica del club che non è mai partita. Come mai?

«Sono tornato a Parma con grande entusiasmo, chiamato nel momento in cui si stava sviluppando una situazione molto positiva. In campo la squadra di Donadoni macinava vittorie e in società ostentava floridità. C'era la nuova palazzina degli uffici a Collechio, con ristorante e foresteria, c'erano grandi idee e mille progetti. Si voleva sviluppare la comunicazione attraverso una radio ed un canale tv satellitare anche per un discorso di marketing e di sviluppo del merchandising. Una cosa innnovativa per l'Italia ma già diffusa all'estero. Dissi di sì con entusiasmo e cominciai a lavorare. Riunioni su riunioni, progetti su progetti...».

Ma la tv non è mai partita.

«Gia. Ad un certo punto ci è stato comunicato che c'erano delle difficoltà economiche e la data del debutto ha cominciato ad essere rinviata ogni volta di più. Fino alla cancellazione del progetto. Io sono rimasto fino all'ultima partita dello scorso campionato. Poi, in estate, mi hanno detto che non c'erano più soldi e che il progetto era accantonato».

Anche lei nella lunga lista di chi deve ancora prendere dei soldi, quindi?

«Sì, ma non è per questo che sono amareggiato. Sono deluso dal vedere che tutto il calcio italiano sta andando alla malora, in mano a personaggi che costruiscono tutto sulle false plusvalenze invece che sui valori tecnici. E i presidenti non possono non vedere quanto succede nelle loro società: o sono conniventi o c'è qualcosa che non va. Pensare che a Parma, mentre si tagliavano tutte le spese, si facevano contratti quinquennali a giocatori tutt'altro che fenomeni...». Il riferimento di Di Chiara potrebbe essere per Munari piuttosto che per Mastriani o altri.

Come spiega l'enorme debito accumulato dal Parma?

«Non me lo spiego. Ghirardi ha preso una società senza debiti e in sette anni ne ha accumulati un'ottantina senza aver mai comprato Messi o Ronaldinho... Non so proprio come abbia fatto. Ma è un problema generale del calcio italiano, dove si fanno investimenti senza logica e non ci si affida a persone serie e competenti, ma a personaggi ambigui. Guardate chi è arrivato a Parma: un petroliere albanese che non gode di nessun credito neppure a casa sua e che ha messo come presidente un ragazzino...».

E di questo Manenti cosa ne pensa?

«Non lo conosco e non posso dare giudizi. Spero sia una persona seria».

E adesso cosa succederà secondo lei al Parma?

«Spero proprio che si possa ricominciare a fare calcio in maniera seria, con persone appassionate e competenti, perché la città non merita che la sua squadra finisca male. Se potessi dare il mio contributo per aiutare il Parma sarei felicissimo, perché bisogna riportare entusiasmo in una realtà che ne ha vissute troppo. Ma bisogna che ci siano delle persone serie a guidare la società. Serve una ripulita generale per ricominciare a costruire tutto daccapo».

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