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Salute

Uno sportello contro la malasanità

22 febbraio 2015, 06:00

Uno sportello contro la malasanità

Patrizia Celi

L'errore in sanità è un'evenienza nella quale non vorremmo incorrere mai. Eppure può succedere. A fare chiarezza su procedure legali e diritti del malato ci pensa Federconsumatori Parma, che ieri ha promosso un incontro alla Camera del lavoro in via Confalonieri.

Dopo i saluti del presidente Fabrizio Ghidini, gli avvocati Monica Cirrone e Matteo Moruzzi hanno risposto agli interrogativi più diffusi. «Anche in caso di errore sanitario grave, quale errata diagnosi, intervento chirurgico sbagliato o malattia contratta durante la degenza – ha spiegato Cirrone – nonostante l'evidenza del danno subito, il risarcimento non si ottiene in automatico».

Il cittadino deve procurarsi un avvocato per procedere con una causa civile o penale entro 10 anni dal verificarsi dell'evento o dal momento in cui si manifesta il danno. «È fondamentale conservare tutta la documentazione sanitaria e dei costi sostenuti a seguito del danno» ha sottolineato Cirrone. Si può infatti richiedere il rimborso di tute le spese affrontate e che saranno sostenute in futuro e anche quantificare il «mancato guadagno», se l'accaduto incide sulla capacità di lavorare.

Inoltre si può essere risarciti per danno morale (sofferenza d'animo), biologico (danno che permane nel tempo) ed esistenziale (alla vita di relazione). Ma prima di iniziare una causa è bene sottoporre la documentazione al medico legale che verifica se ci sono gli estremi per procedere, per evitare di iniziare un percorso costoso, con alta probabilità di insuccesso.

«La causa penale è consigliata solo quando l'errore è causa efficiente del danno subito dal paziente e ci sono evidenze concrete, tipo una garza dimenticata in sede dopo un intervento chirurgico» spiega l'avvocato Moruzzi. Nelle cause civili invece la vittima deve solo descrivere l'accaduto, senza fornire prove dell'errore sanitario né della causalità con il danno subito.

«Spetta invece al personale fornire prova del corretto adempimento in tutte le fasi del percorso diagnostico e terapeutico, compreso l'obbligo di consenso informato» conclude Moruzzi.

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