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Calcioscommesse

Sartor nei guai

11 febbraio 2015, 06:00

Sartor nei guai

Georgia Azzali

Sartor e Ragone. L'ex difensore del Parma e l'amico commercialista. La maxi inchiesta cremonese sul calcioscommesse è arrivata al traguardo. Per i due, arrestati quando esplose l'indagine e poi rimessi in libertà, si profila la richiesta di rinvio a giudizio, salvo ripensamenti del procuratore Roberto di Martino. Con un'accusa in più che pesa come un macigno per il professionista parmigiano: associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. La stessa che, durante l'inchiesta, era già stata contestata a Sartor. Tutti e due, inoltre, devono rispondere di concorso in riciclaggio.

Diverse le partite di serie A, B e Lega Pro, tra il 2008 e il 2011, che sarebbero state condizionate o per le quali ci sarebbe stato un tentativo di aggiustamento. E' il gruppo dei «bolognesi», tra cui spicca l'ex bomber Beppe Signori, quello di cui avrebbero fatto parte Gigi Sartor e Daniele Ragone. Ma tutti avrebbero comunque avuto contatti con l'associazione singaporiana per le scommesse clandestine e con quella dei cosiddetti «zingari». Personaggi che si intrecciano e lavorano insieme, secondo la procura. Come per Piacenza-Padova del 2 ottobre 2010: finisce 2-2, ma il risultato sarebbe stato manipolato. In quei giorni, infatti, secondo la ricostruzione della procura, Sartor e il manager ravennate Luca Burini vanno all'aeroporto di Bologna a prendere Keng Pho Hoch, il finanziatore del gruppo dei singaporiani. E' lui che consegna in totale 375.000 per il buon esito del match: una cifra che poi il gruppo, compreso Ragone e il bolognese Francesco Bazzani, il «Civ», si sarebbe spartito.

Riflettori accesi anche sulla partita Brescia-Lecce del 27 febbraio 2011. Un altro 2-2. E un altro pareggio combinato in cui sarebbero intervenuti, tra gli altri, anche Ragone e Sartor. Un match che, secondo gli inquirenti, il commercialista parmigiano, «portavoce del gruppo bolognese», vede in tv a Bologna insieme a Pho Hock. Che, a risultato ottenuto, consegna 300.000 euro a Salvatore Spadaro, l'uomo che avrebbe fatto da collegamento con giocatori e dirigenti per manipolare la gara. Il ruolo di Sartor? Quello di aver rivelato ad Antonio Bellavista, ex capitano del Bari, la partita su cui scommettere.

Ma i soldi delle scommesse dovevano avere un porto sicuro in cui sbarcare. E' così che, secondo gli inquirenti, Ragone, Sartor, Signori e Burini nel maggio 2010 costituiscono a Panama la società Clewer Overseas. Poi, in ottobre, viene aperto un conto nella sede di Lugano della Banca Euromobiliare Suisse. E' lì che arrivavano soldi dalla Raffles Money Change di Singapore: in particolare, 289.905 euro il 2 novembre 2011 e 434.905 il primo marzo 2011. Denari che poi finiscono su conti cifrati, secondo gli inquirenti: in particolare, nel novembre 2010, dopo il primo versamento da Singapore, sul conto «Cannonau», intestato a Signori, vengono accreditati 32.000 euro, su quello di Sartor 50.000, su quello di Ragone, denominato «Elisir», 15.000 e su quello di Burini 40.000. Inoltre, il 4 novembre, il commercialista parmigiano preleva 143.000 euro in contanti dal conto della società Overseas. Ma gli spostamenti di denaro, fatti per «ripulire» quei soldi sporchi, secondo l'accusa, proseguono. Il 25 marzo 2011, in particolare, 50.000 euro vengono accreditati sul conto di Ragone, mentre altri 100.000, in due tranche da 50.000 ciascuna, sono poi dirottati sul conto della Max Resources international - con sedi a Bangkok e Jakarta - acceso alla Standard Chartered Bank, società finanziaria londinese.

«Si tratta di conti nominativi non cifrati: ognuno aveva il proprio», aveva sottolineato poco dopo l'arresto Antonino Tuccari, l'avvocato che assiste Ragone con il collega Francesco Mattioli. Soldi che sarebbero serviti per fare affari nel mondo del calcio. Ma la procura la pensa diversamente.

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