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Parma

Pugni in strada: 3 aggrediti in città

14 febbraio 2015, 06:00

Luca Pelagatti

«Quando me lo sono visto arrivare addosso istintivamente ho temuto che volesse strapparmi il telefono che avevo in mano. Insomma, ho pensato ad una rapina. Ma questo proprio non me lo sarei mai aspettato». Questo: ovvero un pugno in faccia. Dato così, senza un motivo o un senso. Solo per fare male.

Francesca parla cercando di sorridere. «Non voglio che quello che mi è successo mi resti addosso, mi condizioni». Ma il livido pulsa e la consapevolezza che tutto sommato sia andata bene così è forse quello che fa più male. «Sarebbe bastato che invece che sullo zigomo mi avesse preso sull'occhio o sul naso: avrei potuto avere problemi seri». Già, e tutto per un gesto assurdo di un giovane che gira per strada e senza dire niente colpisce. Per poi andarsene a passi lenti. Come se nulla fosse successo.

E' successo tre volte ieri, tre volte nel giro di una manciata di minuti tra le 6.45 e le 7 del mattino. In pieno centro proprio quando la città si sveglia e la gente comincia ad uscire per andare al lavoro. E mai penserebbe ad una aggressione.

«Il tutto è durato un attimo - prosegue Francesca che ieri mattina era uscita di buon ora per andare in stazione. - Stavo camminando sopra pensiero in via Melloni, guardavo il telefono. All'improvviso ho alzato lo sguardo e me lo sono visto venire addosso. Ho pensato che volesse il cellulare ma invece mi ha colpito. Un pugno solo, preciso in faccia. Io sono rimasta choccata, mi è caduto il telefono a terra». Mentre l'aggressore, abbastanza alto, di carnagione chiara, giovane, con un giubbotto con il collo di pelo, ha proseguito il suo cammino senza dire nulla. Senza neppure voltarsi indietro.

«Io sono corsa in un bar all'angolo con via Garibaldi, ho chiesto aiuto e il titolare ha chiamato il 112», prosegue Francesca.

Ma prima che la pattuglia dei carabinieri potesse arrivare sul posto un'altra voce è rimbombata nel bar. «E' successo anche a me, la stessa scena, stavo camminando per via Garibaldi e quel giovane mi ha colpito», ha spiegato un uomo trafelato, a sua volta scosso, incredulo di fronte a tanta inspiegabile follia. E soprattutto talmente sorpreso da non aver avuto neppure la forza di accennare una reazione. «Stavo camminando e mi ha dato il pugno. Senza parlare».

La stessa dinamica, la stessa surreale violenza. Quella che fa pensare al gesto di uno squilibrato ma forse, e questo fa molta più paura, ad una riproposizione del knockout game, il gioco - si fa per dire - nato negli States e arrivato anche in Italia. Dove giovani decisamente spostati colpiscono a caso dei passanti. Cercando, appunto, il destro che stende la vittima.

«Quando sono arrivati i carabinieri ho raccontato l'accaduto, ho accennato ad una descrizione. Poi sono andata al Pronto soccorso dove mi hanno fatto delle radiografie». Per fortuna gli accertamenti hanno escluso fratture: ma il viso è gonfio e dolorante. E resta la paura.

Si perché la mattina di straordinaria follia di quel giovane non era ancora finita. Pochi minuti dopo, a qualche centinaio di metri di distanza, un nuovo assalto. Forse, se possibile, ancora più vigliacco.

«Stavo camminando in borgo degli Studi con i miei cani quando ho sentito il colpo», spiega Luciana, 73 anni e qualche acciacco. «Mi è arrivato da dietro, non mi ero neppure accorta della sua presenza, ero concentrata ad evitare la neve per timore di scivolare. Poi ho sentito il colpo del pugno alla testa. E ho rischiato di cadere».

Cadere ad una certa età può essere doppiamente pericoloso. Soprattutto se si è costretti a prendere certi farmaci. «Per fortuna però ho allungato la mano e mi sono appoggiata ad una maniglia di un portone. Mentre quel tale, di cui ricordo solo la figura e il giaccone con il collo di pelo, svaniva in direzione di borgo delle Colonne», prosegue l'anziana che nonostante lo spavento e il dolore è comunque riuscita a raggiungere la casa, a poca distanza, e chiedere aiuto. «Non sono riuscita a vederlo in volto, è stata una esperienza sconvolgente. Ora mi è rimasto un gran mal di testa».

Poi dopo una pausa, l'ultimo amaro commento: «Ma soprattutto resta la paura. Come si fa a uscire di casa se sai che ti possono succedere cose come queste?».

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