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Parma

Poco meno di un mese per salvare l'aeroporto

17 febbraio 2015, 06:00

Poco meno di un mese per salvare l'aeroporto

Luca Pelagatti

Ventidue giorni a disposizione Senza neppure un'ora da perdere. Questo lo spazio per l'ultimo decollo che l'assemblea dei soci ha concesso al «Verdi». Che entro il prossimo dieci marzo dovrà dimostrare se, come tutti dicono di volere, continuerà ad essere l'aeroporto di Parma.

Tramontata infatti decisamente l'ipotesi dell'acquisto dello scalo da parte dei cinesi della Izp Tecnologies («Le condizioni per un accordo in questo senso attualmente non ci sono») l'assemblea di ieri si è trovata davanti ad un bivio: cercare una soluzione per concedere tempo al «Verdi» o cedere alla scelta più amara. Ovvero la liquidazione. «Quello che è emerso è la convinzione condivisa che si tratti di una infrastruttura fondamentale, che produce ricchezza per l'intero territorio», ha spiegato Cesare Azzali, direttore dell'Upi uscendo dall'incontro di palazzo Soragna. Durante il quale si sono definiti i prossimi passaggi. E una agenda molto fitta di impegni.

Fitto calendario di incontri

Entro il dieci marzo infatti tutte le parti coinvolte, dal socio privato austriaco Meinl Bank alle istituzioni locali, dovranno trovare un accordo. E soprattutto delle risorse economiche.

All'aeroporto servono tra i due milioni e mezzo e i tre milioni di euro per garantirsi un anno di attività. E questi soldi, ormai appare certo, dovranno venire da Parma, dal suo territorio. Dalle realtà economiche e sociali di casa nostra.

«E' una scommessa che si deve vincere - ha sostenuto Guido Dalla Rosa Prati -. Non per la Sogeap o qualcuno che ha interesse in questo settore. Ma per l'intera città. Un aeroporto genera ricchezza e risorse per tutti. Ecco perché se il “Verdi” chiudesse Parma sarebbe più povera. Non solo: il nostro scalo, e questo forse non è stato ribadito abbastanza in passato, non ha debiti, ha le risorse per il presente. Ora si devono trovare quelle per il futuro. Ricordando che il bilancio, tra l'altro, mostra una evoluzione positiva: l'ultimo è il migliore da alcuni anni a questa parte».

Segni positivi di bilancio

Segnali positivi, timidi indicatori che fanno ben sperare. Ma che tuttavia non bastano. Ora occorre il passo avanti. E l'assemblea di ieri ha chiamato ciascuno a fare la propria parte.

«Preso atto del sostegno del Governo, che per bocca del suo sottosegretario De Micheli ha ribadito come si debbano sperimentare tutte le vie per il rilancio, ora sarà la volta di agire concretamente». Sono quindi già all'ordine del giorno una serie di incontri che vedranno, tra le altri, la Provincia coordinare i Comuni del territorio mentre dall'altra parte l'Amministrazione di Parma cercherà diverse relazioni.

Più province coinvolte

«In primo luogo mi attiverò con i miei omologhi di Reggio e Piacenza - ha sottolineato il sindaco Pizzarotti -. Uno scalo come questo è una infrastruttura che coinvolge un'area ben più vasta di una sola provincia. Ecco perché è giusto che ci sia una condivisione». Lo scopo, come detto, è raccogliere quei fondi che sono necessari al funzionamento dello scalo. Anche se poi, come è doveroso, si pensa già al dopo.

«Una volta ottenuta questo periodo di attività garantita puntiamo a proporre un avviso pubblico, una sorta di bando europeo - ha proseguito Pizzarotti -. La finalità è trovare un interlocutore privato che acquisisca l'aeroporto». Insomma, se l'accordo con la cordata cinese non è andato a buon fine non si deve pensare che non ci siano altri soggetti potenzialmente interessati. «Quello che serve ora - è la convinzione condivisa - è il tempo per identificarli e selezionarli. E quindi perfezionare un accordo». Un periodo minimo di un anno che Dalla Rosa Prati ritiene possa essere anche allungato. «Ne sono convinto. Al punto che personalmente mi sono impegnato a sottoscrivere un aiuto economico per lo scalo. Io punto ad un triennio: un tempo utile a sfruttare la attuale evoluzione dei mercati. Dimostrando che i vantaggi economici di un aeroporto sono per l'intera collettività».

Ritorni economici

In questo senso è stato ricordato come, secondo studi di settore, ogni euro investito in un scalo determina un ritorno per l'economia locale di venticinque volte. «Non per il gestore, non per una società: ma il territorio nel suo complesso». Un territorio che comprende quello della provincia, e non solo, dove secondo un sondaggio di qualche tempo fa, il 74% dei residenti vorrebbero un «Verdi» tutt'altro che destinato alla picchiata.

Ma adesso, con la scadenza che si avvicina, non è più tempo per sondaggi e discussioni. Ma per azioni concrete. Gli incontri di questi giorni dovranno proprio distribuire l'impegno e valutare la reale volontà di partecipare. Ricordando che la liquidazione e la chiusura sarebbero, se non scelte definitive, almeno molto complesse da ribaltare.

«E' necessario ricordare che l'aeroporto è un servizio per una collettività. Ed è quindi logico che la stessa, comprendendone il valore, se ne faccia carico», ha concluso l'amministratore delegato di Sogeap, Franco Rastelli.

Intanto però il calendario scorre velocemente. Il dieci marzo è molto vicino. Il tempo delle dichiarazioni ora si riduce sempre di più. Qualunque aereo per il decollo ha bisogno di uno spazio minimo per prendere spinta. Quello che sulla pista del «Verdi» sembra sempre più scarso.