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Inchiesta

I segreti per diventare attore a Parma

19 febbraio 2015, 06:00

Margherita Portelli

Via le scarpe e bùttati. Se accarezzi il sogno di recitare, il palcoscenico lo calchi delicatamente, con i piedi che già – in un qualche modo – si fanno conduttori di quell'energia che devi imparare a raccogliere e a scatenare. Conoscere e apprendere il teatro è un sogno dalle mille sfumature, che da qualche anno accomuna sempre più parmigiani. Laboratori, stage, workshop, seminari: il minimo comune denominatore è la voglia di mettersi alla prova, che sia per semplice passione o per rincorrere un'ambizione professionale. Abbiamo sondato il panorama della formazione teatrale, in città, e abbiamo scoperto che per i non professionisti, così come per coloro i quali ambiscono a diventarlo, le alternative sono davvero tante.

Diverse anche le ragioni che portano studenti, professionisti, operai e artigiani ad avvicinarsi a un sipario con la voglia di scoprire cosa c'è dietro: superare la timidezza, conoscere se stessi attraverso l'arte, imparare a parlare in pubblico. Molti ci dicono che il teatro non è il fine, ma il mezzo.

Un ricco panorama

Dalla formazione settimanale per i giovani dai 14 ai 25 anni del Teatro delle Briciole, ai laboratori di primo e secondo livello di Europa Teatri. Dalla scuola strutturata in tre anni del Cerchio, con 19 corsi, centinaia di iscritti e workshop intensivi di una settimana ciascuno, al laboratorio di educazione alla teatralità del Tempo, fino ai corsi delle compagnie, tra cui Anticorpi Teatri e la Compagnia del Calandrino. Lenz Fondazione in primavera ricomincerà con le Pratiche di teatro volte all'acquisizione di linguaggio performativo e visuale, e con le Pratiche di teatro sociale, un progetto di sensibilizzazione teatrale che si articola in differenti esperienze laboratoriali rivolte a disabili intellettivi, fisici, sensoriali ed ex lungo-degenti psichici. La Fondazione Teatro Due ha da poco concluso un laboratorio propedeutico al teatro per studenti universitari. Tutti i percorsi, in genere, conducono a un esito, uno spettacolo in cui si tenta di far confluire quanto appreso nel corso di lezioni settimanali, portate avanti per mesi (quasi sempre si lavora su un tema specifico, spesso frutto di scelte condivise con gli iscritti). Alcuni di questi spettacoli, come «All Ways», che ha seguito un laboratorio a cura di Beatrice Baruffini al Teatro delle Briciole nel 2013, continuano ad essere rappresentati e portano gli attori a esibirsi sui palchi di diverse città. Chi inizia ha la possibilità di continuare, approfondire, scoprire nuove realtà e ricominciare a mettersi alla prova: in tanti, nel corso dei decenni, partendo da laboratori come questi, sono approdati ad importanti accademie nazionali ed internazionali, riuscendo a fare del teatro un mestiere.

Costo medio 300 euro

I prezzi dei corsi variano, ma il costo medio per un laboratorio si aggira sui 300 euro.

Durante le serate di laboratorio si lavora sul corpo, sul movimento, sulla voce e sulla coralità. «Il lavoro deve essere collettivo, si cerca la qualità dello stare insieme» accennano Savino Paparella ed Elisa Cuppini, che curano il laboratorio per ragazzi delle Briciole. «I gruppi sono eterogenei e questa è una ricchezza – commentano Ilaria Gerbella e Patrizia Mattioli, del laboratorio di secondo livello di Europa Teatri -. Ci sono i giovani, molti dei quali si avvicinano incuriositi da esperienze fatte a scuola, e ci sono gli adulti, che magari ripescano dal cassetto un sogno di quando erano ragazzi. Ognuno ha la sua storia: c'è anche chi è venuto su suggerimento dello psicologo». «Qualcuno si avvicina ai laboratori anche per sviluppare un occhio critico che lo aiuti a capire ancor meglio il teatro che fruisce da spettatore» sottolinea Antonio Bucarello, mentre i suoi ragazzi si dispongono sul palco del Teatro del Tempo.

L'offerta è ampia: perché oltre ai laboratori, molti teatri realizzano workshop o stage per attori, con professionisti di varie compagnie italiane che intensivamente, per qualche giorno, propongono un approfondimento. Il Cerchio, quest'anno, ad esempio, propone 5 workshop, tra cui quello in corso questa settimana di «Carrozzeria Orfeo»: «A chi mi dice di voler fare di questa passione un mestiere – spiega Gabriele Di Luca, che fa parte di una delle più promettenti compagnie su scala nazionale – consiglio di sviluppare un contatto molto profondo con sé stesso, per capire se, da qui a una decina d'anni, è davvero disposto a sacrificare tutto».

Testimonianze dirette

Andrebbe chiesto, ad esempio, a Massimo Boschi, 21 anni, che prima di iniziare a scaldarsi sul palco ci racconta il suo sogno e unico obiettivo, recitare, e a Gaia De Luca, 19enne, che confessa: «A otto anni avevo già deciso tutta la mia vita». Poi invece c'è chi, come Andrea Friggeri, operaio 40enne, ama il teatro e lo infila nell'elenco delle sue passioni, insieme all'orto e all'intaglio del legno, o chi, come Michele Panariello, 47 anni, operaio, a domanda, risponde: «La cosa più bella del teatro? È un modo diverso di sentire il proprio corpo». E in fondo, se, come dice Elisa Bortolin (tra i curatori del laboratorio della compagnia Anticorpi) «il teatro è un gioco e, in quanto tale, non ha barriere», allora vien voglia davvero di sfilarsi le scarpe e provare. Male che vada ci si divertirà.

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