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Parma

San Leonardo ostaggio dei pusher

16 febbraio 2015, 06:00

San Leonardo ostaggio dei pusher

Chiara Pozzati

La macchina è muta, a fari spenti, nel bel mezzo di via Brennero. L'orologio segna le 23,30 di sabato. Il quattro ruote cattura l'attenzione dei pusher che improvvisamente si affollano attorno alla carrozzeria. Il baule si apre e voci nettamente italiane si fanno sentire oltre i bisbigli. A quel punto mani e volti si sporgono verso l'interno della vettura. Qualcosa succede ma è impossibile distinguere le ombre, i comandi, le reazioni. Tutto questo mentre altre due macchine «inconsapevoli» imboccano la stessa viuzza nel momento sbagliato. Di lì non si passa. Quasi subito sono costrette a fare retromarcia: i parmigiani al volante ingollano gli improperi e fanno presto a cambiar rotta, in San Leonardo non è aria. Tanto per cambiare. A quel punto compare una Scénic vecchio modello, parcheggia all'angolo con via Trento, scendono tre uomini e si dirigono a piedi verso il capannello. Intanto l'atmosfera si fa concitata tra i cavallini della droga, l'ultimo maledetto gradino di una scala gerarchica che fa paura. Una consegna, nuovi accordi, qualcuno «più in alto» che detta i confini? Impossibile dirlo, quel che è certo però è che tutto succede in mezzo alla strada, sotto gli occhi di un San Leonardo non ancora deserto. In questo quartiere, al contrario di viale Piacenza e dintorni, ci sono meno vedette solitarie, in compenso i grappoli di spacciatori sono più numerosi.

I venditori di sballo non si sparpagliano preferiscono rimanere in gruppetti di tre-sei persone. All'inizio è una scena surreale, sembra un controllo antidroga con annessi e connessi. Ma poi il copione cambia: la macchina inchioda in mezzo alla strada a senso unico, a una manciata di metri da via Europa e quindi dal casello dell'autostrada. Troppo presto per stabilire cosa sia accaduto davvero, ma sembra qualcosa di diverso dalla cronaca di un'ordinaria notte di spaccio: la vettura si è fermata per dieci interminabili minuti, col vano bagagli aperto e incurante del passaggio di altri sconosciuti. Forse un coca-express, forse un cliente con una maxi richiesta, forse una fornitura nuova, fresca all'uso e pronta a rimpinguare il mercato che non conosce crisi. Quella di sabato è solo l'ultima di tante notti tutte uguali, con gli spacciatori che dettano orari e direzioni tra via Trento e via San Leonardo. Il tour inizia in via Palermo, rimasta in lizza alla mappa nera dello spaccio per anni, ma è deserta. Niente spacciatori, tanto meno residenti. In compenso di fronte a via Brescia bazzicano in tre e altri tre picchettano i crocevia con via Brennero e via Brenta. Un'altra tripletta fa la spola all'altezza di via Micheli (e in barba alla chiesa). Con le bici, poi, si lanciano anche lungo via Venezia. Ma è sulla strada principale che il conto continua a far girare la testa: sei chiacchierano all'angolo con via Gobetti e altri sei spuntano ben più in là, all'altezza di via Prampolini. La verità è che non fanno una piega, nemmeno se a muso duro non cambi marciapiede. Qualcuno ti saluta pure. Alla domanda: «Che ci fai qua? Spacci?» segue una scrollata di spalle: «Niente». E' un dialogo surreale: «Hai la roba?» chiedi sapendo già la risposta e arriva un «Sì» disinvolto. A questo punto però balena il sospetto e parla lui per primo: «Polizia?». «No, giornale». Risolino poi lo sguardo vaga e la bocca torna sigillata. La percezione è netta: sono sfacciati ma il diktat è quello di non reagire, mai sollevare attenzione. E se qualcuno sgarra probabilmente c'è chi, dai “piani alti”, lo aspetta al varco. E sicuramente fa più paura.

