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Altre tre istanze di fallimento

21 febbraio 2015, 06:00

Altre tre istanze di fallimento

Georgia Azzali

Poco più di 70.000 euro. Briciole per una società di calcio di serie A. Eppure il Parma, con buona pace dell'allora «rassicurante» patron Ghirardi, lo scorso ottobre non aveva (o comunque non ha sborsato) nemmeno quelli. Tanto da far diventare definitivamente esecutivo, senza fare opposizione, un decreto ingiuntivo di 71.610 euro chiesto da un agente sportivo. Che ieri mattina ha presentato in tribunale istanza di fallimento nei confronti del Parma. Insieme alla sua richiesta, anche quelle di altri due colleghi con crediti di 206.000 e di 100.000 euro verso la società crociata. I primi procuratori a farsi avanti. Ma quasi certamente i primi di una lunga serie di creditori che da lunedì potrebbero affollare la cancelleria fallimentare. Tre istanze che vanno a sommarsi a quella di un fornitore, presentata mercoledì scorso. E soprattutto alla richiesta della procura, che si è fatta avanti dopo che due creditori avevano desistito. E' molto probabile che tutti questi casi vengano riuniti e discussi nell'udienza già fissata per il 19 marzo. Quasi 400.000 euro il credito complessivo dei tre agenti. Poca cosa rispetto alla voragine milionaria che si sta aprendo sotto il Parma. Ma tutto fa pensare che siano solo i primi scossoni. I tre procuratori si sono rivolti allo stesso avvocato, esperto di diritto sportivo, che però non ha alcuna intenzione di rivelare i nomi dei suoi assistiti. Si tratta comunque di agenti italiani, residenti in zone diverse della penisola. Tutti e tre battono cassa da tempo perché la società riconosca loro quanto dovuto per l'acquisto e il trasferimento di cinque giocatori della prima squadra.

Ormai ex crociati, anche se in un paio di casi ancora di proprietà del Parma Football Club. Nulla di più si sa sulla loro identità. Ma chiare sono le cifre che i tre agenti hanno messo nero su bianco: per quanto riguarda i crediti di 206.000 e 100.000 euro, si tratta di somme frutto di un accordo tra i procuratori e la società che compare in una scrittura privata. Molto diversa, invece, la questione riguardante i 71.610 euro. Debito più piccolo per la società, ma molto più «pericoloso». Al di là del fatto che bastano 30.000 euro per chiedere e ottenere il fallimento di un'impresa commerciale, in questo caso siamo di fronte a un decreto ingiuntivo definitivo. Traducendo: non solo c'è stato il pronunciamento di un giudice che ha ritenuto fondata la richiesta del creditore, ma quel titolo è diventato incontestabile. Certo, all'udienza manca ancora poco meno di un mese. In teoria ci sarebbe tutto il tempo per tappare questi buchi. Ma il rosso pare ormai aggirarsi sui 100 milioni. In particolare, considerando l'ultimo bilancio presentato, al 30 giugno 2014 i debiti tributari della società di calcio ammontavano a 16.746.682 euro, quasi cinque in più rispetto all'anno precedente. E negli ultimi otto mesi è probabile che la somma sia ulteriormente aumentata. Il Parma calcio deve inoltre versare al Fisco 8.443.982 euro di trattenute sulle buste paga dei dipendenti, altri 565.559 euro da trattenute sui compensi girati ai lavoratori autonomi e 520.827 da quelle sulle prestazioni dei vari collaboratori. Ma anche la voce Irap non scherza: 7.218.189 euro da sborsare. E il lungo elenco di conti che non tornano non è finito: nell'ultimo bilancio compare anche un debito di 1.032.000 euro verso istituti di previdenza, per circa la metà verso l’Enpals, la cassa dei calciatori. Collegata, poi, alla situazione del Parma calcio c'è quella della controllante Eventi Sportivi, la società che ha crediti verso Parma Football Club per oltre 33 milioni, ma allo stesso tempo ha accumulato debiti tributari per 25.511.671 euro. Soldi che mancano. E soldi che non entrano. Perché le promesse finora non hanno portato a nulla. E se è vero che il fallimento non è stato dichiarato, lo stato di insolvenza è sotto gli occhi di tutti. Non c'è alcuna inchiesta aperta per bancarotta fraudolenta, ma non è detto che la procura aspetti l'ufficializzazione del crac da parte del tribunale. Possibile, ma tutt'altro che scontato. Perché i motori potrebbero mettersi in moto molto prima.