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il caso

Omofobia a Sala Baganza: la polemica continua

12 febbraio 2015, 06:00

Omofobia a Sala Baganza: la polemica continua

Margherita Portelli

Continua la polemica sul presunto caso di omofobia di domenica scorsa nella parrocchia di Sala Baganza. Dopo la nota della Curia, sulla vicenda c'è la presa di posizione dell'insegnante Elena Rosselli che ha organizzato il saggio di canto, di cui pubblichiamo a parte la lettera, e la replica delle giovani coinvolte nel caso. Pur non volendo gettare benzina sul fuoco e auspicando un esito conciliante della vicenda, le due ragazze ci tengono a sottolineare alcune cose dette e scritte che, spiegano, «non corrispondono a verità». Dopo la denuncia delle associazioni «L'Ottavo colore», Agedo (Associazioni genitori di figli omosessuali) e Certi Diritti - in cui si dava notizia dell'episodio avvenuto alla parrocchia di Santi Stefano e Lorenzo, nel quale due ragazze lesbiche erano state allontanate dai locali della parrocchia dallo stesso parroco (che aveva anche chiamato i carabinieri) semplicemente perché strette in un abbraccio - martedì è stato diffuso un comunicato dall'ufficio relazioni sociali della Curia. Nella nota della Diocesi si specificava: «Il parroco si è avvicinato a loro per invitarle a rendersi conto di ciò che stavano facendo in un oratorio, visibili a tutti. Le ha invitate, rispettosamente, ma fermamente, a uscire nel cortile per un chiarimento». Stando a quanto comunicato dalla Curia, il prete avrebbe poi chiamato le forze dell'ordine perché le ragazze avrebbero reagito con «urla, accuse di discriminazioni ed epiteti volgari».

«Innanzitutto vorremmo chiarire che, contrariamente a quanto insinuato da molti, noi eravamo lì per una sola ragione - commentano le ragazze, che preferiscono rimanere anonime in quanto una delle due non è dichiarata -: la cugina di una di noi ha preso parte al saggio e aveva invitato familiari e amici all'evento. Ci chiediamo, però, per quale ragione l'insegnante, che non è stata testimone oculare della vicenda, ma è stata invitata a prendere una precisa posizione in merito da una delle parti coinvolte, debba usare parole così forti. In secondo luogo, diversamente da quanto sostenuto nel comunicato diffuso dalla Diocesi, non c'è stato alcun bacio, ma un abbraccio. E non c'è stata alcuna aggressione verbale, da parte nostra. Detto questo, siamo felici dell'invito della Curia a incontrarci con il parroco per chiarire le rispettive posizioni. Era quello che volevamo, fin da subito, e che inizialmente non abbiamo avuto modo di fare».

Anche i rappresentanti delle associazioni «L'Ottavo colore», Agedo e Certi Diritti sperano che ci possa essere presto una risoluzione costruttiva della vicenda. «Al di là dell'episodio in sé, speriamo che da parte della giunta comunale di Sala Baganza, come di altre amministrazioni della provincia, venga istituito un registro delle unioni civili e vengano condivise iniziative che contrastino qualsiasi tipo di discriminazione legata all'orientamento sessuale - dichiara Valeria Savazzi, de “L'Ottavo colore” -. Anche noi auspichiamo possa esserci un confronto positivo e, anzi, ne approfittiamo per invitare il parroco di Sala Baganza al flash mob “Piazzate d'amore”, che si svolgerà sabato in piazza Garibaldi, a Parma, a partire dalle 15: un'iniziativa che, in occasione di San Valentino, vuole ribadire che l'amore è uguale per tutti e che tutti hanno il diritto di amarsi. Potrebbe essere l'occasione per una stretta di mano».

LA LETTERA

«L'amore va protetto ma non distorto»

Sul caso di omofobia a Sala Baganza, di cui la Gazzetta ha riferito nell'edizione di martedì, interviene anche Elena Rosselli, l'insegnante della classe di canto che teneva il saggio, per una sua ricostruzione dell'episodio.

Mi chiamo Elena Rosselli e sono l'insegnante della classe di canto della quale si è svolto il saggio domenica 8 febbraio nella sala parrocchiale di Sala Baganza. Premesso che, tale sala ci è stata concessa e messa a disposizione molto gentilmente, e con un solo giorno di preavviso, dal parroco don Giovanni, volevo esprimere totale sdegno per quanto scritto  e insinuato nell'articolo comparso sulla Gazzetta di Parma di oggi 8martedì 10 febbraio ndr), in quanto ritengo che non si possano pubblicare fatti avvenuti senza prima verificarne la veridicità e le fonti, soprattutto considerando la delicatezza dell'argomento e la gravità delle accuse. Mi sento di esprimere totale solidarietà nei confronti di don Giovanni, che si è semplicemente sentito in dovere di proteggere e difendere la vista dei molti bambini presenti alla festa, che si sono trovati loro malgrado ad assistere a scene a dir poco imbarazzanti!  L'amore è un diritto di tutti è come tale va protetto e difeso, ma di certo non può essere distorto a proprio piacimento per giustificare comportamenti di ostentato esibizionismo e strumentalizzato in finte battaglie sociali o presunte tali.

In fede

Elena Rosselli

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