Archivio bozze

Il caso

Sala, il parroco racconta la sua verità

18 febbraio 2015, 06:00

Sala, il parroco racconta la sua verità

Gabriele Balestrazzi

L’imbarazzo e la tensione gli si leggono in volto. Essere stato per una settimana alla «ribalta» della cronaca ha sicuramente lasciato un segno profondo ed amaro in don Giovanni Lommi, il parroco di Sala Baganza.

Omofobia a Sala, esplode il caso: era questo il titolo che raccontavamo in prima pagina martedì 10 («Senza neppure virgolette», dirà poi con un sorriso stretto quando l’intervista – sciolta la diffidenza iniziale - si sarà allargata ad una riflessione su come ci si muove oggi nel giornalismo, nella chiesa, sul web). E questa era in effetti la pesante denuncia arrivata nelle redazioni da parte dell’associazione Ottavo colore, partendo dal racconto di due ragazze: due ragazze lesbiche «allontanate dal prete per un abbraccio affettuoso».

C’è voluta una settimana perché don Lommi si decidesse a parlare personalmente, al di là del comunicato ufficiale di mercoledì scorso della Diocesi. Senza nascondere la sua diffidenza verso le modalità del lavoro dei media, ma anche con la consapevolezza che da qui bisogna passare per fare chiarezza. E allora partiamo dai fatti e dalla sua versione.

«Eravamo nell’oratorio parrocchiale – racconta don Lommi – che ospitava contemporaneamente un compleanno con bambini e uno spettacolo musicale con una trentina di persone. Io facevo avanti e indietro per rispondere alle varie esigenze dei due eventi e avevo appena recuperato due panche. Nel corridoio che conduce all’uscita dalle due sale ho visto un quartetto che era rimasto lì un po’ a parte, senza sedersi su quelle panche, ma subito non vi ho fatto troppo caso. Poi, mentre stavo ascoltando la canzone di un amico (Michele) ho visto che due di queste persone si stavano baciando: un bacio intenso, alla francese per capirci. Allora, come ho fatto altre volte in oratorio, per gesti analoghi tra ragazzi e ragazze, mi sono avvicinato e – dopo aver chiesto se facevano parte del gruppo dello spettacolo – ho detto loro di darsi un po’ di contegno. Ma solo allora ho visto che si trattava di due donne».

E a quel punto che cosa è accaduto?

Subito è scattata una reazione molto forte nei miei confronti, con parole molto tese anche da parte delle altre due ragazze al loro fianco. «Due lesbiche non possono baciarsi…?» hanno detto a voce alta. Io ho provato a smorzare i toni, facendo segno con la mano di andare verso l’uscita perché potessimo parlarne con calma senza disturbare lo spettacolo. E qui un’altra di loro ha aggiunto: «Ah, così sbatti fuori le lesbiche?». Nel frattempo stava uscendo una famiglia che aveva preso parte alla festa di compleanno, ma il nostro dialogo si è interrotto immediatamente, perché mi sono sentito rivolgere insulti e parole di ogni tipo. Non riuscivo a spiegarmi, e a quel punto mi sono irrigidito e le ho invitate ad uscire dal cortile. Qui hanno dato letteralmente in escandescenze e allora ho telefonato ai carabinieri, che sono arrivati subito, mentre loro si allontanavano sempre protestando («Non possiamo neppure stare qui?»).

Ma se tutto è nato da un equivoco, perché non ha subito chiarito che il suo intervento non era contro un bacio gay, ma semplicemente per un atteggiamento che in generale non le sembrava consono al luogo e alla presenza di bambini?

Questa è stata la mia mancanza: mi sono irrigidito e spaventato. Anche qualche parrocchiano me l’ha rimproverato dicendomi: se sorridevi e ti spiegavi subito….

E perché poi aspettare tanti giorni, nel momento in cui il caso era diventato di pubblico dominio e visto che lei non era riuscito a spiegarsi direttamente con le ragazze?

Da quando la notizia è uscita sul sito della Gazzetta sono stato tempestato dalle telefonate di tanti amici preoccupati per me. E poi il giorno dopo il titolo sulle locandine del giornale…. Le dico la verità: anche quando mi avete chiamato dalla redazione per chiedere la mia versione è scattata la sfiducia verso chi mi sembrava dare in pasto a tutti quell’accusa. E poi mi ha rinfrancato il comunicato della Curia, a cui mi sono pienamente appoggiato.

La Chiesa, anche se ora con papa Francesco qualcosa sembra muoversi, ha sempre avuto sull’omosessualità posizioni piuttosto intransigenti: non ha pensato che questo rendesse in qualche modo verosimile il racconto reso pubblico dalle ragazze? E don Lommi è un tipo di prete che autorizza questa interpretazione omofoba del suo gesto?

Io credo nel rispetto di tutte le persone e nella massima accoglienza. E più volte nelle mie parrocchie ho incontrato persone omosessuali che volevano anche confrontarsi sul loro percorso dal punto di vista spirituale

Si era parlato di un incontro con le ragazze. E’ ancora possibile?

Io spero che vengano, per vedere insieme dov’è che non ci siamo capiti.

Chi deve chiamare chi?

Noi l’invito l’abbiamo fatto. E rimane valido

Che reazioni ha avuto dai parrocchiani?

Nell’incontro con i giovani del venerdì, inevitabilmente, si parlato solo di questo. E nelle messe di domenica, al momento degli avvisi, ho voluto brevemente precisare i veri contorni dell’episodio. Ho avuto molte manifestazioni di solidarietà, così come mi hanno tranquillizzato le parole del vescovo e di tanti confratelli.

Alla fine che cosa ha insegnato questa vicenda a don Lommi per il suo “mestiere” di sacerdote?

Adesso che l’amarezza sta passando c’è anche una autocritica per come in quel momento mi sono irrigidito, per farmi paladino della difesa dei piccoli che erano lì. Mi sono sentito dipingere come un mostro che fa discriminazioni: ora spero che tutto si possa ricomporre.