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Parma in difficoltà

Lo sfogo di Leonardi

14 febbraio 2015, 06:00

Lo sfogo di Leonardi

Sandro Piovani

Inatteso ieri mattina è arrivato l'annuncio di una conferenza stampa del direttore generale Pietro Leonardi. Subito le ipotesi. Dimissioni? Pagamenti effettuati? Piano industriale per il futuro? Niente di tutto questo. Una lunga chiacchierata per annunciare le dimissioni dal consiglio d'amministrazione (dimissioni peraltro già anticipate dal presidente Manenti ndr) e l'assunzione della carica di direttore generale e probabilmente per annunciare un futuro addio al Parma. Ma anche per ricordare a tutti che ogni sua decisione era avvallata dalla proprietà (quindi prima Ghirardi e poi Taci e da adesso Manenti). Una spiegazione che, comunque, arriva prima della soluzione dei problemi societari e anche questo non è un particolare da poco. «Volevo annunciare che con questa nuova proprietà mi sono dimesso dal CdA e da ogni tipo di incarico nel CdA futuro. Questo è il motivo principale. La situazione è risaputa, ho operato sempre in piena coscienza e con il consenso delle proprietà che si sono succedute. Da oggi in poi sarò qui, fin quando ci sarà la volontà da parte della proprietà e del sottoscritto, con il ruolo di direttore generale».

Qual è la genesi dei problemi economici del Parma?

«Bisogna partire da cinque anni e mezzo fa: sono arrivato dopo una retrocessione e non mi risulta di aver acquistato Reginaldo a certe cifre, Vantaggiato a certe cifre, Cristiano Lucarelli e Leon a certe cifre, con tutto il rispetto per i ragazzi, che chiaramente sono andati ad essere gestiti nelle annate successive. Questo vuol dire che con questi giocatori non solo non si è fatta una plusvalenza nel rivenderli, ma non hanno determinato tanto all'interno del contesto sportivo. Poi per mandarli a giocare abbiamo dovuto fare qualche famoso incentivo all'esodo».

Ma una retrocessione in B ha portato un buco da 100 milioni?

«Non voglio evitare la risposta. La serie B ha portato questo problema. E' tutto depositato, poi ognuno si fa la sua idea. L'obbiettivo di oggi però è quello di voler chiarire la posizione di Pietro Leonardi».

Si parla molto di fallimento.

«Questa è una realtà che con l'avvento di una nuova proprietà è assolutamente gestibile. Hanno mai pensato a quello che succede all'indotto Parma, dichiarando questo? E si parla della data limite del 16, la realtà è invece un'altra: bisogna portare rispetto, perché c'è il tempo per fare tutto. Il male quale sarebbe? Il Parma deve lottare fino all'ultimo secondo che non succeda quello che non è giusto che succeda. C'è troppa facilità nel parlare in questo senso, troppo poco rispetto nei riguardi di chi lavora da tanti anni in questa società. Troppo facile farsi pubblicità, andare in televisione, non so per quale motivo, forse per trovare altri lavori. Con troppa semplicità ho sentito autorevoli voci andare in televisione e dichiarare che la cosa migliore sarebbe quella che il Parma fallisse. Ma queste persone considerano cosa vuol dire per chi è dipendente, per chi ha una famiglia, cosa vuol dire questo? Si fanno un esame di coscienza come me lo sono fatto io e come faccio tutti i giorni?».

Con i tifosi è frattura.

«Forse perché io ho avuto il buonsenso di non parlare, e di stare in silenzio con me stesso. Di non giustificarmi e di prendermi le responsabilità. Ma io rispetto i tifosi ed è giusto che esprimano il loro giudizio».

Qual è il futuro di Leonardi?

«Di certo c'è una cosa: io di stare in un posto dove mi sono visto traditori a fianco, e non avere il consenso di tutti, e che io possa essere d'intralcio non ci sto volentieri. Chi sono i traditori? Lo sanno loro, non serve che faccia i nomi».

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