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Il caso

Il Verdi produce ricchezza

21 febbraio 2015, 06:00

Il Verdi produce ricchezza

Luca Pelagatti

Rilancio o chiusura. Da mesi il futuro del «Verdi» sembra appeso ad un filo e sul suo destino si gioca una battaglia fatta di ipotesi rese più fosche da bilanci a rischio di rosso perenne. Ma in ballo non c'è solo il bilancio delle entrate e delle uscite. Perché dietro il dibattito sull'aeroporto per qualcuno si cela una scelta ben più grande. Quella che riguarda il modello di sviluppo della città.

«Si tratta di una struttura fondamentale per il nostro territorio», è stato infatti ribadito l'altro giorno dopo l'ultima, risolutiva, assemblea dei soci. Ma ora dopo i proclami e le dichiarazioni devono arrivare le risposte concrete. Ovvero la possibilità di finanziare lo scalo almeno per un anno. Ma il tempo è poco. E i soldi, pare, ancora meno.

«Quello che è certo è che se non si arrivasse a dare vita a quella cordata che salverà l'aeroporto la città sarà più povera», ripete da tempo il presidente della Sogeap, Guido Dalla Rosa Prati. Spiegando che questa decisione non deve venire per motivi di campanile o di immagine. Ma strettamente economici. «Sia chiaro, non lo dico io, ma le analisi dei tecnici».

In particolare lo conferma uno studio realizzato dalla società internazionale KPMG Advisory che guarda al presente dello scalo. Cercando di ipotizzare quale potrebbe essere il futuro.

«Il dato è inequivocabile: ogni euro investito nella gestione dell'aeroporto determina un ritorno sul territorio di circa venticinque volte». Detto così pare una affermazione campata per aria. Ma nella palazzina dell'aerostazione la replica è ferma: stiamo parlando di soldi veri.

«E' facile spiegarlo: l'attività di incoming, ovvero l'arrivo da fuori di visitatori, produce benefici per il turismo che si riflettono nel settore alberghiero, della ristorazione, del commercio - aggiunge l'amministratore delegato Franco Rastelli. - Ma non solo: gli analisti hanno calcolato il risparmio anche per i parmigiani che decollano da Parma senza dovere ricorrere agli altri scali. Costi di trasporto, risparmi nel parcheggio, tempo: se vale per i parmigiani che si spostano per turismo questo vale ancora di più per coloro, e sono tanti, che volano per lavoro, per raggiungere posti in cui fare business. Per questi ultimi, è stato calcolato, che partire da Parma significa, a vario livello, un risparmio di circa 200 euro rispetto ad un volo che parta, ad esempio, da Milano».

Insomma, la replica a chi si dichiara pronto ad accettare l'ipotesi di una liquidazione è netta. Chiudere vorrebbe dire rinunciare ad una risorsa. Utile oggi. Ma fondamentale domani.

«Si, perché un dato poco noto è che nonostante la crisi mondiale il traffico aereo è uno dei pochi settori che non conosce flessione. E a breve, parliamo di al massimo cinque anni, gli altri scali del nord più vicini saranno saturi. Quindi aeroporti come il nostro sono destinati a diventare fondamentali». Ma per arrivare a quella data del 2020 occorre trovare le risorse subito. Perché il conto alla rovescia è partito.

«Il beneficio di avere un aeroporto attivo e operativo è dell'intero territorio. Ecco perché è da qui che devono venire le risorse», rincara Dalla Rosa Prati. Che ricorda come dal 2008 l'onere di gestire, e pagare, il Verdi sia stato lasciato sulle spalle della banca austriaca Meinl. Che ora, chiede, che qualcuno da casa nostra si faccia avanti. «Ed è logico: loro hanno investito milioni di euro che sono serviti a produrre ricchezza per Parma e il suo territorio. Ma in cambio non hanno avuto nulla. Ora è tempo che chi ha ottenuto un vantaggio, ovvero Parma, ricambi in parte quello che ha ricevuto».

E si deve, se si vuole evitare la cessazione di ogni attività, farlo in fretta. Il 10 marzo è dietro l'angolo: e in quella data si saprà se si sono trovati i soldi che servono: almeno due milioni e mezzo di euro, forse tre, per un anno di attività. An che se la scommessa in realtà è garantirsi una prospettiva più lunga.

«Qualcuno pensa che questa situazione riguardi solo Parma: non è così. Tutti i piccoli aeroporti hanno gli stessi problemi. Sotto i due milioni di passeggeri uno scalo difficilmente produce utili» ,spiega Rastelli. Aggiungendo che altrove, da Perugia a Ancona, da Trapani alla Sardegna, gli aeroporti di dimensioni medio-piccole possono contare su generosi aiuti dei soci. Ovvero da Regioni, Province, Comuni e altri investitori pubblici.

«A Parma l'aeroporto è privato per il 70% ma è al servizio di una città. E' il momento per questa città di dimostrare, non per blasone o puntiglio di campanile, che non vuole rinunciare ad una infrastruttura che ne aumenta il valore». Già, dirlo però è piuttosto facile. Ma ci sono solo venti giorni per mettere i potenziali «investitori» intorno ad un tavolo. E convincerli a mettere le mani al portafoglio.

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