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La storia

Niente sesso a San Valentino. O sono guai

14 febbraio 2015, 06:00

Niente sesso a San Valentino. O sono guai

Fiori, un orsetto di peluche e magari anche una serata fuori a lume di candela vanno bene. Ma per San Valentino, le autorità di Bangkok vogliono far capire ai giovani thailandesi che dovrebbero fermarsi qui: niente sesso nel giorno degli innamorati. Una campagna del ministero della Cultura mira implicitamente a limitare le possibilità di gravidanza adolescenziale, e al contempo a preservare un tradizionale ma idealizzato conservatorismo sessuale di un Paese che all'estero gode di ben altra immagine.

Il «Centro per la promozione morale» del ministero ha lanciato questa settimana la campagna «Solo un pasto per San Valentino», esortando gli adolescenti a salutarsi dopo il loro appuntamento galante. La polizia ha esortato le scuole a informare i giovani riguardo i «pericoli» che il 14 febbraio porta con se, evitando «comportamenti rischiosi».

A rinforzare il messaggio c'è pure un hashtag su Twitter, #dinneronly («solo cena»), che è stato ampiamente ridicolizzato online. Ma oggi pochi scherzi: alle discoteche è stato intimato di non far entrare i minorenni, invitandole anche ad allertare la polizia nel caso insistessero.

Tali sforzi possono far sorridere, ma riflettono una non nuova preoccupazione per la prematura perdita della verginità da parte delle giovani thailandesi. Anche a causa della carenza di educazione sessuale, sia a scuola sia in famiglia, il tasso di gravidanze adolescenziali è tra i più alti al mondo: ogni anno 54 ragazze su mille tra i 15 e i 19 anni diventano mamma. E in una Thailandia dove la commercializzazione di San Valentino raggiunge ormai picchi sconosciuti in Europa, il giorno degli innamorati è il preferito dalle coppiette per avventurarsi nel primo rapporto sessuale: un recente sondaggio ha rivelato che l'83 per cento degli adolescenti thailandesi ha in mente di fare l'amore oggi.

La campagna «Solo cena» riflette tuttavia uno sforzo di moralizzazione più generale da parte delle autorità di Bangkok, dove dallo scorso maggio è al potere una giunta militare impegnata nella promozione dell'orgoglio thai: un insieme di presunte caratteristiche nazionali improntate alla morigeratezza, alla deferenza, al rispetto dei valori tradizionali e dell'ordine costituito.

Se all'estero la Thailandia è vista come un Paese dai facili costumi, meta del turismo sessuale da ormai mezzo secolo, nella pratica quotidiana la società thailandese (al 95 per cento buddista) è - almeno di facciata - molto più conservatrice di quanto si pensi: per strada è raro persino vedere coppie darsi la mano, la prostituzione è ufficialmente illegale, e l'alta società è la prima ad assumere toni moralizzatori. Anche se poi i quartieri a luci rosse e i «centri per l'intrattenimento», in grande maggioranza orientati a soddisfare le voglie degli uomini locali, generano soldi che arricchiscono gli influenti padroni dei bordelli.

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