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Storia

Quelle nevicate memorabili

09 febbraio 2015, 06:00

Quelle nevicate memorabili

Christian Stocchi

Oggi si dice «Big snow», in omaggio all'itanglese che va così di moda, mentre soltanto qualche anno fa era semplicemente una grande nevicata: puntuale e insidiosa, al punto che Parma vi ha da tempo fatto l'abitudine e si tramandano regole antiche come quelle emanate da Maria Luigia. Un profondo conoscitore della parmigianità come Giuseppe Mezzadri racconta questo aneddoto, che dimostra l'ironia di cui sono da sempre dotati i nostri concittadini. In occasione di una nevicata, «parlavo – ricorda Mezzadri - con un barista del famoso obbligo, risalente ai tempi di Maria Luigia, che obbligava i frontisti a pulire strade e marciapiedi. Egli mi rispose che la cosa non lo preoccupava perché lui la neve non la spalava ma aspettava l'aiuto dei suoi due fratelli. Gli ho chiesto chi fossero i suoi fratelli e la risposta è stata: «Luj e agost» (luglio e agosto). Aggiunse poi gli anche gli antichi insegnavano che due tra le azioni più inutili che si possano fare sono: «Masär la genta parché tant i moron da lor e fär la ròtta perché tant la neva la va via dalè» («Ammazzare la gente perché tanto muore da sola - anche senza essere aiutata - e spalare la neve perché tanto va via da sola»). Ora, se la recente nevicate si è segnalata per le dimensioni eccezionali, non sono comunque mancate le polemiche, puntuali come un orologio svizzero, circa la vera o presunta (in)efficienza del Comune. Così è peraltro sempre avvenuto, dai tempi della Prima Repubblica a quelli dell'efficientismo ubaldiano. Del resto, se sul nostro Appennino la neve è una presenza costante, per la città e la Bassa rappresenta sempre un evento tanto imprevisto quanto eccezionale per l'interruzione che provoca alla quotidianità della vita di pianura.

Tra le nevicate memorabili del secolo scorso, oltre a quelle del gennaio-febbraio 1929 e del febbraio 1956, si colloca certamente quella del gennaio 1985, che venne anche definita come la nevicata del secolo. Se il primato assoluto in pianura venne raggiunto coi -28,5°C di San Pietro di Capofiume, nel bolognese, Parma città raggiunse la straordinaria temperatura di circa -23°C, senza contare la spessa coltre che la ricoperse. Anche allora – riportano le cronache - le scuole furono chiuse e divamparono polemiche politiche assai accese. Nel nuovo secolo abbiamo registrato diverse nevicate significative, a partire da quella del 13 dicembre 2001. Ma le cronache ci ricordano eventi straordinari anche nei secoli passati. Facendo un balzo a ritroso di vari secoli leggiamo, ad esempio, nella «Storia di Parma» di Ireneo Affò, una curiosa coincidenza, datata 1207, che precorre la grande nevicata degli ultimi giorni: «Fu memorabile il presente anno per l'eccessiva neve caduta il giorno 6 di Febbrajo, la qual si dice aver superato l'altezza delle case; e però lungo tempo si nominò la Neve di Sant'Agata». Vi furono in seguito altre nevicate importanti non solo per intensità, ma anche per durata. Nelle pagine della «Storia della città di Parma» scritte da Angelo Pezzana, si legge che nel 1477 «in Parma à 13 febbrajo cadde la neve più alta di due braccia, e durò sino all'ottava di Pasqua».

La stessa fonte riporta un episodio curioso, legato a una data proverbiale: nel 1350 «secondo alcune Cronache nostrali cadde tal neve il dì 17 Gennajo […] che salì all'altezza di quattro braccia», mentre altre fonti collocano «così enorme nevicare sotto il 17 Genn. del 1359 seguendo alcuni altri vecchi cronisti». E in effetti proprio un appuntamento fisso con la neve sembrava essere quello di Sant'Antonio Abate, al punto che nel Parmense circolavano (e circolano) detti come «Sant'Antoni porta la néva», variante di modi di dire assai diffusi in tutto il Settentrione (come «A San Mauro un freddo del diavolo, a Sant'Antonio un freddo del demonio»; o ancora: «Sant'Antonio, gran freddura Sant'Antonio dalla barba bianca se non piove la neve non manca»). Nel corso del tempo la cultura popolare cristallizzò in proverbi alcune radicate convinzioni: non mancano altri gustosi proverbi parmigiani sul tema; il blog «Parma in dialetto» suggerisce, ad esempio, «Par San Simón, la néva in-t-i mación» (Per San Simone (28 ottobre) la neve nei macchioni); «Cuand la néva la casca in-t-la fója, la s'in vól cavär la vója» (Quando la neve cade sulla foglia, se ne vuol levare la voglia; cioè: la nevicata autunnale preannuncia un inverno assai rigido)».

La neve non solo ha spesso reso felici gli studenti parmigiani, portando tanto graditi quanto insperati giorni di vacanza pre(e post)natalizi, ma era considerata, ancora nell'immediato dopoguerra, una manna per i tanti disoccupati che dovevano sfamare se stessi e le loro famiglie: in assenza di mezzi più sofisticati, gli spalatori si servivano di pale e carretti, scaricando poi la neve nel torrente Parma o nelle fognature. Non va infine dimenticato che vari artisti locali (per fare un esempio, il nocetano Igino Gatti, definito nel 1976 «il pittore delle nevicate» dalla Gazzetta di Parma) hanno tratto ispirazione dalla neve per le loro opere.Insomma, la neve, con il suo fascino ma anche con i suoi inevitabili disagi, fa parte a pieno titolo della cultura e della memoria collettiva del nostro territorio.

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