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Il sindaco: la palla passa a Manenti

24 febbraio 2015, 06:00

Il sindaco: la palla passa a Manenti

Davide Barilli

La palla è sempre meno rotonda, sempre più sgonfia: più che altro scoppiata. Si gioca sul filo del rasoio. Per ridar vita a un moribondo. Per sperare che un fallimento ad hoc possa consentire al Parma di «salvare» perlomeno una rinascita dalla serie B. La partita più importante - lo sanno tutti, ormai - passa dal tribunale. E il più invocato è lui: il convitato di pietra. Tutti lo nominano, il presidente Manenti che c'è (ma non c'è), Manenti che deve portare i libri in tribunale. Manenti che promette, come sempre, ma che in concreto più che parlare e promettere non fa. «L'incontro più importante sarà quello con Manenti (che era programmato per oggi in Municipio ma in serata è stato spostato a domani pomeriggio a Collecchio) - ha detto ieri il sindaco Federico Pizzarotti al termine della spedizione nell'ufficio del presidente del tribunale Roberto Piscopo - a cui chiediamo di avere delle sicurezze o che faccia le sue valutazioni. La palla è ovviamente in mano a Manenti, che deve trovare soluzioni economiche o fare dei passi rispetto al tribunale. Per affrontare prossime partite bisogna che la situazione si sblocchi. È una società privata, non abbiamo poteri. Possiamo solo far ragionare il presidente della squadra». Il sindaco ha detto che «occorre fare chiarezza e vedere qualsi sono i passaggi da compiere, tenendo conto che i tempi sono già segnati. Finchè non ci sarà chiarezza su conti e cifre, difficilmente si affaccerà qualcuno». E per il presente? «Figc e Lega devono trovare le risorse economiche per arrivare a fine stagione», aggiunge il sindaco, che si dice deluso «anche dai controlli della Figc».

Il presidente del tribunale

Molti si domandavano in quale veste Pizzarotti si è presentato in tribunale, insieme ai giocatori Lucarelli e Galloppa, all'assessore allo sport Giovanni Marani e ai legali di Lega calcio, Figc e Aic.

Il presidente del palazzo di giustizia Piscopo ha puntualizzato che il sindaco per ora «non si è presentato come creditore, ma si è presentato solo come carica istituzionale, in quanto rappresentante di un bene che appartiene alla collettività». Il Parma Fc deve comunque all'amministrazione comunale diversi mesi di affitto del Tardini: la somma ammonterebbe a circa mezzo milione di euro. Ma per ora l'amministrazione non ha ancora fatto istanza di fallimento. Forse si aspetta l'esito del colloquio in programma oggi in municipio con Manenti. Fino ad ora sono sei le istanze di fallimento: oltre a quella della procura, una è stata avanzata da un fornitore, le altre quattro da agenti sportivi. Per ora anche i calciatori sono in stand by.

Nessun anticipo di udienza

«Resta fissata l'udienza del 19 marzo per le istanze fallimentari presentate: la data è fissata, fino ad oggi non sono intervenuti elementi per cambiarla», afferma Piscopo. «Fino all'ultimo possono aggiungersi altri creditori», ha spiegato Piscopo, che ha aggiunto: «Ci sono tempi tecnici da rispettare: entro il 12 marzo la società deve presentare bilanci degli ultimi tre anni e la documentazione richiesta». In altre parole, portare i «cosiddetti libri in tribunale», i conti, le spese, ecc. Questa è la soluzione auspicata da molti, Tavecchio in primis: che sua Manenti a chiedere direttamente il fallimento. Con la conseguente dichiarazione di fallimento il curatore potrebbe optare per la richiesta di esercizio provvisorio, che lascerebbe spazio di manovra alla Figc per «accompagnare» la società alla fine del campionato. Una eventualità che rischierebbe però di lasciare i dipendenti senza gli stipendi che spettano loro da mesi. Attenzione, però: qualora Manenti non chiedesse il fallimento, la procedura davanti al giudice delegato Pietro Rogato andrà avanti ugualmente, seguendo il suo iter. Con il proprietario nelle vesti - per così dire - di contumace. Teoricamente la proprietà del Parma fc potrebbe avanzare anche una richiesta di concordato preventivo, che però allungherebbe i tempi per la presentazione di un piano.

«Si sta cercando di mettere una pezza, sperando che non sia peggiore del buco. E' una vicenda che si commenta da sola». E' il commento del presidente del Coni, Giovanni Malagò.

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