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Lutto

L'ultimo sorriso di Ugo

21 febbraio 2015, 06:00

Vanni Zagnoli

Da oggi la curva del Parma non sarà più la stessa. Perché mancherà a tutti Ugo Mazzoni, tifosissimo crociato. Aveva appena 34 anni. Grande appassionato di sport, laureato in Economia e marketing, era un entusiasta della vita: «il ragazzo con il miglior sorriso del mondo», come lo ricorda ora un'amica sul suo profilo di Facebook. Non ha mai smesso di sorridere, Ugo: anche quando il suo cuore matto non gli dava tregua. Quel cuore che l'altro giorno l'ha tradito, strappandolo dall'affetto dei tanti che gli volevano bene.

Si era sentito male martedì. «Aveva una tosse incredibile, la pressione bassa, sia la minima che la massima, era ricoverato all'ospedale Maggiore: dove è morto giovedì, per arresto cardiaco», raccontano i genitori. Ugoù era l'orgoglio di una famiglia molto unita e conosciuta a Parma, persone meravigliose con cui abitava in via Filzi: «Lo chiamavamo Ughy».

Il padre Giancarlo, 72 anni, è stato dirigente di importanti aziende: Barilla, della reggiana Nelsen e della Parmalat. La madre Franca è stata insegnante a Reggio, a Praticello di Gattatico e a Sant'Ilario d'Enza. La coppia ha anche un figlio più giovane, Alessandro, approdato alla Ferrero.

«Ugo - spiega la mamma - era in attesa di un nuovo lavoro, da fine dicembre. Veniva da un corso Ifoa e da un'esperienza lavorativa a Vignola, nel Modenese. Per 5 anni si era fatto largo nell'edilizia, come agente commerciale di un'azienda di Brescia, l'Alfaacciai, nel gruppo Consider, dei fratelli Bianchi».

Mazzoni aveva sempre lavorato con profitto e grande determinazione. E quando al Parma succedeva qualcosa di particolare, come un cambio di allenatore, aveva l'abitudine di informarsi, di dialogare con i giornalisti, di intervenire. «La mia settimana ha un sapore diverso, se il Parma vince», confessava.

Aveva un ragazza, Lilia Paciu, amava viaggiare con lei e con gli amici: con loro condivideva la passione totalizzante per lo sport e non gli dispiaceva discutere di politica. «Ultimamente mi appassiona molto», diceva. Sempre presente al Tardini, era facile incontrarlo anche alla stadio di baseball. Polemista appassionato e intelligente, quando il Parma andava male aveva l'abitudine di sferzare i calciatori incontrati per caso. Al bar, poi, ne discuteva: «Ho detto quel che penso al tale. Per me non si impegnano come dovrebbero». Ugo alternava l'anima del supertifoso a quella del giornalista in pectore.

«La sua morte - dice il padre - ha colpito l'intero ospedale. Era in attesa dell'esito degli esami, ne aveva fatti molti, sembrava andasse tutto bene. Era andato dal medico anche lunedì, perché quella tosse non gli dava tregua». «Da quasi due mesi viveva uno stato depressivo - racconta Giancarlo Mazzoni - perché non arrivava il posto di lavoro inseguito. Era un tipo aggressivo, sul Parma come sul lavoro, non gli andava di essere a casa».

Rifiutava l'idea della retrocessione del Parma e pure quella del fallimento: soffriva per le vicende del club. Così come non si rassegnava a dover stare a guardare gli altri, pur in questo periodo di crisi economica.

Ugo da tre stagioni aveva però coronato il suo sogno, diventare opinionista in tv. Una decina di apparizioni sull'emittente guidata da Pietro Adrasto Ferraguti, nella trasmissione Calcio e Calcio di Michele Angella. Era tra i tifosi che si alternavano come opinionisti, andava in curva, vicino ai distinti per stare vicino agli amici, per vivere la partita al Tardini in maniera totalizzante, non certamente perché ultrà dentro.

Mazzoni era un ragazzo espansivo e al tempo stesso timido, amava il dibattito ovunque, imporre le proprie idee agli amici, persino ai giornalisti, che all'inizio quasi sfidava. «A me tutti chiedono un parere sulla partita e poi lo usano in televisione». Certamente Ugo aveva colpo d'occhio, capacità di concentrazione sullo sviluppo del gioco.

Nella stagione della retrocessione in B era salito spesso in tribuna stampa, accreditato come tecnico di una radio nazionale, e lì aveva conosciuto tutti i giornalisti al seguito del Parma. Voleva far parte a tutti i costi di quel gruppo, in qualche modo c'è riuscito. Andava spesso anche in trasferta, aveva collaborato per gli sport vari (rugby in particolare) per L'Informazione di Parma.

Ecco, quella chiamata in tv era giunta improvvisa e non più attesa, dopo qualche commento in radio e a margine di interventi su siti specializzati come stadiotardini.it.

«Il medico mi ha detto di darmi una calmata. Sono stato a fare terapie assieme a Pino Colombi, ma tu non gliene parlare». Due anni e mezzo fa, la morte di Colombi lo aveva colpito molto.

«Sapeva di essere cardiopatico ma di certo non immaginavamo che sarebbe finita così tanto presto: mi sto chiedendo il perché di questo castigo».

Mazzoni mancherà a tutti per l'umanità e anche per quel pizzico di presunzione che lo rendeva unico, fra i tifosi. Si schierava dalla parte di qualche giornalista in particolare, amava il dibattito comunque aspro, incitava i timidi, come lui, a battersi per le proprie idee.

«Giovedì - spiega il padre - si sarebbe piazzato davanti alla tv per seguire Calcio e Calcio su Teleducato». Quest'anno era andato solo a metà settembre ma non perdeva una puntata perché si sentiva parte di quell'ambiente. In fondo non sono tanti i tifosi passati dalla curva a uno studio televisivo, Mazzoni per questo si sentiva un privilegiato. Il calcio e la tv erano le sue grandi passioni: le affrontava entrambe con idee originali e razionali al tempo stesso.

Esistesse un cimitero di tifosi del Parma, come hanno un paio di squadre nel mondo, Ugo probabilmente si sarebbe fatto seppellire lì, con la sciarpa e vestiti gialloblù. Andava in trasferta, lo raccontava anche sui social. Era un parmigiano doc, lettore affezionato della Gazzetta. Il 5 febbraio, due settimane fa, aveva scritto su Facebook: «Trascorsi ormai 4 anni di lotta faticosa con il Mio Cuore. Qualche timore pensando al futuro, ma guai a mollare». Era un bravo ragazzo e non gli si poteva non volere bene: quel suo sorriso autentico mancherà a tutti.

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