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Colorno

La Reggia rinasce. "Franceschini venga a Colorno"

17 febbraio 2015, 06:00

La Reggia rinasce.

Katia Golini

«Il ministro Dario Franceschini venga a visitare la Reggia di Colorno. Gli spiegheremo in prima persona in cosa consiste il nostro progetto. E faccia in fretta perché il viaggio sta per cominciare». L’invito parte da Giovanni Buttarelli, ex vice presidente della Provincia, che, insieme Mariella Utili, soprintendente ai Beni storici artistici ed etnoantropologici di Parma e Piacenza, e a Carlo Mambriani, docente di Storia dell’architettura all’Università di Parma, ha elaborato il progetto di riqualificazione turistica della Reggia di Colorno. Progetto incentrato non soltanto sull’idea di fare rivivere le stanze della Reggia attraverso arredi e quadri, ma fondato sul racconto. Il filo conduttore sarà il racconto del Palazzo ducale, durante un percorso immaginato per immergere il visitatore in un’epoca lontana, a tu per tu con i duchi e i personaggi che hanno fatto la storia della nostra terra.

Il ministro aveva parlato in un’intervista al «Corriere della Sera» dell’idea di riportare «a casa» gli arredi che una volta appartenevano a varie residenze italiane, tra cui Colorno, e che oggi sono sparsi in giro per l’Italia, nei depositi dei principali musei di Roma, Napoli, Firenze e Torino.

La dichiarazione ha sollevato polemiche e speranze: le prime soprattutto nel Mezzogiorno, nel timore si volesse spogliare il museo di Capodimonte, le seconde a Parma e dintorni. E’ quindi arrivato il momento di mettere i puntini sulle «i», come si dice. Buttarelli, Utili e Mambriani hanno elaborato una proposta che è qualcosa di più del semplice riarredo delle stanze. Il rilancio della Reggia è fondato su un’idea di museo all’avanguardia, unico nel suo genere. E soprattutto, al passo con i tempi: con l’uso delle tecniche multimediali, ma all’insegna del contenimento dei costi, puntando tutto sulla valorizzazione della cultura, dell’arte e delle bellezze di cui tutta l’Italia è ricca. Nessuno scippo in programma, dunque, ma soltanto la richiesta di «stanare» dai magazzini i «tesori» dimenticati. 

Il primo obiettivo del progetto guarda vicino: valorizzare arredi e oggetti sparsi qua e là nei palazzi del parmense (dalla sede della Provincia ai musei agli uffici pubblici). E su questo fronte ci sono buone nuove: in aprile saranno esposti al pubblico alcuni mobili recuperati da piazza della Pace, che la Provincia ha già «liberato» e messo a disposizione. 

Il secondo più lontano. «Vorremmo l’aiuto alle Soprintendenze che hanno depositi pieni di materiali e che non sanno come utilizzarli - spiega Buttarelli -. Vorremmo che diventassero “nostri soci” nella realizzazione di un museo del tutto nuovo nella scena italiana. Un “museo in progress”, lo definirei. Un museo che inizia, che cambia e che prosegue la sua progettualità e la sua proposta costantemente. Un museo nuovo nella sua ideazione e nei suoi contenuti, che ci permetta di utilizzare e valorizzare i beni patrimoniali della nostra provincia, per iniziare, e che abbia ricadute sul Paese dal punto di vista economico. Avremo anche bisogno dell’aiuto di intellettuali ed esperti che ci aiutino a creare sensibilità nell’opinione pubblica e a rendere il nostro progetto attraente oltre che pedagogicamente corretto». 

Entra nei particolari del racconto Mambriani: «L’idea di fondo è che intendiamo portare dentro gli appartamenti i primi oggetti originari, per attirarne altri e creare un effetto domino. Per esempio, anche i privati potrebbero avere voglia di partecipare attraverso donazioni o prestiti. L’importante è partire, iniziare un percorso. Nessuno vuole riportare a Colorno l’arazzo che gli italiani hanno visto dietro le spalle del presidente della Repubblica durante il discorso di fine anno. O spostare dal Quirinale la sua antica e famosa scrivania. Quegli oggetti ormai appartengono alla storia dell’Italia unita. Ma nulla toglie che si possano organizzare scambi o prestiti. E soprattutto cercare quello che è stato dimenticato. Quando non sarà possibile creeremo stampe a colori su plexiglas in modo da ricreare l’ambiente, senza falsificazioni storiche o artistiche. Quello che conta è fare rivivere la Reggia attraverso racconti e suggestioni, oltre che ovviamente alcuni oggetti autentici». 

Una nuova idea di museo, dunque. Preciso dal punti di vista storico, ricco di immagini, oggetti e suggestioni, nuovo nella struttura. Glauco Lombardi sarà la guida turistica, il «genius loci».

Primo a iniziare il recupero della Reggia con un suo museo toccherà a lui accogliere i visitatori e introdurli all'allestimento multimediale che racconta il Palazzo ducale per emozioni. Sarà come essere dentro la storia e, un po', come diventare protagonisti di un film in costume. Dopo di lui entreranno in scena, tra gli altri, Barbara Sanseverino, affascinante cortigiana e donna dai mille volti, poi l'architetto Ferdinando Bibiena, la regina di Spagna Elisabetta Farnese e l'archeologo Francesco Bianchini.

Oltre a Buttarelli, Mambriani e Utili, tanti altri sono stati coinvolti nell'elaborazione del progetto: per la ricostruzione degli eventi gli storici di formazione Adriano Cappellini, attuale dirigente scolastico del Marconi e della Sanvitale, e Franca Manzini, esperta di archivi. Alberto Nodolini, grande grafico, art director e scenografo, metterà a frutto la sua esperienza di uomo di teatro per ideare gli aspetti visivi ed evocativi del racconto sulle vicende della Reggia.

Hanno accettato di entrare nel comitato scientifico in formazione anche l'ex ministro Massimo Bray e lo storico dell'arte e giornalista Tomaso Montanari: un aggancio nazionale che aiuterà, sperano i promotori, la realizzazione del sogno.