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Lutto

Athos Davoli, addio al «padre» degli amplificatori

15 febbraio 2015, 06:00

Athos Davoli, addio al «padre» degli amplificatori

Mara Varoli

Una leggenda, quella del pop, che decolla con lui, Athos Davoli, il «padre» dei mitici complessi e dei concerti più ricordati di tutto il Bel Paese: tanto dice quella foto della tournée dei Beatles in Italia, nel 1965, con la scritta «Davoli» sotto il palco. Così come tanto dicono gli amplificatori e le chitarre con quel suo inconfondibile marchio, che riporta la memoria alla magia del negozio di via Dante, trasferito poi in via Tartini. E oggi che Athos Davoli se ne è andato, all'età di 88 anni, Parma ha perso un pezzo di storia, caro alla musica internazionale: «Un inventore geniale - sottolinea il figlio Willy -, che ha dirottato la sua abilità nella produzione di apparecchiature musicali. Era l'idea che lo appagava. E in lui le idee, che piacevano sia ai dilettanti che ai professionisti, si rincorrevano in continuazione».

L'impresa nasce nel 1943, a 17 anni: Athos «lavora ai sistemi di comunicazione radio su un aereo da guerra Savoia Marchetti nelle officine Reggiane come apprendista - così si racconta sul sito della Davoli -. La sua passione per l'elettronica lo portò ad iniziare nell'immediato dopoguerra una piccola attività in proprio e nel volgere di pochi anni era in grado di progettare e costruire le più innovative apparecchiature a valvole». Nato a Correggio il 26 settembre del 1926, nel '47 a Parma fonda l'azienda Krundaal Davoli: dalla realizzazione dei richiami selvaggina ai primi stabilizzatori di tensione, fino alla fine degli anni Cinquanta, quando inizia la produzione degli amplificatori per strumenti musicali e per la voce. Impianti che non passano inosservati. Anzi, diventano in breve tempo indispensabili per i concerti di tutti i più noti complessi italiani. Anni di grande successo per la ditta di Athos Davoli, grazie anche alla collaborazione con Antonio Pioli «Wandre», con il quale nasce la famosa produzione di chitarre elettriche, «che oggi sono oggetto di collezionismo in tutto il mondo. Dalla fine del 1965 prendono il via i concorsi organizzati dalla Davoli per promuovere i propri prodotti, che premiano i migliori gruppi musicali e cantanti dilettanti, con selezioni su tutto il territorio nazionale». E proprio da quei concorsi molti nomi della musica italiana diventano famosi, a cominciare dai nostri Corvi. Basta dire che l'azienda parmigiana alla fine degli anni Sessanta contava 220 dipendenti. E la produzione si moltiplica, con quel mini sintetizzatore brevettato a 2 oscillatori chiamato più semplicemente «Davolisint», distribuito anche negli Stati Uniti ed in Australia, senza dimenticare i nuovissimi mixer e impianti voce, venduti persino ai Paesi africani. Impianti che battezzarono la nascita delle radio libere. E continua la storia: «Athos Davoli ha inventato instancabilmente e spesso brevettato i suoi prodotti innovativi, in tutti i settori dell'elettronica musicale: pianoforti elettrici, organi elettronici, impianti per radio, per discoteche, impianti luce elettronici, sistemi di controllo dell'inquinamento acustico, tanto che, alla fine della sua carriera di imprenditore, un'Università americana gli ha conferito il titolo di Dottore in Ingegneria Elettronica - Honoris causa». Era l'ottobre del 2002 e la «Gazzetta» non aveva perso la notizia: «Athos Davoli è stato insignito della laurea honoris causa dalla Constantinian University di Providence, nel Rhode Island - ha riportato il nostro quotidiano -. Dalla bobina a giro chiuso di nastro magnetico, inventata per risolvere un problema di richiami per cacciatori ai più sofisticati impianti di amplificazione (utilizzati, tanto per fare dei nomi, dai Beatles e dai Rolling Stones) per finire ai sintetizzatori che hanno aperto una nuova strada nella storia della musica. Se si dovesse scrivere un film sul dietro le quinte del rock la storia di Davoli sarebbe perfetta. Perché quella targhetta che mille volte abbiamo letto e visto in recensioni e concerti altro non è che la prova di come la passione possa diventare una realtà conosciuta in ogni continente. Lui, schivo e modesto, ha continuato a lavorare facendo «ammalare» della sua passione i figli».

E pensare che Athos era nato come semplice radioriparatore. Che ebbe la fortuna di unire la sua vita a quella della moglie Elide, «infaticabile coordinatrice del comparto amministrativo, durante tutta l'epopea della Davoli - prosegue la storia sul sito -; nonché mamma, dal 1952, del pargolo che proseguirà l'attività. Il figlio maggiore di Athos Davoli, per tutti Willy, cresciuto assistendo dal retro-palco i concerti italiani dei Beatles, dei Rolling Stones, degli Animals, di Brian Auger ed aveva contratto l'insana passione che lo avrebbe portato, adolescente, al mega raduno dell'Isola di Wight. Là ascoltò per la prima volta Jimi Hendrix, Rory Gallagher…e rimase folgorato». Willy inizia ben presto ad affiancare il padre: all'età di 18 anni inizia a lavorare nell'azienda di famiglia e nel 1973 si trasferisce a Londra dove segue i primi passi della filiale inglese Davoli UK Ltd. Quando rientra a Parma, fonda la Wilder, Willy Davoli Equipements Rental, ovvero noleggio degli impianti di amplificazione per i cosiddetti live. E con il figlio Willy la partecipazione ai concerti e alle manifestazioni con migliaia di persone si allarga a macchia d'olio: la Wilder amplifica Umbria Jazz, il Festival d'avanguardia e nuove tendenze a Roma, il Raduno di Licola, Palermo pop, i festival jazz di Nimes e quello de «La Grande Motte», dove salgono sul palco nomi del calibro di Charlie Mingus, Max Roach, Muddy Waters e Dizzy Gillespie. All'inizio degli anni '80, Davoli con la Wilder inizia un'attività di import e rivendita ai negozianti di strumenti ed accessori musicali ad implementare la rete distributiva della Davoli-Krundaal.

«I primissimi prodotti che ho importato - aveva scritto Athos - sono stati i pedali-effetti Electro Harmonix dell'amico americano Mike Matthews; poco dopo ho acquisito la distribuzione delle chitarre acustiche del liutaio canadese Jean Claude Larrivee, tante mostre internazionali in tutto il mondo (andammo ad esporre anche a Wroclaw in Polonia), tanti amici tra i produttori più famosi (mi manca Renè Schaller scomparso troppo presto) tanti bravissimi chitarristi e sempre quella grande passione per la musica che è stata ed è tuttora la molla di tutto. L'attività di famiglia ci ha contagiati tutti. Mia figlia Simona da diversi anni dirige il glorioso Hi-Fi Music Center, il negozio Davoli che avevo inaugurato a Parma nel 1966 al fianco di Little Tony».

«La musica leggera e i musicisti italiani (e non solo) hanno un grande debito di riconoscenza verso mio padre Athos - continua il figlio Willy -. I suoi amplificatori, creati per essere di costo accessibile a tutte le tasche, robusti ed affidabili sempre, permisero agli appassionati di ogni strumento di coronare il loro sogno: suonare la propria musica dal vivo in un complesso musicale, con un pubblico, piccolo o grande, d'innanzi». Stasera nella chiesa di Alberi di Vigatto si terrà il rosario alle 20,30, mentre domani alle 14,30 partendo dal Maggiore per la medesima chiesa si terrà il funerale.

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