Archivio bozze

il caso

Sicurezza, il Pablo non "molla"

22 febbraio 2015, 06:00

Sicurezza, il Pablo non

Chiara Pozzati

Nuovo giro di vite per i controlli antispaccio. Venerdì sera, insieme ai residenti che hanno dato vita al Comitato antidegrado quartiere del Pablo e che pattugliano la zona attorno a via Savani, spiccavano numerose divise. Poliziotti e vigili urbani hanno perlustrato questo spicchio di Parma che finisce quasi quotidianamente sulle pagine di cronaca. E così la macchina investigativa ha ingranato la quinta. Solo la polizia municipale ha identificato 17 persone sospette, 13 di provenienza africana e 4 dell'Europa dell'est tra via Savani e dintorni.

I poliziotti hanno frugato in ogni angolo di via Baratta, dopo che alcuni residenti hanno visto dei pusher che gettavano un sacchettino di roba sull'asfalto prima di darsela a gambe. Gli abitanti hanno appuntato targhe e indirizzi, dando vita a veri e propri appostamenti, con lo zoom dei videotelefonini che azzera la distanza tra il marciapiede e il parcheggio buio. «Siamo particolarmente soddisfatti della presenza delle forze dell'ordine – spiega Alberto, una delle anime del Comitato - e aiutiamo come possiamo gli agenti che ormai trascorrono parecchio tempo in quartiere. Abbiamo seguito i pusher, studiato i loro movimenti e raccolto tutto quel che era possibile per agevolare poliziotti e vigili urbani». Così gli abitanti «fiutano» l'aria e si fanno occhi e orecchie delle divise: «Abbiamo apprezzato l'attenzione di tutti: una “pantera” della Questura ha persino controllato degli ubriachi, con faccepoco raccomandabili, che barcollavano per via Lanfranco». Insomma chi abita al Pablo è solidale con gli agenti, «è chiaro però che loro seguono gli ordini e hanno delle gerarchie. Ecco perché continuiamo a lanciare un appello ai vertici: studiamo insieme azioni più efficaci e mirate».

Anche perché alcuni spacciatori, che si sono sentiti troppo «marcati», «hanno iniziato ad alzare la cresta. Qualcuno da lontano ci faceva gestacci, per convincerci a girare al largo – prosegue il portavoce del sodalizio –. E rimane sempre la paura dei clienti». Quelli italiani, parmigianissimi e sempre più giovani che hanno tutto da perdere. «Occorre fare una riflessione al riguardo – chiosa l'uomo che è padre di famiglia –. A rifornirsi dai cavallini sotto casa sono i nostri figli, i ragazzi della città. Dovremmo combattere insieme questa battaglia non solo scendendo in strada, ma anche rientrando nelle scuole». E qui lancia l'appello-proposta, fra gli altri, alle associazioni di volontariato: «Perché oltre al valore delle donazioni, non si può allargare il campo alla cultura della legalità?».

Intanto tutto è pronto in vista dell'assemblea pubblica fissata per venerdì (27 febbraio), alle 21, nella parrocchia di San Patrizio in via Lanfranco. «E' una battaglia che dobbiamo affrontare insieme e a più livelli, ma questa volta non arretreremo di un passo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA