Archivio bozze

Roccabianca

«Acqua di rubinetto all'asilo: e mio figlio allergico al cloro?»

20 febbraio 2015, 06:00

«Acqua di rubinetto all'asilo: e mio figlio allergico al cloro?»

Chiara De Carli

Leonardo ha quattro anni e da qualche giorno, solo per lui, la scuola materna finisce alle 11,30 ovvero l’orario in cui il papà lo va a prendere per andare a casa, a pranzo. «Da quando in mensa è stata sostituita l’acqua in bottiglia con quella del rubinetto, a Leonardo hanno iniziato a comparire arrossamenti e piccole pustole – spiega la mamma Paola -. La stessa ''sfogazione'' era comparsa qualche tempo fa in occasione di un bagno in una piscina molto affollata e quindi con un alto asso di cloro nell’acqua. Mi sono quindi rivolta alla pediatra che ha prescritto analisi allergologiche specifiche». L’appuntamento è per la settimana prossima e, poi, servirà ancora qualche giorno per avere i risultati.

Nel frattempo, però, Paola cerca di eliminare tutte le variazioni occorse nella vita del figlio da quando sono comparse le prime macchie. Tra queste anche l’acqua che beve a scuola. «La mia idea è che mio figlio sia sensibile al cloro e temo che nell’acqua ce ne sia troppa. In attesa dei risultati delle analisi ho chiesto alle maestre la disponibilità a dargli quella in bottiglia ma mi è stato risposto di no e quindi siamo costretti ad andarlo a prendere all’ora del pranzo. Capisco che la paura sia quella di risultare poco educativi nei confronti degli altri bambini, ma non è necessario dargli la bottiglietta: basta versare l’acqua in un bicchiere e dargliela così».

Paola prova a farsi fare un certificato dalla pediatra: poche righe in cui si chiede, in via precauzionale, di non dare acqua del rubinetto al bambino per sospetta intolleranza al cloro. Il certificato prodotto, e inviato al Comune, non è però ritenuto sufficiente per attivare la «dieta speciale» e quindi Paola deve incassare un altro no. «La Commissione nutrizione aziendale – scrive l’Ausl martedì scorso – rilascia parere negativo in quanto nel certificato medico allegato alla richiesta manca una diagnosi di accertata patologia». Una risposta che lascia perplessa la famiglia di Leonardo: «Non serve una dieta ma solo una bottiglietta d’acqua al giorno, che forniremmo chiaramente noi, finchè non si sarà capito che cosa provoca questa reazione. Questa rigidità ci costringe a fare i salti mortali visto che sia io che mio marito lavoriamo e non possiamo contare sui nonni: se fosse malato prenderei una baby sitter, ma così mi sembra davvero una sciocchezza. Oltretutto la retta devo pagarla comunque per intero».

Un comportamento, quello delle insegnanti, che stupisce il sindaco Marco Antonioli, interpellato su quanto sta accadendo: «Essendo una situazione temporanea, mi stupisce che debbano intervenire le istituzioni e non si sia riusciti a gestire la cosa con il comune buon senso. Un genitore ha chiesto una cosa particolare, senza però formalizzarla all’ufficio scuola, e chi fornisce il servizio non si prende certo la responsabilità di fare variazioni senza una disposizione specifica. Se i genitori del bambino faranno richiesta scritta all’ufficio preposto, noi chiederemo formalmente alla ditta che fornisce il servizio di ristorazione la disponibilità a servire l’acqua in bottiglia all’unico bambino che, per il momento, ne ha la necessità».