Archivio bozze

Animali

Bore: i cacciatori salvano un lupo

17 febbraio 2015, 06:00

Bore: i cacciatori salvano un lupo

Mara Varoli

C'era una volta un lupo. E c'è ancora. Un bellissimo esemplare maschio di circa un anno, che si aggirava nei boschi trascinandosi una zampa. Era malconcio e i cacciatori lo aiutarono: lo portarono al paese e chiamarono il dottore. Inutile raccontare la felicità dei bambini al ritrovamento dello straordinario animale: tutti lo accarezzarono e qualcuno lo battezzò con il nome di Furio».

Inizia pressapoco così, la favola di Bore. Che narra di un lupo salvato dai cacciatori del posto. Ci troviamo a Rovina, una piccola frazione. E' domenica e in un boschetto non lontano dalla strada provinciale qualcuno ha visto un lupo, dal pelo grigio ma dal passo lento. Il presidente della Federcaccia di Bore Luciano Fulgoni, anche rappresentante dell'Atc, non ci pensa due volte e avverte Emilio Bibini dell'Enpa di Borgotaro, ma della zona di Bore: Bibini chiama il veterinario, Mario Andreani, del Centro Referenza Lupo e del Cras dei Boschi di Carrega, che si reca sul posto, così come fa sempre, con i tecnici del Wac (Wolf Appennine Center) Luigi Molinari e Mia Canestrini. «Il lupo si trascinava una zampa e, in un primo tempo, si pensava fosse stato urtato da un'auto - spiega Mario Ferraguti, autore del libro «Sulle tracce del lupo che mi gira in testa», uscito lo scorso luglio -. Però era in piedi e si continuava a spostare nel piccolo bosco; in poco tempo sulla strada si è radunata tutta la frazione di Rovina e tanta altra gente di passaggio».

«Sono stati due nostri cacciatori, Ennio Felloni e Maicol Copellotti, ad avvistare il lupo - spiega Fulgoni -. Il lupo era in difficoltà e in mezzo alla neve. Così abbiamo chiamato chi poteva aiutarlo. E devo sottolineare che per noi è molto raro vedere un lupo: qualcuno ci sarà, ma non ci sono mai stati problemi. E Furio è talmente bello che è uno spettacolo».

«Andreani ha avuto non poche difficoltà sia per la neve che per il luogo di fitta vegetazione a trovare il lupo - continua Ferraguti -. Battitori improvvisati cercavano di spingere l'animale verso lo stesso Andreani, munito di tele anestesia. Il lupo non si è mai mostrato aggressivo nonostante tanta gente e la pressione dei battitori, a un certo punto si è accucciato tranquillo e Fulgoni, addirittura, gli parlava e l'ha chiamato Furio». Dopo circa venti minuti il lupo viene colpito dall'anestetico e finalmente si addormenta. Già da una prima osservazione il veterinario decide che Furio è un animale in salute, ma che purtroppo aveva ingerito un boccone avvelenato. Diagnosi che successivamente viene confermata anche dall'ambulatorio veterinario dell'Università di Parma, dove è stato portato immediatamente. Dopo le prime cure, il lupo viene trasferito al Cras dei Boschi di Carrega per la riabilitazione. E molto probabilmente sopravviverà all'avvelenamento, grazie a Fulgoni, a Bibini e alla nota professionalità di Andreani: «Non sappiamo dove può aver ingerito il boccone avvelenato - sottolinea Andreani che lo chiama «L 38» -, ma certamente dopo l'avvelenamento non è riuscito a percorrere 20 chilometri. Si tratta di un'intossicazione da pesticidi, fortunatamente con un dosaggio basso. Ora, l'animale è ricoverato al Cras dei Boschi. E da una prima occhiata è un lupo vero, senza segni di ibridazione. Tra una settimana potrà essere messo in libertà, naturalmente dotato di radio collare. E grazie ai cacciatori: non è la prima volta che lo fanno».

Insomma, una storia quasi unica nel suo genere, che ha visto la collaborazione tra cacciatori e tecnici del Wac: «Una storia esemplare, dopo le tante recenti polemiche e contrapposizioni - sottolinea Ferraguti -, con tutta quella gente accorsa sul posto che si è resa conto che il lupo non è “cattivo”. Tutti con la speranza che quel meraviglioso animale si potesse salvare. Una volta anestetizzato e caricato in auto i bambini si sono avvicinati incuriositi e qualcuno ha provato a sfiorarlo e ad accarezzarlo con la mano. L'affluenza di passanti occasionali ha spinto gli abitanti della frazione a dire: “Se non fosse stato per il lupo, nessuno si sarebbe accorto di Rovina…”».

© RIPRODUZIONE RISERVATA