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Sanremo

Spicca Il Volo

15 febbraio 2015, 04:00

Spicca Il Volo

SANREMO

Pronostico rispettato, a Sanremo spicca Il Volo. Con il pop lirico di «Grande amore» il trio di giovani tenori dato per favorito alla vigilia vince la 65ª edizione del Festival battendo al televoto finale Nek e Malika Ayane, che si consolano con i premi della critica. Mauro Coruzzi, in coppia con Grazia Di Michele, si piazza al 16º e ultimo posto dei finalisti ma l'aver debuttato più che dignitosamente a sessant'anni, con una canzone intensa quanto difficile, è come una vittoria per il conduttore parmigiano.

Si chiude dunque un'edizione che più che puntare sulla nostalgia (se si escludono la fin troppo strombazzata reunion artistica di Al Bano e Romina e la rimpatriata degli Spandau Ballet) ha segnato il ritorno alla normalità. Praticamente azzerate le polemiche (giusto un'infelice battuta di Alessandro Siani, peraltro quasi certamente preparata), si è assistito a un inno alla famiglia e ai buoni sentimenti attraverso un filo conduttore che ha unito idealmente sul palco i 16 figli dei coniugi Anania - sul palco nella prima serata - all'anziana coppia, i Manenti, che ha festeggiato i 65 anni di matrimonio, invitata ieri sera.

Ma soprattutto è stato il Festival che ha rimesso al centro le canzoni: memore dei suoi trascorsi radiofonici, Conti ha innalzato a 20 il numero dei «big» (con 4 eliminati dalla serata finale, tra cui l'afono Raf), ha infarcito la scaletta di superospiti italiani (pure troppi) e ha ricreato l'atmosfera dei «talent» inventandosi la sfida tra i Giovani nell'orario di massimo ascolto.

Tendenza confermata nella serata finale, aperta dai protagonisti del musical «Romeo e Giulietta» (ieri era pur sempre San Valentino) e dalla Pfm che ha offerto una versione prog-rock della Sinfonia di «Nabucco» insieme alla banda dell'Esercito (per commemorare il 100º anniversario dello scoppio della Prima guerra mondiale).

Prima un ingresso come Renato Zero, con un vestito stile Antonella Clerici dedicato a San Valentino, una sorta di albero di Natale con cuori luminosi e un grande cupido dorato sulla testa. Poi, dopo l'incontro con l'amico di 30 anni Carlo Conti, Giorgio Panariello - al ritorno all'Ariston dopo l'edizione condotta nel 2006 - si è lanciato in un monologo pieno di battute sulla politica.

Parlando della situazione della Grecia, «Tsipras ha detto: non paghiamo la Troika... ha sentito Berlusconi scusi ma le troike vanno pagate». Poi si è lamentato con Conti: «Hai invitato Charlize Theron, Conchita Wurst, ma io vorrei che tu invitassi quello che ti ha messo qua... come si chiama tuo figlio?» «Matteo». «Esatto: avete fatto il parto del Nazareno», alludendo al presidente del Consiglio Matteo Renzi del quale ha detto: «Dopo un grande comunicatore ci voleva un altro comunicatore. Renzi ha capito che per vincere in politica ci vuole l'immagine. Berlusconi aveva candidato la Carfagna e la Prestigiacomo, Renzi ha candidato la Madia, la Moretti la Boschi» ha raccontato Panariello mostrando le foto delle ministre. «Perchè il governo Monti non ha funzionato? Perché si è presentato con lei» è stato il commento di fronte alla fotografia dell'ex ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri.

«I politici ci rubano il mestiere e i comici diventano politici, vedi Grillo», ha detto ancora Panariello imitando il leader M5S. «Ci manca il comico Grillo e anche il comico Benigni che adesso fa scelte diverse, con la Bibbia e Dante, l'unico uomo in Italia che è riuscito a finire una grande opera, la Divina Commedia».

Il monologo è passato ai vizi capitali. «Oggi i veri peccati capitali sono la corruzione, la violenza sulle donne, lo spreco di denaro pubblico, speculare sui dolori degli altri, il vizietto dell'evasione fiscale» ha protestato Panariello. «Manca la certezza della pena» ha ribadito elencando una serie di casi impuniti, Eternit, Cucchi, L'Aquila, «tutti assolti, l'unico in galera è Corona». r.s.

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