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Borgotaro

Maschere, carri e tanta allegria

16 febbraio 2015, 06:00

Stefano Rotta

Tanto tuonò che non piovve, il Carnevale di Borgotaro è andato in scena con tanti colori, sorrisi e colpi di vento freddo. Una grande partecipazione popolare, una festa antica e insieme contemporanea. Spazio alle famiglie e ai bambini, ieri pomeriggio, e ai giovani con i carri. Una piccola Viareggio appenninica che ormai ha poco da invidiare alle più blasonate edizioni del Belpaese.

Camminando per le strade si incontrano le maestre delle scuole Suor Anna del Salvatore di Albareto, Chiara Battaini e Romina Leonardi. Spiegano: «Quest'anno abbiamo lavorato sul tema del tempo. Per esempio sul tempo necessario per giocare, per lavorare, per tutto. Abbiamo creato la stanza magica dei bambini con materiale di recupero».

Tutti i bambini si sono vestiti come tante piccole sveglie, «è l'ora della pace», «è l'ora dell'amicizia», i messaggi.

Emanuele Curà, presente con la famiglia, sottolinea il valore della tradizione che si rinnova: «Sono carnevali antichi che vanno dai nonni, agli zii, ai figli, fino ai bambini dell'asilo».

Tutto gira intorno alla maschera mitologica da queste parti del Sabione.

Ne parla Giacomo Bernardi nelle sue ricerche come di gente che dalla notte dei tempi si veste di stracci che non si usano da tempo e ricreano, con istintiva ironia, personaggi noti e macchiette del territorio.

Alcuni notano che in questo momento di crisi la figura del Sabione sta tornando di moda anche nei giorni che non sono Carnevale. I sabbioni erano sacchi usati nell'edilizia, nel secolo scorso.

Diego Rossi, sindaco di Borgotaro, dice: «Tutto procede bene, il comitato organizzatore ha lavorato molto bene. Ci fa piacere che non sia solo il Carnevale di Borgotaro, ma di tutta la valle. C'è per esempio un carro di Ozzano Taro».

Il comitato, presieduto da Danilo Carretta, dice con Michele Tamburini: «Sabato sera abbiamo fatto tre mila persone. Al Palasabione siamo stati in 64 volontari, di solito ci troviamo in una trentina».

Al bar dell'Albergo Roma, esistente dal 1924, storica sala da biliardo, fanno irruzione un gruppo di bellissime ragazze di montagna travestite da “geco”, giocando ad attaccarsi ai clienti del locale. Incontriamo, di fuori, anche Franco Brugnoli, storico borgotarese, che ci racconta un po' di questa magia locale: «C'era grande interesse per questa manifestazione anche negli anni Cinquanta. Alcuni si prendono una settimana di ferie per partecipare e dare il meglio. Si possono vedere seri bancari trasformati del tutto». Riflette, Brugnoli: «Ultimamente il Carnevale si è molto raffinato. Assomigliamo sempre più a Venezia. Dalla satira politica si sta passando ai cartoon».

Nella sfilata dei carri, partita dalla stazione e passata fino in centro, con i ragazzi della banda di Bedonia, c'è chi, come Matteo Mariani e i suoi amici, hanno pensato di rivedere lo stercoraro della passata edizione, con un gruppo di baldi giovani a spingere, per l'appunto, un pezzo di sterco. «Siamo passati al cioccolatino», sorridono, spingendo avanti un enorme Ferrero Rocher.

Qualche anziano scruta il Carnevale dalla finestra socchiusa, allungando l'occhio pieno di storie e di altri Carnevali perduti per sempre. Di sotto ci sono i bambini come molle, con i loro canti e balli. C'è la vita che va avanti, oggi più che mai, nonostante tutto. E' c'è tanta voglia di ridere, di colori.

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