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Fermò il volo per le noccioline

13 febbraio 2015, 06:00

Fermò il volo per le noccioline

La «collera delle noccioline» è costata un anno di carcere, senza sospensione della pena, a Cho «Heather» Hyun-an, ex vicepresidente di Korean Air e figlia del boss della compagnia di bandiera sudcoreana. Il tribunale di Seul l'ha ritenuta colpevole di ostacolo alla sicurezza aerea quando il 5 dicembre ordinò all'A380 di Korean Air in fase di rullaggio al Jfk di New York (e diretto a Seul) di rientrare al gate per far scendere il capo cabina, il più alto in grado tra gli assistenti di bordo per l'incompetenza nel servire le noccioline «macadamia» in prima classe. Violando il protocollo, non le era stato chiesto se le voleva e le erano state servite - fatto ai suoi occhi ancor più grave - solo nel sacchetto di plastica invece che sul piattino, come da standard.

Cho, una delle donne più ricche della Corea del Sud malgrado i suoi 40 anni, ha dovuto affrontare cinque addebiti diversi: il cambio di rotta di un aereo di linea, la violenza finalizzata a minare la sicurezza aerea, l'intimidazione, l'ostruzione di pubblico servizio e l'ostacolo alla giustizia con l'inganno. Nonostante le ripetute pubbliche scuse e la consegna di «sei lettere di perdono», ammettendo «tutti i suoi difetti», all'indirizzo della corte per evitare il carcere, la giustizia ha fatto il suo corso chiudendo il primo capitolo di un caso all'origine di una fortissima indignazione popolare.

«E' lecito chiedersi se Cho senta veramente il rimorso», ha rimarcato il giudice Oh Seong-woo nella sentenza di condanna. «La cosiddetta collera delle noccioline - ha aggiunto, secondo l'agenzia Yonhap - ha calpestato la dignità umana. Se avesse avuto considerazione delle persone, avrebbe dovuto trattarle da dipendenti e non da schiavi. E tutto questo non sarebbe successo».

L'incidente di Cho, in carcere dal 30 dicembre ed apparsa oggi provata mentre si asciugava le lacrime con un fazzoletto, ha fatto da sfogo per la rabbia popolare in un paese che vede l'economia dominata dai grandi conglomerati industriali e finanziari a conduzione familiare («chaebol»), di fatto spesso al di sopra della legge.

Il caso di Cho, tuttavia, è il segnale che la società sudcoreana sembra essere meno indulgente verso le seconde e le terze generazioni delle grandi famiglie imprenditoriali, eredi di enormi fortune che bruciano le tappe della carriera, spesso senza merito. Yeo Woon-jin, executive di Korean Air, è stato condannato a 8 mesi per le pressioni fatte sul personale di bordo al fine di coprire l'incidente, mentre Kim Woon-sub, funzionario dello stesso ministero, ha avuto una condanna a sei mesi per aver riferito i risultati delle indagini.

Il numero uno della compagnia aerea e padre della manager, Cho Yang-ho, si era assunto parte della responsabilità «per non averla educata in modo adeguato».

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