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La disperazione di Crespo

22 febbraio 2015, 06:00

La disperazione di Crespo

Paolo Grossi

A un certo punto si è anche commosso, ieri, Hernan Crespo, parlando del momento del Parma. «Siamo allo sbando, è una situazione che fa male. Se è in difficoltà la prima squadra, figuratevi noi. Facciamo il possibile per aiutare le famiglie dei nostri ragazzi. Abbiamo giocato grazie al favore dei giardinieri, ma non sappiamo se avremo i soldi per giocare con la Sampdoria in trasferta la prossima settimana. Il Settore Giovanile è un po' un mondo a parte, non abbiamo ancora parlato con il presidente. Non abbiamo nemmeno l'acqua per gli allenamenti, facciamo le docce fredde e i ragazzi si sono ammalati più volte. Da tempo qui non si fanno le pulizie. Noi continuiamo a lavorare fin quando possiamo dare un'occasione a questi giovani. Spero si muovano le istituzioni: se dovremo portare i ragazzi in trasferta con i nostri soldi e le nostre macchine lo faremo, anzi lo stiamo già facendo. Ho detto a Renzo Ulivieri, presidente dell'assoallenatori, che sto facendo un'esperienza qui che vale per cinque anni di Serie A. Ho visto costruire questo Centro Sportivo, mattone per mattone, e il primo gol qui l'ho segnato io. Sto male a vedere come sia messo tutto oggi. Onoreremo questo club sino alla fine, dovranno essere le istituzioni a dirci basta. Ma mi domando: com'è stato possibile iscrivere una squadra che non arriverà a fine campionato? Dove erano le istituzioni del calcio?».

L'amarezza di Crespo è la stessa di Francesco Palmieri, da otto anni responsabile del settore giovanile gialloblù.

«Potevo accettare quando, in questo periodo, c'era gente che si prendeva meriti che non le spettavano, mettendo in ombra il nostro eccezionale lavoro anche nel reclutare per pochi soldi indubbi talenti come Mauri o Defrel, ma anche altri che stanno giocando altrove, da Gigli a Sprocati e Lapadula. Ma chi ora si sia arrivati a questa situazione è inammissibile. Il settore giovanile, così trascurato, è stato in realtà un serbatoio di liquidità per il club, mai un peso. Tutti gli anni, a inizio stagione, mi veniva chiesto di abbassar ei costi, di tagliare qui e tagliare là. Quando sono arrivato i ragazzi vivevano in una splendida foresteria. Ora non c'è più, c'erano i pulmini per raccogliere i ragazzi sul territorio, li abbiamo smessi dopo aver vinto lo scudetto Allievi. C'erano rimasti quelli per il tragitto dalla stazione ai campi, ce li hanno pignorati. Andiamo avanti da tempo solo grazie ad un gruppo di persone straordinarie che collaborano con me. Allenatori, dirigenti, osservatori e vari altri che senza compensi da mesi ci mettono denari di tasca loro per far sì che i nostri ragazzi abbiano l'aiuto necessario a concludere la stagione». Una stagione a rischio. «Se nessuno ci aiuta non riusciremo a portare in fondo i campionati. Serve un sostegno ad un vivaio che tanto ha fatto in questi anni. Io non so più cosa dire alle famiglie di questi ragazzi. Qui ci sono atleti di valore ma in tribuna da qualche settimana vedo tanti avvoltoi, cioè osservatori di altri club che aspettano il nostro crac per spartirsi i nostri ragazzi». Per me sarebbe pazzesco disperdere con un fallimento tutto questo capitale tecnico e umano che potrebbe invece essere la base da cui far ripartire il nuovo Parma.

Senza l'incasso di oggi non si va a Genova

Profondo verde. Non è il colore del semaforo, ma delle casse del Parma. Non c'è un euro. E' saltata la sfida di oggi con l'Udinese, salterà, se nulla succede, anche quella di domenica, programmata a Marassi contro il Genoa. La trasferta infatti era stata già prenotata con pullman e albergo in cui pernottare sabato sera, ma si sarebbe fatto tesoro dell'incasso di Parma-Udinese. Saltata la partita, uno degli effetti collaterali è appunto quello di lasciare all'asciutto le casse sociali. Quindi niente trasferta se non interverranno fattori nuovi. Quali? Uno: Manenti caccia qualche quattrino. Difficile per non dire impossibile. Due: la Lega trova il modo di dare una mano al Parma per finire il campionato. Pare che lo statuto non preveda interventi assistenziali di questo genere, ma volere e potere e martedì funzionare della lega saranno a Collecchio per cercare di capire come fornire una stampella a una società ormai paralizzata. Tre: uno o più benefattori danno una mano economicamente, anche proiettando gli aiuti su un singolo evento.

In questo momento la prospettiva è quella del forfait. Bene che andasse la squadra si recherebbe a Genova in giornata, arrivando allo stadio due ore prima della gara, consumando uno spuntino al sacco, proprio come tante formazioni dilettantistiche. Addio hotel a cinque stelle.

Qui sotto esaminiamo gli aspetti regolamentari nel caso in cui il Parma dovesse dare forfait a questo punto della stagione. Non bisogna però dimenticare altre complicazioni, tipo le possibili rivalse delle televisioni e degli abbonati.

Ieri in città circolavano altre due voci, che in poche ore potrebbero avere una verifica o una smentita. Secondo la prima domani diversi giocatori del Parma andrebbero in Tribunale a presentare l'istanza di fallimento. Una procedura che, rispetto alla messa in mora, rappresenterebbe una accelerazione. La seconda è che sarà lo stesso Manenti, assai pressato in queste ore dalle istituzioni, a presentare i libri contabili. Staremo a vedere. La cosa certa è che martedì ci sarà un'assemblea dei dipendenti del club che, assistiti da un sindacalista studieranno la strategia da tenere. Tra di loro c'è chi, Melli, Preiti e Di Taranto, ha un contratto federale e sottosta a regole diverse. Gli altri sono sulla stessa barca.

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