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Trasporti

Aeroporto, futuro appeso a un filo

13 febbraio 2015, 06:00

Pierluigi Dallapina

Il salvataggio dell'aeroporto è una corsa contro il tempo, dove ad essere contate non sono le settimane o i giorni, ma le ore. «Le possibilità di evitare la liquidazione sembrano ridotte al minimo, eppure io continuo ad avere una speranza», afferma con tenacia Guido Dalla Rosa Prati, in qualità di presidente della Sogeap, la società che gestisce lo scalo aeroportuale, rivolgendosi ai componenti della commissione consiliare Controllo delle società partecipate, riunita ieri sera in municipio nel tentativo di capire quali prospettive di sopravvivenza esistono per il «Verdi». Lunedì tornerà a riunirsi l'assemblea dei soci dell'aeroporto, e le ipotesi sul tavolo sono ridotte ad un paio. «O si andrà verso una ricapitalizzazione, oppure si procederà con la messa in liquidazione. Non esistono altre date per cercare di ottenere ulteriori proroghe, in quanto le risorse sono finite», spiega il presidente, augurandosi che «entro il 16 febbraio la società cinese interessata ad investire nello scalo si presenti e dichiari di voler comprare la quota di maggioranza».

Quota che al momento è nelle mani di una società austriaca, la Meinl Airports International, che detiene il 67,95 per cento delle quote, mentre nell'elenco degli altri soci va ricordato che il Comune detiene il 7,35 per cento, la Camera di Commercio il 7,73, l'Unione parmense degli industriali il 6,34 e la Provincia il 5,55 per cento. L'acquisto della quota di maggioranza da parte dei cinesi di Izp sembra però un'ipotesi difficile da realizzare nel giro di poche ore, quelle stesse ore che servono per salvare l'aeroporto. «La trattativa è appesa ad un filo, è debole, ma la mia speranza non viene meno», dichiara Dalla Rosa Prati che, incalzato dalle domande del neopresidente di commissione Giuseppe Bizzi, spiega perché la chiusura dello scalo rappresenterebbe una grave perdita per il territorio. «Alle soglie di Expo, chiudere l'aeroporto sarebbe un grave errore. La città con uno scalo vale 100, con uno scalo di livello internazionale vale 120, ma senza scalo vale 70. L'aeroporto è un asset che dà valore ad un territorio».

Per far capire che il futuro del «Verdi» è realmente appeso ad un filo, il presidente della Sogeap ricorda l'esito del tavolo fra l'Italia e la Cina che si è riunito a Roma in ottobre, e che aveva lasciato ben sperare sull'arrivo anche per Parma di nuovi investimenti dall'oriente. «Quell'accordo è svanito, ne servirebbe uno nuovo», fa notare Dalla Rosa Prati.

Di sicuro, quello che serve per salvare il «Verdi» è più tempo a disposizione. «Probabilmente - spiega Dalla Rosa Prati - entro breve tempo un altro investitore interessato ad investire lo si potrebbe trovare. E' per questo che dobbiamo comprare altro tempo. Ricordo che l'imprenditoria locale ha contribuito con un milione di euro a favore dell'aumento di capitale di un aeroporto che in questi anni è stato sostenuto solo da fondi privati».

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