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calcio

Parma-Udinese non si gioca

21 febbraio 2015, 06:00

Paolo Grossi

Un altro giorno è andato, cantava Guccini, ed è stata un'altra stazione nella dolorosa via crucis del Parma. Incontri, promesse, voci e nel primo pomeriggio una sorta di certificazione che la storia del Parma Fc è finita: Parma-Udinese, in programma domani al Tardini, non si giocherà.

 

Risveglio tardivo

In mattinata a Collecchio c'era stato un incontro che aveva riunito l'avvocato Mario Gallavotti, inviato di Tavecchio e della Figc, Damiano Tommasi presidente dell'Aic, il sindaco Pizzarotti, l'assessore allo sport Marani, la squadra, lo staff tecnico e Giampietro Manenti. A quest'ultimo si chiedevano garanzie sull'imminente arrivo dei liquidi necessari a far sopravvivere il club. Manenti è stato, come suo solito, prodigo di parole, intendimenti e promesse, ma tirchio quanto a fatti concreti. Tutte le controparti ne hanno ricavato sensazioni amare. Tommasi e Pizzarotti sono andati in Prefettura: il Prefetto infatti aveva concesso la disputa del match ma solo a porte chiuse perché non v'era la certezza di poter disporre degli steward, da tempo in arretrato con i compensi.

Il rinvio

In queste condizioni Tavecchio s'è preso la responsabilità di rinviare a data da destinarsi la partita. La Lega ha avvisato l'Udinese di annullare la trasferta. Di Natale, capitano dei friulani, l'ha presa nel modo giusto: «Dispiace non giocare e dispiace per la situazione che stanno vivendo i nostri colleghi a Parma. Massima solidarietà». In realtà dietro alla scelta delle istituzioni calcistiche c'è probabilmente la paura di una clamorosa protesta da parte dei calciatori del Parma. Questi ultimi infatti sono furiosi con Lega e Figc che hanno «dormito» in questi mesi per poi svegliarsi solo a buoi scappati quando hanno capito che poteva andarci di mezzo la regolarità del «giochino». Avevano allora pensato di cambiarsi regolarmente domani pomeriggio ma poi di non scendere in campo, specie se la gara fosse stata giocata a porte chiuse, evitando così di dare un'ulteriore delusione ai tifosi. Il rinvio del match disinnesca questa «rappresaglia» ma non lenisce certo l'irritazione del gruppo gialloblù. Ieri, mentre Manenti, contrariamente alle abitudini, sfuggiva a taccuini e microfoni uscendo da Collecchio dal cancello del settore giovanile, capitan Lucarelli è stato abbastanza esplicito: «Le garanzie? Ad oggi non ce ne sono, e per questo conviene muoversi anche su un altro fronte. L’appoggio delle istituzioni? Se fossero venuti prima sarebbe stato meglio, ma il fatto che ci siano ed abbiano toccato ora con mano la situazione può essere una cosa che va a nostro vantaggio. I bonifici non sono arrivati, né alle nostre banche né sul conto del Parma. Il presidente ci dice che ci sono delle problematiche tecniche, lui è convinto di quello che dice e continua a dire che pagherà, ma il tempo passa e non abbiamo visto niente. Manenti deve trovare il tempo e il denaro per salvarla, altrimenti dovrebbe dire al sindaco e a chi di dovere che non ce la fa a supportare questa società e dovrebbe farsi da parte».

Con un comunicato congiunto i Boys e i giocatori

Con un comunicato in serata i Boys invitano i tifosi a recarsi comunque allo stadio «per mandare un segnale forte al mondo del calcio che doveva monitorare la stabilità economica del nostro Club e che ha permesso che tutto ciò accadesse, girandoci le spalle in questo momento delicato e ricordare a tutti chi sono i veri colpevoli, quelli che devono pagare: Ghirardi e Leonardi. Ora si tratta di alzare la voce, di far quadrato tutt'insieme, giocatori, dipendenti, tifosi, giornalisti e istituzioni locali, dobbiamo dimostrare di essere una vera comunità e da qua a fine campionato le occasioni non mancheranno di certo».