PARLANO GLI ABITANTI

Antonino ha la sua tecnica anti-pusher. Sorride da dietro il banco della pizzeria da asporto «Ton Tom» di via San Leonardo, abbandona farina e acqua e impugna il cellulare. Poi esce dal locale, punta dritto verso i quattro spacciatori appostati a mezzo metro dall'ingresso e scandisce bene la solita frase: «Pronto polizia?». Basta questo per far allontanare nemmeno troppo in fretta i signori del marciapiede. Poi mostra il telefonino, ancora con il bloccatasti inserito, «ovviamente non ho chiamato davvero». Ma il deterrente ha funzionato lo stesso. «Sulla scia di quello che sta succedendo in via Savani, sono convinto che anche noi dovremmo scendere in strada – il tono del titolare e pizzaiolo non ammette repliche -. E lancio anche una proposta: potremmo organizzarci con sedie, quattro chiacchiere e una birra di fronte agli angoli della strada che occupano questi balordi. Credo che se ne andrebbero immediatamente».

Sembra parlare a se stesso più che per chi lo ascolta, ma trapela un misto d'amara rassegnazione: «La verità è che siamo in tanti solo a parole, ma chi avrebbe voglia di reagire (pacificamente) si conta sulla punta di una mano». Una convivenza difficile quella tra i residenti di San Leonardo e gli spacciatori che ormai la fanno da padroni, «ma il nostro quartiere è molto variegato e multietnico, i pochi parmigiani rimasti sono quasi tutti pensionati e non escono di sera». A tracciare un (fosco) bilancio è Elisio Santiangeli, al timone del bar Centauro, un osso duro che si ostina a tenere aperto il suo locale anche dopo il “coprifuoco”. «Rimpiango i tempi in cui l'esercito bazzicava di qua. D'accordo non poteva fare granché, ma almeno la presenza delle divise fungeva da deterrente, dava una boccata d'ossigeno per una sera». Negli ultimi mesi il traffico di droga ha rotto gli argini, si è riversato nei dintorni della chiesa, ha svuotato il parco Nord, ha invaso praticamente ogni crocevia. «Voglio essere libera di andare a fare un giro per strada dopo il tramonto e senza la paura che sbuchi qualcuno dal nulla – confessa una parmigiana a un'unica condizione: l'assoluto anonimato -. Ho paura che facciano del male ai miei figli, non oso nemmeno immaginarmi come potrei sentirmi se anche solo si avvicinassero».

LA TESTIMONIANZA DI UN NEGOZIANTE

E' una storia senza nomi, ma con una lunga lista di viuzze, piazzali, parcheggi e parchetti. Primo fra tutti piazzale Salsi, tenuto sotto scacco dagli «spara-palline», i pusher della coca che sono sempre in coppia e tirano fuori gli ovuli dalla bocca. E se va avanti così le puntate di questa esasperante telenovela rischiano di diventare troppe. Almeno in San Leonardo, dove amarezza, paura e scene da selvaggio west contribuiscono a creare quello strato di amara omertà. A fare paura non sono solo gli spacciatori, ma anche i clienti, quelli che hanno più da perdere e in generale sono più aggressivi.

L'ultimo episodio, che risale a qualche settimana fa, ha per protagonista, suo malgrado, un negoziante minacciato con un coccio di bottiglia al collo. «I pusher come sempre erano davanti al suo locale, lui è uscito per cacciarli ma ha scelto il momento sbagliato». Già, il momento dello scambio, quello in cui un marcantonio, probabilmente di origini nigeriane, stava facendo il pieno di roba. «Questo gigante, un metro e novanta di uomo, stava bevendo una birra, quando ha sentito il negoziante strillare, ha rotto la bottiglietta contro un muretto e ha minacciato il commerciante col coccio di vetro». Chi racconta ha assistito alla scena in diretta: «A quel punto è uscito un collega, per il trambusto, e ha preso a scopate sulla schiena il gruppo di spacciatori disperdendoli. Ma è stato davvero impressionante». Occorre accontentarsi della testimonianza indiretta: «Purtroppo il commerciante minacciato non ha raccontato dell'episodio nemmeno alla moglie per non spaventarla». Ma come questo ce ne sono tanti, ogni sera. Altro punto nevralgico per il quartiere, il parco Nord «tra i più recenti riqualificati e il primo a spopolarsi, per i parmigiani sta diventando off-limits». E chi può se ne va, soprattutto se è in affitto. I proprietari, invece, sono doppiamente ostaggio del degrado che soffoca la zona ormai da troppo tempo.

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